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giovedì 6 ottobre 2016

Bloomberg: cosa c'è dietro la multa a Deutsche Bank?


Ha quasi i contorni del giallo la nuova ricostruzione, fornita questa mattina dall’agenzia Bloomberg, delle vicende che hanno condotto alla multa record da 14 miliardi a Deutsche Bank, inflitta dal Dipartimento di Giustizia americano per le vicende legate ai titoli tossici che innescarono la crisi finanziaria del 2008.
Una buona dose di mistero, in una vicenda ancora per molti versi poco chiara, l’aveva già offerta qualche giorno fa proprio l’AD della banca tedesca, John Cryan, che in una lettera ai dipendenti dell'istituto descriveva Deutsche Bank come "vittima di forze del mercato che vogliono indebolire la fiducia nei nostri confronti".

La ricostruzione di Bloomberg

E qualche retroscena su come si è arrivati alla multa shock viene oggi fornito da Bloomberg.

Ancora quest’estate, si legge oggi in un articolo a firma congiunta di Tom Schoenberg e David McLaughlin, molti tra gli stessi funzionari del DoJ impegnati a investigare su Deutsche Bank si aspettavano che dai negoziati con la banca sarebbe venuto fuori alla fine un accordo da 2-3 miliardi al massimo. 
Poi, a metà settembre, la doccia fredda.
La notizia che le autorità governative americane avevano messo sul tavolo delle trattative una cifra esorbitante rispetto alle attese. Quei 14 miliardi che i vertici di Deutsche Bank hanno immediatamente (e comprensibilmente) dichiarato di non essere disposti a pagare. 
La tempesta innescata sui mercati dalla notizia ha fatto vacillare il colosso bancario tedesco, già alle prese con i timori sulla sua tenuta per l'enorme esposizione ai derivati dell'istituto.

Il titolo Deutsche Bank  è crollato ulteriormente al ribasso dopo aver perso circa il 40% dall'inizio dell'anno, toccando la soglia psicologica dei 10 euro. E riaccendendo i timori sullo stato patrimoniale della banca e le ipotesi di un piano governativo di salvataggio.

Gli avvicendamenti ai vertici del DoJ

A non essere chiaro in questo quadro, ragiona Bloomberg, è cosa abbia spinto gli inquirenti americani ad alzare così tanto la posta in avvio di trattativa.

Viene così fuori le scenario di avvicendamenti ai vertici del Dipartimento che hanno portato in primo piano negli ultimi mesi la figura di Bill Baer, il numero 3 del DoJ protagonista la scorsa settimana di alcune dichiarazioni sulla "nube di incertezza" che le banche coinvolte alimenterebbero col loro rifiuto di arrivare al più presto a un patteggiamento sulle sanzioni. 
Ed emerge anche il ruolo dell'ufficio investigativo che si occupa della vicenda legata ai mutui.

Il dossier Deutsche Bank è stato gestito in un ufficio collaterale del DoJ a Brooklin. Un ufficio conosciuto per il suo atteggiamento aggressivo nei casi precedenti, e il cui organico sarebbe stato rinforzato nel 2015. 
Ed emerge anche che il trapelare delle cifre ha messo in subbuglio gli stessi uffici del dipartimento governativo americano.
A preoccupare, il rischio di mettere il DoJ in una posizione scomoda: perché, una volta diffuse l'ammontare della richiesta iniziale, allontanarsi troppo dalla cifra dichiarata sarebbe a quel punto apparso come un segno di debolezza da parte dei controllori americani.

Chi ha lasciato filtrare la notizia?

Edè proprio il modo come gli investigatori governativi hanno gestito mediaticamente la notizia a destare qualche dubbio.
E’ prassi commune, fa notare una fonte di Bloomberg, prospettare sanzioni inizialmente sanzioni superiori a quelle effettivamente poi comminate. Era già successo in occasione dei compromessi raggiunti con gli altri istituti coinvolti nella vicenda dei titoli tossici: Morgan Stanley, che ha raggiunto un accordo da 2,6 miliardi di dollari a febbraio.

O Goldman Sachs, per la quale la multa governativa si è fermata a 5,1 miliardi. Ancora all’inizio di settembre, la stampa tedesca aveva previsto per Deutsche Bank una cifra di 2,4 miliardi, usando come parametro di riferimento proprio il compromesso ragigunto da Goldman. 
Quel che invece non è così comune è che si lascino passare alla stampa i contenuti dei negoziati ancora in corso, come accaduto il 15 settembre.
Sbigottiti dalla diffusione dei contenuti dei colloqui in corso (oltre che dall’enorme divario tra la cifra trapelata e le precedenti stime), i vertici di Deutsche Bank si sarebbero consultati con gli uffici del governo americano prima di confermare le voci di stampa e di aver presentato una controfferta.


Fonte: News Trend Online

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