-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

giovedì 6 ottobre 2016

Conti, cosa c'è dietro lo scontro con Ue e Bankitalia

La Banca d’Italia, l’Ufficio Parlamentare di Bilancio del Parlamento (Upb), la Corte dei Conti e il Fondo monetario internazionale (Fmi) lo hanno scusato di aver 'falsificato' i numeri.
L’Unione europea gli chiede 3 miliardi e, pur non volendo fare la guerra al governo di Roma, ha già fatto intendere che la prossima manovra, basata sui numeri del Def, può portare soltanto a una procedura d’infrazione.
«GIOCO AL MASSACRO». A Palazzo Chigi fanno notare che «stiamo vivendo un gioco al massacro, alimentato dal fatto che si dà per scontata già la vittoria del 'no' al referendum costituzionale».
Anche in via XX settembre Pier Carlo Padoan si sente accerchiato. Dicono dal ministero dell’Economia che l’ex vicedirettore del Fmi e dell’Ocse paga l’atteggiamento ondivago del premier Matteo Renzi e dei suoi colleghi che, mentre lui prougnava prudenza, promettono mari e monti, incuranti dei saldi.
Senza contare che Padoan si gioca una partita non meno delicata di Renzi: resta, per gli alleati europei o per i mercati, l’unica reale alternativa per guidare il Paese.
LA CRESCITA POTENZIALE. Alla base delle critiche c’è il meccanismo ideato al Tesoro per coniugare prudenza e la necessità di fare deficit per pagarsi un po’ di misure di sviluppo: forte di una crescita potenziale, cioè non basata sui dati attuali, ha indicato un aumento del Pil dell'1% nel 2017 maggiore del previsto, in modo per finanziare quei due decimali in più sul disavanzo (al 2% contro l’1,8 concordato a Bruxelles).
Secondo il ministro, si può recuperare la differenza riattivando le privatizzazioni (al momento congelate) di Ferrovie e Poste e sfruttando i benefici del Superammortamento al 250%.

Di flessibilità si riparlerà dopo il referendum

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan.
(© Ansa) Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan.
Al riguardo, dalla Ue sarebbero stati chiari con il governo di Roma: se il deficit per l’anno prossimo torna all’1,8 come previsto, si può discutere di quei 7 miliardi fuori dal patto di stabilità che l’Italia pretende come “risarcimento” per la prima assistenza ai migranti e l’emergenza legata al terremoto di Amatrice.
Ma questo vorrebbe dire rinunciare all’Ape, al taglio dell’Ires o al Superammortamento al 250%.
IL FMI SMENTISCE PADOAN. Intanto il Fmi ha stimato che la crescita sarà dello 0,8% nel 2016, ma dello 0,9 nel 2017. Soprattutto, Washington ha smentito Padoan sullo stock di debito: 133,2 a fine anno e al 133,4 tra 12 mesi contro, rispettivamente, il 132,8 e e il 132,5 previsti nel Def.
Mentre Bankitalia sostiene, che - viste le misure messe in campo - la crescita nel 2017 non potrà superare il +0,6%, mentre l’Upb - l’ufficiale di collegamento tra Roma e Bruxelles - vede sovrastimata le potenzialità delle misure del governo di uno 0,3%.
LA DIFESA DEL MINISTRO. Per tutto questo, nelle scorse ore e davanti alla Camera, Padoan ha svestito i panni di San Prudenzio e attaccato i detrattori: «L’obiettivo di una crescita all'1% è certo ambizioso, perché l'esecutivo non può non esserlo, ma realizzabile».
E riferendosi alla modalità di calcolo usato, «il Pil programmatico», ha detto che non siamo di fronte a «una scommessa, è la stima dell'effetto che la manovra produce sul prodotto».
Una difesa d’ufficio che però perde di peso se si pensa che, neppure sette giorni fa, Padoan annunciava di voler recuperare circa 8 miliardi tra spending review, rientro dei capitali e lotta all’evasione.
ARIA DI DISMISSIONE. Più in generale, si fa notare in ambienti governativi che «c’è più di un sospetto che dietro le uscite di Bankitalia o la guerra dei numeri con Bruxelles ci sia la certezza di non aver un interlocutore affidabile. Da più parti si dà per certa la vittoria del 'no', di conseguenza non avrebbe senso discutere e trattare con un premier che potrebbe rimettere il suo mandato».
Come dire che di flessibilità, anche se la Ue dovrebbe dare il primo via libera a novembre, si riparlerà concretamente soltanto dopo il voto del 4 dicembre.
E con chi davvero avrà la forza politica per guidare il Paese.

Nessun commento:

Posta un commento