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giovedì 13 ottobre 2016

Cina, Fed e BCE spaventano le Borse. Male i finanziari a Milano


Ancora una giornata in rosso per la piazza azionaria giapponese che ha perso terreno per la seconda seduta consecutiva. L'indice Nikkei 225 è sceso dello 0,39%, frenato dai timori di un rialzo dei tassi negli Stati Uniti dopo che dai verbali della Fed si è appreso che in occasione dell'ultima riunione di politica monetaria tre membri del Board hanno votato in favore di un incremento immediato del costo del denaro.
Gli altri esponenti della Fed hanno però optato per un nulla di fatto perchè pur segnalando che un rialzo dei tassi è ora più concreto, ritengono sia meglio attendere ulteriori conferme di un continuo progresso dell'economia verso gli obiettivi prefissati.
Ad appesantire il sentiment degli investitori ha contribuito anche l'apprezzamento dello yen nei confronti del dollaro dopo i deludenti dati macro cinesi.


A settembre le esportazioni in Cina sono crollate del 10% dopo il calo più contenuto del 2,8% precedente, mentre le attese erano per una flessione del 3,2%. Le importazioni sono scese dell'1,9%, dopo il rialzo dell'1,05% di agosto, mentre le stime in questo caso parlavano di un incremento dell'1%.
Le vendite hanno la meglio anche sulle Borse europee che da subito hanno imboccato la via del ribasso.
Il Ftse100 ora cede lo 0,84%, ma il bilancio è più pesante per il Dax30 e il Cac40 che arretrano rispettivamente dell'1,51% e dell'1,65%.
I mercati risentono non tanto delle indicazioni arrivate dalle minute del FOMC, visto che un rialzo dei tassi a dicembre era già scontato, quanto soprattutto dei deludenti aggiornamenti macro in Cina che alimentano i timori sulle prospettive dell'economia globale.
A ciò si aggiungono anche le preoccupazioni legate alla BCE che la prossima settimana potrebbe discutere di cambiamenti tecnici al QE, anche se è probabile che la decisione venga rinviata a dicembre, quando si valuterà un prolungamento o meno del piano di acquisti oltre la scadenza fissata a marzo 2017.


Sul fronte macro intanto si segnala che questa mattina in Germania è stato diffuso il dato finale dell'inflazione che a settembre ha mostrato un rialzo dello 0,1%, in linea con la lettura preliminare e con le attese degli analisti.
I ribassisti dominano la scena anche a Piazza Affari dove il Ftse Mib viaggia a poca distanza dai minimi segnati fino ad ora e passa di mano poco sopra i 16.200 punti, con un calo dell'1,47%.
Tra le poche blue chips in controtendenza troviamo STM che sale dell'1,83% dopo i cali delle ultime due sedute.

In positivo dell'1,29% FinecoBank che ha invertito la rotta dopo un avvio in calo seguito alla vendita del 20% dela società da parte di Unicredit, con un sconto del 5% sul prezzo di ieri.
In controtendenza Banca Monte Paschi che sale dell'1,11%, mentre viaggiano in rosso gli altri protagonisti del comparto.
Tra i più penalizzati dalle vendite troviamo Ubi banca e Mediobanca con una flessione del 2,92% e del 2,48%, mentre Intesa Sanpaolo e Banco Popolare cedono il 2,23% e l'1,98%, seguiti da Banca Popolare di Milano che arretra dell'1,91%. Si difende un po' meglio Unicredit che viaggia in rosso dell'1,4%.
Sotto pressione i titoli del settore assicurativo con UnipolSai in caduta del 4,28%, mentre Unipol e Generali arretrano rispettivamente del 3,63% e del 2,78%.


Pesante l'intonazione di Telecom Italia che sfonda con violenza la soglia di 0,7 euro, lasciando sul parterre il 3,71%. 
Sul fronte macro Usa oggi si guarderà alle nuove richieste di sussidi di disoccupazione che dovrebbero salire da 249mila a 255mila unità. Per i prezzi alle importazioni di settembre le stime parlano di una variazione positiva dello 0,1%, in recupero rispetto al calo dello 0,2% precedente.
Atteso in giornata un discorso di Patrick Harker, presidente della Fed di Filadelfia.
Fonte: News Trend Online

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