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mercoledì 12 ottobre 2016

3 azioni biotech senza (tutti) i rischi del biotech


Orientarsi nel settore biotech non è sempre facile. Competizione agguerrita, uno scenario mutevole, i continui progressi nella ricerca - oltre alle incognite sul futuro dei prezzi dei farmaci da tempo al centro del dibatitto pubblico USA - rendono il comparto uno dei più complicati da decifrare.
Una buona scelta, suggerisce allora Keith Speights dalle pagine di The Motley Fool, può essere quella di puntare su investimenti che non debbano fare i conti con gli alti livelli di rischio associati a società di piccole dimensioni. Scommettendo su nomi forti del settore e con un'ottima e solida presenza sul mercato. Ecco 3 dei migliori: 

Amgen (NASDAQ: AMGN)

Amgen, uno dei grandi nomi del settore, ha goduto negli ultimi anni del successo dei suoi prodotti di punta, come l'Epogen, un farmaco per la cura dell'anemia, o come il Neulasta e il Neupogen, che stimolano la produzione di globuli bianchi del midollo spinale.

Ma nuovi prodotti già sul mercato garantiscono anche per il prossimo futuro ricavi in crescita.
Nel secondo trimestre, quasi una decina dei nuovi prodotti della società hanno registrato un tasso di crescita delle vendite a due cifre su base tendenziale. Straordinario il successo dell’antinfiammatorio Enbrel.
E ottime prospettive, aggiunge Speights, offre adesso il Repatha, apripista di una nuova classe di farmaci anticolesterolo noti come inibitori PCSK9, che ha concluso con successo tutte le fasi di sperimentazione l'anno scorso. 
Ad aggiungere appeal al titolo, il fatto che Amgen - caso raro tra i titoli biotech - distribuisce dividendi agli azionisti. La società ha incrementato il dividendo dal 2011 di circa il 27%. E il rendimento garantito agli azionisti è ora del 2,4%. 

Biogen (NASDAQ: BIIB)

E il secondo consiglio d'acquisto fornito dal team di The Motley Fool è per Biogen.

La società ha offerto negli ultimi anni enormi guadagni agli azionisti grazie al successo dei suoi prodotti per la cura della sclerosi multipla, che costituisce la principale area di specializzazione del gruppo. Il suo farmaco di punta, il Tecfidera, mantiene solidi volumi di vendita, ma si fanno adesso avanti anche nuovi prodotti.
Su tutti, il Plegridy, che ha registrato un incremento anno su anno delle vendite del 65% nel secondo trimestre. Diversamente da Amgen, Biogen non distribuisce dividendi agli azionisti, ma la società ha comunque garantito solidi ritorni agli investitori con constanti programmi di buyback: dal 2006, un ammontare di 11 milioni di azioni. 

Celgene (NASDAQ: CELG)

L'ultima indicazione di Keith Speights è per Celgene, società che ha puntato negli ultimi anni sulla forza di mercato del suo farmaco di punta Revlimid, per la cura di disturbi del sangue.

Numeri in crescita anche per il Pomalyst e l'Otezla, contro la psoriasi. 
Celgene, che stima di accrescere gli utili per azione da qui al 2020 ad un tasso di crescita annuale del 23%, può contare sul'approvazione potenziale di oltre 50 nuovi prodotti entro il 2025. Non tutti probabilmente arriveranno al mercato, precisa Speights, ma molti dei prodotti candidati hanno ottime prospettive di riscuotere un ottimo successo. Due farmaci soprattutto, giunti all'ultimo stadio di sperimentazione, hanno attirato l'attenzione: sono il Mongersen, un prodotto attualmente allo step "phase 2" per la cura del morbo di Crohn, e l'Ozanimod, anch'eso in fase di sperimentazione per il trattamento di sclerosi multipla e colite ulcerativa. 
Neanche Celgene, al pari di Biogen, distribuisce dividendi, ma dal 2009 ha garantito agli azionisti ottimi ritorni con programmi di buyback per 15 miliardi.
Fonte: News Trend Online

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