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mercoledì 19 ottobre 2016

Credito Valtellinese: analisi tecnica della giornata

Sembra essere finito l’incubo per Creval che dopo aver realizzato nuovi minimi storici ed aver ceduto oltre il 55% in 6 mesi ha avviato un rimbalzo coinciso con i  segnali di ripresa del comparto bancario. La profonda discesa accumulata da circa un anno lascia spazio anche a rialzi vistosi, senza che questo muti, almeno per il momento, la struttura ribassista di medio/lungo termine.
Solo al di sopra di quota 0.4500 euro (in chiusura di seduta), dove transita una prima resistenza importante, può cambiare l’umore degli investitori, dando vita ai primi passi per una vera e propria inversione di tendenza. Ulteriori ed importanti segnali di medio/lungo periodo verranno inviati oltre quota 0.5000 euro.

La situazione tornerà negativa con discese sotto 0.3700 euro (in chiusura di seduta), che farà scattare il rischio di andare a rivedere area 0.3410 euro (supporto fondamentale).
Il titolo in 6 mesi ha ceduto il 40%, il 66% in 12 mesi, il 57% in 3 anno ed il 74% in 5 (dal 2000 ad oggi -94%).
Le speculazioni su una probabile fusione tra Creval e Bca Pop Sondrio continuano a spingere il titolo verso l’alto. Lo scorso 7 ottobre Creval ha comunicato che è stata perfezionata la cessione a Credito Fondiario di un portafoglio, costituito prevalentemente da contratti di finanziamento non performing secured, vantati dal Gruppo Creval nei confronti di imprese del settore real estate, per un valore lordo di libro (“GBV”) di circa 106 milioni di euro, a fronte di una valorizzazione complessiva del portafoglio pari al 41% circa del GBV.

Da inizio anno il Gruppo Creval ha dunque finalizzato cessioni di NPLs per circa 430 milioni di euro di GBV, pari all’8% circa delle esposizioni deteriorate lorde al 30 giugno 2016, mentre è tuttora in corso un ulteriore processo di valorizzazione di crediti “unlike to pay” per circa 180 milioni di euro.
Gli effetti economici della transazione saranno rappresentati nei risultati del terzo trimestre 2016.

Medie mobili esponenziali:

il prezzo è collocato al di sopra di Ema20, quest’ultima è inferiore a Ema50; entrambe sono inferiori alla media mobile di periodo 200 (SMA).

Secondo questa teoria non è in atto l’orientamento più rialzista possibile.
Durante il primo semestre dell’anno i mercati finanziari hanno registrato una volatilità elevata.
Le quotazioni azionarie hanno subito perdite significative nei mesi di gennaio – febbraio, poi in parte recuperate. L’esito del referendum sulla permanenza del Regno Unito nella UE ha quindi determinato una nuova ulteriore caduta delle quotazioni azionarie. La flessione è stata particolarmente severa per le banche europee, e ancor più accentuata per le banche italiane, che hanno scontato fattori specifici del settore, quali deboli prospettive di redditività per i prossimi anni, il problema dei crediti deteriorati, le incertezze correlate all’evoluzione del quadro regolamentare.

L’aumento dell’avversione al rischio degli investitori e la ricomposizione dei portafogli verso attività meno rischiose hanno penalizzato i corsi azionari delle banche, che stentano a trovare un andamento coerente con i fondamentali. Coerentemente con i prezzi la volatilità implicita del settore bancario è aumentata in misura maggiore rispetto a quella dell’indice generale.
La fase di incertezza è proseguita fino alla pubblicazione degli stress test EBA/BCE a fine luglio.
Autore: Pasquale Ferraro Fonte: News Trend Online

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