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mercoledì 5 ottobre 2016

Banche in luce a Piazza Affari: novità su Ubi, Mps e Unicredit


In luce a Piazza Affari i titoli bancari, che hanno trainato per tutta la mattinata il listino delle blue chips milanesi sopra la parità in controtendenza con le altre piazze d’Europa. Dopo un’apertura di contrattazioni incerta, l'indice FTSE Mib si è spostato rapidamente in territorio positivo proprio grazie alle banche lasciandosi alle spalle le altre borse europee, per poi cedere verso pranzo a un nuovo arretramento: alle 13 il listino principale oscilla intorno alla perfetta parità (-0,05% a 16.300 punti)
A volare è stata soprattutto UBI Banca, che registra il maggiore rialzo attestandosi a quota 2,066 euro per azione (+2,08%) dopo aver toccato un rialzo del 3%.

Sugli scudi nella prima parte della sessione anche le due big del credito italiano: le azioni di Intesa San Paolo, dopo l'arretramento dell'ultima ora, passano di mano al momento a 1,948 euro, con un rialzo dello 0,93%, mentre Unicredit viaggia a 2,02 euro, in rialzo del 0,50%. Ben comprate anche le popolari: Bper registra un +1,68% a 3,278 euro, seguita da Banco Popolare (+0,37%) e  Banca Popolare di Milano (+0,90% a 0,38 euro).
In controtendenza invece  Banca Monte Paschii Siena, che che registra un nuovo pesante calo del 3,32% 0,1748 euro per azione.

Una fase d'attesa?

I titoli bancari godono oggi in parte di qualche ricopertura, oltre a qualche segnale di fiducia giunto dagli analisti nelle ultime ore.

Ieri Credit Suisse aveva segnalato in una nota che le valutazioni dei titoli bancari italiani sono sempre più convenienti. "Lo sconto medio dei titoli bancari italiani rispetto ai concorrenti europei" si legge nel report "si è ampliato ulteriormente nell'ultimo mese salendo dal 30% al 32%".
Gli esperti sottolineavano comunque le incertezze politiche i i rischi legati ai piano di ristrutturazione e di salvataggio di alcuni istituti. E proprio su quest'ultimo fronte, restano per il momento in stand-by molti dei principali dossier che hanno tenuto banco negli ultimi giorni.

Le incertezze sulla vicenda Ubi-good banks 

Oggi il quotidiano Il Sole 24 ore riporta i dettagli sulle condizioni rigide poste ieri dal consiglio di Gestione di Ubi Banca per l’acquisto di 3 delle 4 "good banks" nate dal salvataggio alla fine del 2015, dopo che il board di sorveglianza congiunto bce-bankitalia ha indicato in 600 milioni l'aumento di capitale rischiesto alla banca per l'operazione.

 
Secondo il quotidiano, i vertici di Ubi restano fermi sulla pretesa che la Bce riconosca ai fini regolatori l'avviamento negativo (badwill) e l'utilizzo dei modelli interni per il calcolo degli attivi a rischio (Rwa). E soprattutto di tenere su una cifra intorno a 400 milioni la ricapitalizzazione.
E proprio a partire dalla distanza ancora piuttosto ampia tra le posizioni della banca e le richieste della vigilanza europea, gli analisti di Icbpi rivedono nelle ultime ore le previsioni sulla conclusione della vicenda.
Secondo gli esperti, l’esito della trattativa è a questo punto tutt’altro che scontato, a dispetto dei segnali di mercati dati dalla recente debolezza del titolo Ubi e dall’aumento delle posizioni short: prima dei recuperi di oggi, Ubi ha perso a Piazza Affari circa il 15% del suo valore da quando si è tornato a parlare del suo interesse per le banche risanate. 

Il ruolo di Unicredit e Intesa Sanpaolo

«Osserviamo – si legge nel report - che l’aumento di capitale, di cui si ipotizza un ammontare massimo di 300-400 milioni di euro, potrebbe essere almeno in parte coperto dai partner di Ubi nella bancassurance e nell’asset management (Prudential), come già avvenuto in passato in occasione di operazioni di M&A».
E l’ipotesi di un nuovo intervento del Fondo Atlante II, rimesso in campa dai giornali, chiama in causa i due big del comparto.

Secondo alcune indiscrezioni, riportate da La Stampa, Intesa Sanpaolo e UniCredit potrebbero dover rimpinguare ancora una volta il Fondo di salvataggio con 150 milioni di euro per offrire un sostegno all’operazione UBI.

Entra in una nuova fase la vicenda MPS

L’attenzione con cui si guarda alla vicenda Ubi-good banks è dettata anche per buona parte dalla consapevolezza degli effetti che il suo esito avrà su altri più importanti dossier autunnali.

A cominciare da quello su Mps. 
Su questo fronte, il piccolo terremoto scatenato a inizio settimana dagli editoriali di De Bortoli e Mucchetti sulla gestione govevrnativa del salvataggio e le ombre poste sulla gestione da parte di JpMorgan ha già avuto i primi effetti. 
Il quotidiano MF riferisce questa mattina che il nuovo AD di Mps Marco Morelli potrebbe ridiscutere l’ammontare delle commissioni dovute a JP Morgan e Mediobanca, le due banche che si sono impegnate con un accordo di pre-underwriting a sottoscrivere l'inoptato dell'aumento di capitale da 5 miliardi di euro. 
Le cifre sulle commissioni circolate nei giorni scorsi sono intorno ai 500 milioni di euro.

Ma secondo quanto trapela da MF, Morelli potrebbe puntare su una riduzione della componente fissa e introdurre delle "success fee": commissioni da legare al buon esito dell'operazione. 
Nel frattempo, non si placano le polemiche sul ruolo abuto da Marco Carrai, manager legato a Matteo Renzi e presidente di Toscana Aeroporti, nella sostituzione dell'ex AD di Mps Fabrizio Viola con Morelli.
Proprio poco fa è intervenuto sulla vicenda il presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia, che ha criticato la gestione del piano Jp Morgan-Mps da parte del Mef.

Nuove voci sull’affare Pioneer-Unicredit

Qualche novità arriva anche sul fronte Unicredit.

E ciò nonostante sia il dossier relativo all’aumento di capitale che quello sulle cessioni siano stati bloccati dai vertici di piazza Gae Aulenti, con gli annunciati slittamenti  della presentazione del nuovo piano industriale e della conclusione dell’affare Pioneer a dopo il referendum del 4 dicembre. 
Era stata la stessa Unicredit nelle scorse ore a frenare le voci sulle prossime mosse per “evitare la forte volatilità dei mercati". Ma i mercati mantengono l'attenzione sul dossier Pioneer.

Dalle indiscrezioni degli ultimi giorni sembrava che la short list si fosse ormai ristretta a due o tre nomi, con in prima fila il consorzio guidato da Poste Italiane e la francese Amundi.
Nella giornata di ieri tuttavia nuove voci trapelate dall’agenzia Reuters vedono tornare in corsa l'australiana Macquarie e gli inglesi di Aberdeen Asset Management, 

L'intervento di Patuelli

 Da segnalare infine l'intervento questa mattina del Presidente dell'Abi Patuelli, che si è scagliato contro le nuove regole sulla vigilanza europea: "Le Banche" ha detto "sono indebolite dalla crisi in tutta Europa, mentre la sperimentazione biennale della Vigilanza unica non ha finora rappresentato una svolta per la ripresa, ma ha appesantito le misure che da prudenziali si sono spesso trasformate paradossalmente in fattori di ulteriore indebolimento delle banche che, invece, necessitano innanzitutto di stabilità normativa e di maggiore redditività"


Fonte: News Trend Online

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