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lunedì 24 ottobre 2016

Banche: fuga da Londra. La sterlina piangerà ancora a lungo?


L’onda lunga della Brexit parte in anticipo: se prima l’incertezza sull’iter garantiva il mantenimento per un certo periodo dello status quo, adesso, per le banche, proprio i tempi tecnici, lunghi, della separazione sarebbero una spada di Damocle che non può essere tollerata.

La colpa è solo della Brexit? 

Londra è in attesa di conoscere, giovedì, il suo Pil  PIL anche se la maggior parte degli osservatori già predice un drastico calo su base trimestrale.

Intanto il rapporto 
EUR/GBP viaggia a 0,88 mentere quello GBP/USD è a 1,22.
Da fine 2015 la moneta inglese ha perso oltre il 28% sulla moneta unica e poco meno del 21% sul dollaro. La colpa è solo della Brexit? Indubbiamente quello arrivato dal responso delle urne il 23 giugno è stato un colpo molto forte ma è altrettanto indubbio che ladivisa di Sua Maestà negli anni abbia beneficiato di un'ipervalutazione enorme.

Il saldo della bilancia commerciale, favorito da una sterlina vista come moneta di pregio, ha visto uno squilibrio verso importazioni convenienti, squilibrio che negli anni è andato man mano approfondendosi, arrivando all'insostenibilità di un 2014 che ha portato con sè un cambio insostenibile.
Con l'entrata in scena dellipotesi di Brexit, rafforzatasi in concreto tra la fine del 2015 e il 2016 si sono ridotti i flussi di capitali esteri, spaventati dall'incertezza di un divorzio che, a sua volta, rappresenta un precedente mai verificatosi nella storia dell'Unione e ancora di più da parte volontaria di una nazione che, finanziariamente, è un pilastro indiscusso dell'Ue.

Adesso arriva l'ultimo tassello, in ordine di tempo, della storia: l'addio delle banche dalla Gran Bretagna spaventate dalla ristrutturazione e rinegoziazione degli accordi commerciali. Di fronte al ventaglio di esiti possibili, non tutti favorevoli alle grandi compagnie, Londra potrebbe diventare solo una piazza di speculazione, anche perchè nonostante l'intervento della Bank of England all'indomani della proclamazione dei risultati del referendum, l'unico risultato ottenuto dalla poderosa iniezione di liquidità, è stato quello di una stabilizzazione momentanea (e forse anche forzata) della situazione.

A discapito dei rendimenti (crollati) e del surplus finanziario, arrivato da 31 miliardi di sterline di aprile a 14 miliardi di luglio. Dall'altro lato, purtroppo, il deficit non è migliorato, restando a -28 miliardi contro i -33 con un'inflazione sullo sfondo che a settembre ha registrato un aumento dell'1% contro prezzi degli alimentari in calo del 2,3%

I tempi strettissimi: primi addii alla fine dell'anno 

Si accorciano i tempi per la grande fuga da Londra, tempi che, per alcuni, potrebbero essere maturi già alla fine di quest’anno, per i più piccoli, i quali, liberi dai grandi numeri, potrebbero dare il via all’esodo seguiti dai giganti.

Questi ultimi, non privi della stessa ansia per l’esito delle trattative, partirebbero poco prima, se non in parallelo, con l’avvio delle trattative tra il governo di Londra e le autorità europee. Una strategia che può vantarsi dell’ufficialità visto che è stata prospettata da Anthony Browne, presidente e amministratore delegato della British Bankers’ Association.
Questo perchè la volontà di Londra di uscire dal mercato comune presuppone, secondo quanto anticipato dal Premier inglese Theresa May, la richiesta di mantenere all’interno dell’area di libero scambio il settore finanziario, voce preponderante del Pil inglese. Un’idea che è stata respinta dai rappresentanti europei i quali hanno deciso di sottolineare che la volontà del referendum dev’essere accettata in toto, anche nella sua parte peggiore e cioè nella perdita dei “passport rights” cioè la vendita di servizi finanziari senza il pagamento del sovrapprezzo doganale.

Un colpo duro, troppo, per l’economia inglese che proprio da questa voce vede un apporto del 20% del prodotto Interno lordo e l’impiego di 70mila lavoratori.

Le paure dell'Europa

Ma non sarebbe solo Londra a rimetterci: il Vecchio Continente potrebbe perdere, stando a quanto dichiarato da Browne, qualcosa come 1.000 miliardi di sterline, ovvero quanto versato dalle banche con sede a Londra.
A poco sarebbero servite le rassicurazioni offerte dal ministro della Brexit David Davis (ministero creato ad hoc all’indomani del Referendum) e del Cancelliere Philip Hammond anche perchè nel blocco dell’uscita dal mercato unico, secondo la volontà del governo May rientrerebbero anche gli stranieri che con la Brexit diventerebbero immigrati potenzialmente clandestini vista l’assenza di ogni permesso di soggiorno dovuta alla mancanza, in precedenza, di ogni tipo di frontiera. 
All'inizio di ottobre era stata confermata la notizia del Financial Times dell'addio della russa Vtb , notizia poi confermata da Herbert Mos, vice presidente e responsabile finanziario della banca che ha annunciato la volontà dei vertici dell'istituto di trasferire la sede in un'altra zona sensibile come Francoforte, Vienna o Parigi.

 
Fonte: News Trend Online

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