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lunedì 10 ottobre 2016

Carrai, la vera storia dell'sms inviato a Viola

Marco Carrai.Ha ragione Marco Carrai.
L’sms che Ferruccio De Bortoli nel suo articolo sul Corriere della Sera gli imputa, a riprova dell’intromissione del Giglio Magico nella vicenda Montepaschi, non è mai stato scritto.
O meglio, non quello.
Carrai ha mandato un messaggio all'ormai ex amministratore delegato di Mps, ma a dimissioni già rese pubbliche.
Per dire che era dispiaciuto e per rinnovargli la sua stima.
L'IRA DI CARRAI. L’amico del cuore di Matteo Renzi ha anche conservato quell'sms e in queste ore lo sta facendo vedere a chiunque gli capiti sotto il naso.
Senza nascondere di avercela molto più con chi ha dato quella notizia falsa a De Bortoli che con lo stesso ex direttore del Corriere, anche se poi ha annunciato di volerlo querelare (ma solo se non avesse ammesso pubblicamente il suo errore, cosa che è avvenuta sui social).
Già, ma chi ha messo De Bortoli sulla pista sbagliata di Carrai, inducendo anche Massimo Mucchetti, che aveva scritto un articolo analogo sul Fatto Quotidiano senza però fare riferimento all’imprenditore fiorentino, a citare il caso in un intervento a Radio1 rincarando la dose?
I SOSPETTI SU LOTTI. Silente De Bortoli, come è ovvio che sia, è Carrai ad avanzare, questa volta solo con gli amici più stretti, una supposizione: Luca Lotti.
Già, i due non si sopportano, e quando possono si scambiano colpi sotto la cintura, chiamando i giornalisti amici per spettegolare l’uno dell’altro.
Ed è dunque (quasi) normale che Carrai abbia indirizzato il sospetto in quella direzione.
Sapendo, peraltro, che Lotti con De Bortoli, da direttore e dopo, ha sempre tenuto aperto un canale di comunicazione.
Ma questa non è l’unica bugia che è circolata intorno a questa storia, di cui a suo tempo - e per primo - il vostro Occhio di Lince vi ha fornito tutti i particolari.
CHI MENTE TRA PADOAN E RENZI? Infatti, il rimpiattino tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan sulla paternità delle telefonate che sono arrivate a Viola e al presidente di Mps Massimo Tononi, e che hanno indotto prima l’uno e poi l’altro a rassegnare le dimissioni, è qualcosa che rende l’uno o l’altro un perfetto Pinocchio.
Quelle chiamate da cartellino rosso sono un’idea di Renzi, come ha detto senza giri di parole Padoan agli interlocutori che stavano dall’altra parte del telefono («Parlo a nome del presidente Renzi…») o, al contrario, è un’iniziativa del ministro fatta senza che il premier ne sapesse niente. Come lo stesso Renzi ha fatto sapere ad interlocutori istituzionali che lo hanno chiamato, saltati sulla sedia dal clamore della vicenda, per chiedergli spiegazioni.
Qui uno dei due mente. Chi è Pinocchio? Facile, quello dei due che ha più attitudine a dire le bugie…

(*) Con questo “nome de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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