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martedì 18 ottobre 2016

Altra vittima illustre della Brexit: ora tocca a Ryanair


Continuano le vittime illustri della Brexit. E continuano anche i numeri (negativi) che le grandi società sono costrette ad evidenziare sui propri conti.

Il problema Ryanair

La sterlina in calo avrà la conseguenza di zavorrare anche i conti di Ryanair Holdings, la società di voli irlandese che aveva previsto una stima sugli utili in crescita del 12% per l’esercizio fiscale che si chiuderà a marzo 2017 e che invece dovrà accontentarsi di un +7%.

Tradotto in valuta: 1,3-1,35 miliardi di euro invece della precedente cifra di 1,375/1,425 miliardi. Per riuscire ad equilibrare un mercato già saturo ed estremamente concorrenziale oltre che per affrontare i timori dei flussi turistici rallentati a causa delle paure per eventuali attacchi terroristici, la società ha inoltre deciso di tagliare ulteriormente le tariffe tra il 13 e il 15%.

Il caos sulla sterlina

Sterlina, dunque, che fa sentire il suo “peso” sempre più evanescente, anche sul fronte del Forex.

Gli analisti hanno lanciato l’allarme già nei giorni scorsi quando la valuta inglese è caduta al di sotto dell’euro e che, per questo motivo, presto potrebbe arrivare alla parità con il dollaro nel giro di 3 o 4 anni. A favorire il processo, secondo Jim Rogers, potrebbe essere la Scozia, intenzionata, a giudicare dalle numerose indiscrezioni di stampa, a rilanciare un secondo referendum dopo quello del settembre 2014 per lasciare Londra; una scelta nata dal fatto che, all’indomani del referendum, le condizioni per cui a settembre Edimburgo decise di rimanere sotto l’ombrello protettivo di Londra, non ci sono più.

Allora, infatti,  la voglia di indipendenza fu frenata dalle incertezze che la nuova nazione avrebbe dovuto affrontare fuori dal mercato comunitario, cosa che adesso, si è avverata. In altre parole la Scozia si trova senza più i vantaggi del libero commercio e ancora sotto il giogo di Londra. 

Tutte le altre vittime del pound

Ma la Ryanair non è la sola a dover patire le conseguenze della scelta fatta dagli inglesi il 23 giugno.

A fomentare le paure sono stati i rappresentanti del mondo finanziario avvertendo che molte banche d’affari sarebbero già pronte a dire addio a Londra. A questi timori sono seguite le parole di Michael Saunders della Bank of England, secondo cui all’orizzonte non ci sarebbero motivi per credere in un cambio di rotta e, quindi, in una ripresa della sterlina.  Probabilmente in pochi, allora, immaginavano che le conseguenze del voto avrebbero coinvolto anche le loro preferenze alimentari.

Di qualche giorno fa la notizia secondo cui Tesco, la prima catena di supermercati inglese, è stata costretta a dover rivedere i propri ordini su alcuni prodotti molto graditi alla clientela ma che sarebbero diventati troppo costosi per essere presenti sugli scaffali. A monte, infatti, la scelta della Unilever, multinazionale anglo olandese, di aumentare del 10% i prezzi di alcuni prodotti scaricando perciò sull’utente finale il costo della Brexit.
La moneta inglese è troppo debole (calo sul dollaro ai minimi da oltre 30 anni) per riuscire a reggere l’importazione massiccia di beni che, adesso, potrebbero diventare voluttuari come le creme spalmabili tipo Marmite 
una crema a base di estratto di lievito di birra, il cui ingrediente principale è il fondo di raschiatura delle vasche di fermentazione della birra.

Detta in questo modo, forse, non è un male che manchi dalle tavole degli inglesi
  
Fonte: News Trend Online

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