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mercoledì 19 ottobre 2016

Cina: è tutto a posto? I dati hanno una parvenza surreale

La Cina ha appena rilasciato un altro dato sorprendente, il PIL  cresce ad un ritmo di 6,7% Y/Y (di nuovo), la produzione leggermente meno, le vendite leggermente sopra le stime ed alla precedente lettura (10,7% contro 10,6%) e gli investimenti nelle città crescono ad un ritmo del 8,2%.
Quindi tutto sembra andare alla grande no?
Per nulla. La prima cosa che salta all'occhio è l'incredibile stabilità del PIL e di tutti gli altri numeri, tutti, tranne il numero di scambi commerciali. Com'è possibile che un'economia emergente tanto grande sia così prevedibile? Aggiungiamo il fatto che questi numeri sono stati predetti molto prima dell'uscita degli ufficiali, sembra che questi dati siano un risultato di un mero modello "desiderato" da Beijing (in linea con gli obiettivi di crescita tra il 6,5% ed il 7%).
Quindi mentre non sappiamo quanto sia il tasso di crescita, è la fonte di questa crescita che ci da qualche sospetto. Quello che sapiamo è che la China non è più il paese del boom industriale di qualche anno fa', anche le statistiche ufficiali ammettono che il ritmo di crescita industriale ha rallentato considerevolmente e che i dati sul commercio mostrano una situazione non così rosea nonostante il deprezzamento del CNY nell'ultimo anno. Beijing vorrebbe dirci che la Cina è in una fase di transizione ad un'economia basata sul consumatore ma questo è solo in parte vero.
Solo ieri abbiamo avuto gli ultimi dati sui nuovi presiti che mostrano gli sforzi di sostenere la crescita con azioni sul credito. Chi se ne è avvantaggiato di più è senza dubbio il real estate.
I prezzi degli immobili sono schizzati quest'anno con alcuni dei mercati più colpiti (come Shenzen) registrando crescite di oltre il 70% nei prezzi in pochi mesi! Nonostante all'inizio sembrava che le città minori restassero indietro, la bolla ha contaggiato anche alcune di queste (come Chengdu). Questa bolla sta ovviamente sostenendo gli investimenti urbani.
L'economia che contava  in maniera massiccia su forti investimenti (come il real estate) e sul rapporto debito privato su GDP a livelli allarmanti ha stupito i mercati aumentando entrambi. Nono solo questo non è sostenibile, ma fa si che un'eventuale crisi colpirebbe ancora più forte. La Bank of International Settlements dice che l'attuale rapporto credito/GDP è già a livelli preoccupanti e potrebbe subire una forte correzzione.
La domanda chaive è: dov'è il trigger. Come abbiamo detto, Cina si mostrava come il principale rischio globale anche nel 2014 e, mentre ha già spaventato gli investitori per due volte, una nel 2015 e nell'inizio di quest'anno, stimolando l'economia ha convinto in molti che è sulla via della crescita sostenibile. In un'economia normale cercheremmo i dati sui non performing loans (il problema che attanaglia l'italia). Ma i relativi dati in Cina su questo problema sono ancora meno credibili che i numeri sul GDP.
Possiamo quindi concentrarci in due opzioni:
  • cercare il moemento nel quale i crediti inizieranno a calare considerevolmente, ciò potrebbe creare un effetto domino;
  • attendere il momento nel quale i prezzi del real estate inizino  a traballare (il mercato è in una bolla e nessuna bolla è per sempre);
occhio all'economia reale (produzione, export, PMIs) che potrebbe continuare a decelerare nonostante gli stimolo.
Nessuno di questi tre fattori ha ancora preso forma ma è molto importante tenerli monitorati in quanto gli effetti con i nostri mercati sono imprescindibili
Gli strumenti che sarebbero più interessati e che continueremo a monitorare per fare una previsione di questa bolla sono: Azioni cinesi (CHNComp), il dollaro australiano (AUDUSD, AUDJPY) e soprattutto le commodities industriali: (Copper, Alluminio, Zinco).
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