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venerdì 14 ottobre 2016

Accordo Opec-Russia? E' una strategia contro lo shale Usa


Dietro la volontà russa di creare le condizioni per un possibile congelamento della produzione ci sarebbe una strategia precisa per portare il prezzo del petrolio tra i 50 e i 60 al barile.

Un piano contro gli Usa?

Le parole e la propaganda fatta dal presidente russo Vladimir Putin che con una sola dichiarazione è stato in grado di riattivare le quotazioni del greggio spingendolo sopra i 50 dollari al barile e facendogli raggiungere i 54 dollari, livello più alto da inizio anno, sarebbe un modo per mettere KO i produttori di shale oil statunitensi considerati la vera spina nel fianco dai componenti del cartello.

Questa, in estrema sintesi, l'opinione di RBC Capital Markets. Stando alle parole di Helima Croft, infatti, mantenendo il livello del petrolio intorno al range dei 50-60 dollari al barile, si potrà assistere a un ritorno solo parziale dei produttori Usa: nel caso di un greggio a livelli più alti si rischia di ricreare le situazioni passate e un'iperproduzione a dir poco pericolosa.

Nella loro ultima nota, inoltre, gli esperti di RBC vedono un WTI e Brent in media rispettivamente a 51 e 53 dollari al barile sul resto del 2016, che poi dovrebbero diventare 56,50 e 59 al barile in media nel 2017.

Gli altri protagonisti

Guardando, poi, all'ultima riunione di Algeri, quella in cui i paesi Opec, a sorpresa, sono riusciti a raggiungere un'intesa di massima per una produzione che non vada oltre ai 33 milioni di barili con prospettivi di tagli sull'output dei signoli paesi da decidere nazione per nazione, da RBC fanno sapere che, qualora il 30 novembre l'accordo sarà ratificato, sarà l'Arabia Saudita a dover pagare il prezzo più alto mentre la Libia non dovrebbe costituire un elemento di preoccupazione dal momento che i disordini geopolitici all'interno della nazione sono una zavorra notevole che impedisce rifornimenti adeguati e costanti.

Infatti la nazione che in passato fu governata da Gheddafi, al momento attuale ha tre governi e una capitale, Tripoli, occupata da oltre 100 milizie.
Intanto gli ultimi dati EIA registrano un aumento delle scorte settimanali statunitensi di greggio, mentre risultano diminuite quelle di benzine e distillati: numeri alla mano, per il petrolio la settimana che va dal 7 ottobre 2016 ha visto un aumento di 4,9 mln di barili mentre le benzine sono diminuite di 1,9 mln di barili e i distillati in calo di 3,7 mln.
Fonte: News Trend Online

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