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lunedì 10 ottobre 2016

Deutsche: niente accordi con Usa. Per adesso. E il titolo scende

La mattinata si apre in calo per Deutsche Bank, il colosso del credito tedesco che sta tentando, senza successo, di raggiungere un accordo con le autorità Usa sulla multa da 14 miliardi di dollari inflittagli dal Dipartimento del Tesoro riguardo allo scandalo dei mutui subprime.
Una multa che è arrivata nel momento peggiore per l’istituto che da inizio anno ha visto dimezzare il valore delle sue azioni ma anche crollare l’utile per azione del 75%.

La situazione di Deutsche

La settimana scorsa, con l’avvio dei colloqui, si erano diffuse voci (poi rivelatesi evidentemente più speranze che altro) secondo le quali le due parti stavano giungendo a un accordo per una cifra intorno ai 5,5 miliardi di dollari.

Qualche ora fa è arrivata la smentita, una smentita che il titolo Deutsche, più volte ai minimi storici, sta pagando con un calo del 3,5% sul Dax di Francoforte . Intanto la banca, sempre secondo indiscrezioni di stampa, sarebbe sul punto di organizzare la quotazione del ramo asset management, valutato intorno agli 8 miliardi.
In realtà si guarda a due possibilità: sottoscrizione per 5 miliardi di euro di un pacchetto di azioni oppure la cessione di asset. Una possibile  boccata d’ossigeno per l'amministratore delegato di Deutsche Bank, John Cryan, il quale, data la situazione dei conti, ha già congelato i bonus dei suoi predecessori (le varie falle sui conti dell’istituto risalgono ad anni addietro) Anshu Jain e Josef Ackermann.

Crescono però i dubbi sulle reali capacità della banca di reggere la tempesta sui mercati, nonostante lo stesso Cyran abbia dichiarato più volte di non aver mai chiesto aiuti esterni, in particolare alle autorità tedesche. 

La view di JP Morgan e S&P 

In passato la banca è stata al centro di diverse polemiche non solo per la perdita record di oltre 6,2 miliardi registrata nel 2015 ma anche per la sua esposizione ai derivati, titoli particolarmente insidiosi e complessi.

Infatti è difficile valutarne l’entità reale. Il valore nozionale sfiora i 42mila miliardi di euro per il 2015 con picchi che sono arrivati nel 2011 anche a 60mila miliardi ma analizzandoli singolarmente si potrebbe scoprire (condizionale d’obbligo) che in realtà la parte coperta dal derivato è solo parziale o soggetta ad alcune limitazioni.
Allarme rientrato dunque? Non proprio visto che da JP Morgan hanno già sottolineato come, volendo essere precisi, il pericolo c’è; nello specifico si tratta dei derivati complessi e delle sofferenze (entrambi rientranti nella categoria level3) che stando alle analisi di JP Morgan possono arrivare al 72% degli asset Tier1 (da ricordare che il Tier 1 è compost dalla somma di capitale azionario e riserve di bilancio provenienti da utili non distribuiti al netto delle imposte). 

Contabilità errata


Ma per quanto l’allarme di asset illiquidi si stia diffondendo resta anche chi, come UBS, ricorda sia i 223 miliardi di euro in disponibilità ad alto grado di liquidità, sia il fatto che la quantità di asset illiquidi è in calo: 29 miliardi attuali contro gli 88 del 2007.

 Resta poi aperto anche la questione della collusione, già assodata, di una contabilizzazione errata per circa 37 operazioni chiuse tra il 2008 e il 2010 tra cui la famosa operazione Santorini portata avanti con MPS.
In tutto questo Standard & Poor’s ha confermato il rating della banca a BBB+/A-2ma, datesi le premesse di una redditività ancora in forse visto l'andamento del mercato, l'outlook resta ancora negativo.
Fonte: News Trend Online

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