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mercoledì 5 ottobre 2016

Altra falla in Europa: dopo Deutsche Bank ci sarà Credit Suisse?


Momento molto particolare per gli istituti di credito del Vecchio Continente. In Italia il caso Mps continua a tenere banco con il titolo che paga pegno per le voci che vogliono la Bce decisa a ridurre dal 5% al 2,5%, quindi la metà, il limite di utilizzo dei bond bancari uncovered.
L’azione perciò ha iniziato, uno volta diffusesi le indiscrezioni, a crollare di nuovo aggiornando i minimi storici arrivati a 0,1726, livello che ha portato alla sospensione del titolo, poi riammesso ma ancora in perdita. 

Il problema dell'Europa: da Deutsche a Credit Suisse

Ma è tutta l’Europa che trema di fronte a una situazione molto delicata a livello internazionale.

Infatti l’altro colosso con i piedi d’argilla, Deutsche Bank, recentemente balzato agli onori della cronaca finanziaria per la multa inflittagli dalle autorità statunitensi in seguito allo scandalo dei mutui subprime, non è il solo caso eclatante. L’elenco, adesso, potrebbe includere anche il caso Credit Suisse.
Questo almeno, il parere di Jeff Gundlach, gestore di DoubleLine Capital il quale punta il dito proprio sulla banca svizzera. Il caso di Credit Suisse, infatti, non sarebbe molto diverso, sul piano azionario, di quello di Deutsche: se quest’ultima dall’inizio dell’anno ha dimezzato il suo valore in borsa, l’elvetica non è andata meglio perdendo il 40% e per giunta poco più di un anno dopo il suo aumento di capitale di 6 miliardi di dollari, il tutto mentre ha dato vita ad un complesso piano di ristrutturazione.
Altro punto di differenza riguarda le sorti: la sensazione che Deutsche Bank possa comunque contare sulla presenza del governo di Berlino proprio perchè in quanto banca sistemica potrebbe creare conseguenze a livello internazionale, rappresenta un elemento di tranquillità per il mercato.
A dimostrazione di questo Gundlach cita il rialzo del 25% registratosi immediatamente dopo che si erano diffuse le prime indiscrezioni, poi smentite, di un interessamento da parte dell’esecutivo. Ma la domanda che si pone Gundlach è una in particolare: anche ammesso e non concesso che, estrema ratio, Deutsche venisse salvata da aiuti di stato, chi salverà Credit Suisse?  

Il caso Santander

Della settimana scorsa, poi, il caso Santander.

Durante la bufera appena scoppiata in Germania, arrivava infatti notizia del profit warning lanciato da Banco Santander che ha tagliato i suoi obiettivi sul fronte della redditività 2018 a causa dell’improvviso peggioramento della situazione congiunturale. Tradotto in numeri il Rote ovvero la redditività operativa di una banca, è stato limato dal precedente 13% all’attuale 11% mentre il cost/income ratio dovrebbe oscillare, sempre per il 2018, tra il 45% e il 47% a differenza di quanto precedentemente fissato ovvero un livello inferiore al 45%.
Fonte: News Trend Online

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