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martedì 4 ottobre 2016

Accordo Opec? Forse. Aumenti benzina? Sicuro!


I mercati si sono rivelati subito scettici circa la tenuta dell’accordo Opec. Anzi, per essere precisi la maggior parte degli osservatori ha subito fatto notare che l’impegno assunto (il taglio di una fetta del 2% della produzione) era non solo troppo piccolo rispetto a quanto realmente servirebbe ma anche troppo fragile nell’essere applicato.

I venti contrari all'accordo

Infatti prima di tutto i particolari delle singole quote tagliate per nazione, devono essere ancora stabilite, il tutto mentre l’Iran è riuscito a raggiungere un output di 4 milioni di barili dopo nemmeno un anno dal ritiro delle sanzioni e già ha annunciato il suo prossimo target fissato tra i 5,2  e i 5,7 milioni di barili al giorno.

L’Arabia Saudita ne produce oltre 10 milioni mentre Russia, Canada e Messico hanno registrato tutti quanti record storici sul fronte della produzione. In tutto questo il rialzo dei prezzi del petrolio che è arrivato a toccare quota 50 dollari al barile avrà sicuramente attirato le mire dei produttori Usa a loro volta interessati a riprendere le attività sospese in seguito al crollo della materia prima che rendeva la sua estrazione antieconomica.
Inoltre è ben difficile che l’Opec riesca a garantire l’effettivo rispetto degli impegni sul fronte delle quote anche perchè in molti hanno notato come, storicamente, i membri dell’Organizzazione dei produttori di petrolio abbiano sempre avuto un’interpretazione piuttosto “liberale” dei numeri fissati.

Insomma, troppi venti contrari rispetto a quelli a favore di un rialzo continuato del greggio anche sul lungo periodo.

I primi rincari. Per adesso

Ma a quanto pare ai distributori la situazione internazionale e soprattutto le prospettive sul lungo termine, sono passate chiaramente inosservate visto che questa mattina sono stati già avvertiti i primi ritocchi al rialzo sui listini dei carburanti delle principali compagnie, ritocchi che, in realtà erano già stati avvertiti alla fine della settimana scorsa immediatamente dopo l’annuncio.

Cifre del Ministero dello Sviluppo Economico dichiarano che la variazione dei prezzi per la benzina verde (con servizio) va da 1,454 a 1,684, mentre sul gasolio sulla stessa quantità arriviamo a una forbice tra 1,234 e 1.369. Ma secondo Davide Tabareli di Nomisma Energia  tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, ci si dovrà rassegnare a un trend dei prezzi in rialzo
Le prospettive sul greggio parlano, sempre che l’accordo possa essere fatto e soprattutto mantenuto, di un aumento di 10 dollari al barile (per Goldman Sachs in una forbice tra i 7 e i 10) entro il prossimo anno con prospettive, per l’Italia di rialzi al distributore per circa 15 cent al litro sia per benzina che per gasolio. 
Fonte: News Trend Online

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