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venerdì 21 ottobre 2016

Banca Mondiale ottimista sul greggio: in rialzo stime del 2017

La Banca Mondiale è ottimista sull'andamento del greggio l'anno prossimo. Il 2017, stando alle previsioni, dovrebbe vedere una media sui 55 dollari al barile, in aumento rispetto ai 53 citati precedentemente, ma anche rispetto ai 43 fissati per la fine di quest'anno.

Ottimimso? Sì, grazie.
Vienna permettendo

Una view tendenzialmente ottimista che però, ricordano dalla World Bank, tiene conto anche degli sviluppi che si avranno il 30 novembre a Vienna quando verranno resi pubblici i particolari tecnici dell'Intesa di massima raggiunta da paesi Opec e non Opec nel meeting di Algeri.

Proprio nella capitale nordafricana, i rappresentanti delle nazioni produttrici di petrolio hanno dichiarato di essere disposti a tagliare circa 750 mila barili al giorno e di fissare, nella produzione, un limite massimo di 32,5 milioni di barili.  
Il greggio ha visto una risalita costante in queste ultime settimane, contrassegnata da un trend stop&go ovvero una fiducia (minima) presto frenata da cautela (massima).
Un andamento che il numero uno di Eni ha definito “altalenante ma in risalita, unito al fatto che nello stesso lasso di tempo l’offerta, quindi la produzione, è diminuita rispetto alla domanda”. Non solo, ma stando alla view di Descalzi, per il prossimo futuro, tradotto in numeri, nel 2018-2019, potrebbe esserci un ulteriore rialzo a causa di una mancanza di petrolio a sua volta dovuta ai tagli agli investimenti fatti in questi mesi per affrontare la crisi dei prezzi. 

La view dell'Arabia

Una view che l’accomuna con un altro esponente del settore petrolifero, il ministro saudita del Petrolio, Khalid al-Falih secondo cui, proprio a causa dei tagli imposti dalla crisi e dei fallimenti dettati dal crollo delle quotazioni, in futuro sarà possibile una carenza della materia prima.

cosa significa questo? In molti hanno interpretato la dichiarazione dell’alto esponente come una sorta di giustificazione anticipata al prossimo NO circa un eventuale taglio della produzione, taglio che non solo in seno all’OPEC, in molti vedono come unica soluzione per riequilibrare un rapporto di domanda e offerta ancora squilibrato verso la seconda. 
Le ultime notizie che riguardano l’Arabia Saudita la vogliono da tempo alle prese, per la prima volta in vita sua, con una crisi economica senza precedenti che ha portato il Regno della monarchia wahabita a dare vita a una manovra finanziaria comprendente non solo i tagli sulle agevolazioni fiscali e in particolare sui carburanti, ma anche la privatizzazione di una percentuale, per quanto minima, (5%) della società petrolifera di stato, la Saudi Aramco la quale, tra le altre cose, è anche la più grande società petrolifera del mondo.  La quotazione è attesa all’inizio del 2018 per una società che potrebbe essere stimata in un range molto ampio che va dai 2mila ai 10mila miliardi di dollari.1

Meno petrolio e più solare

Proprio in virtù di una situazione anomala, al limite dell’emergenza, i Sauditi hanno dato il via ad una raccolta di capitali sul mercato che come primi frutti ha portato nelle casse di stato, qualcosa come 17,5 miliardi di dollari oltre ad ordini per 67 miliardi. 
In parallelo è nata anche una rivoluzione sulle fonti di energia (implementate le centrali eoliche con la volontà di coprire il 30% del fabbisogno energetico  entro il 2032 attraverso il fotovoltaico) e soprattutto una serie di iniziative per tagliare la dipendenza dal petrolio della nazione.

I primi risultati non si sono fatti attendere visto che il 90% delle entrate fiscali di Riad provenienti dal petrolio, si sono ridotte, nel giro di un anno e mezzo al 70%. Anche il deficit, esploso a 98 miliardi lo scorso anno si pensa sarà ridotto a poco più di 87 alla fine del 2016.   
Fonte: News Trend Online

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