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venerdì 23 settembre 2016

Yahoo!: violati 500mila account. A rischio vendita con Verizon?


Continuano i problemi per Yahoo. Dopo un cambio ai vertici senza pace per oltre 20 anni, dopo un calo continuato di preferenze e l’abbandono sistematico degli utenti, i vertici si erano decisi a vendere alcuni asset core per riuscire nn solo a far quadrare i conti ma anche per concentrarsi meglio sullo sviluppo di altre attività e rilanciare l’azienda focalizzandosi sull’ecommerce di Alibaba che rappresenta il 15% del gruppo, e su Yahoo Japan pari al 35,5%.
Tradotto in cifre si parla rispettivamente di 15 e 9 miliardi.

I danni per Yahoo!

 Purtroppo tutto questo dovrà aspettare. Oppure, nel peggiore dei casi, prendere un’altra strada.
Sì, perchè evidentemente Marissa Mayer tra le variabili del piano industriale non aveva tenuto conto dell’incognita hacker, gli stessi che hanno forzato gli account di circa 500mila utenti.

Alla luce di questa gravissima falla, adesso, Verizon, inizialmente interessata all’acquisto degli asset in vendita tra cui proprio il ramo mail, potrebbe non esserlo più o per lo meno voler ritrattare sul prezzo dell’intera operazione, inizialmente stimato intorno ai 4,8 miliardi di dollari. 
Una transazione il cui cammino, piuttosto lungo, è stato appena avviato anche perchè, oltre al nulla osta di azionisti, vertici e autorità di controllo l’azienda di Sunnyvalley dovrà poi procedere con il cambio di nome 
Al di là delle ripercussioni finanziarie resta il danno all’immagine: i primi allarmi erano scattati ad agosto quando l'hacker Peace aveva ufficializzato la vendita dei dati di 200 milioni si utenti Yahoo! la quale, da parte sua, invece, prese come unica mossa di difesa un’indagine interna senza avvisare gli utenti e senza dare indicazioni e consigli su come tutelare la propria privacy e la propria sicurezza. 

L'allarme per la sicurezza

Ed è proprio sulla sicurezza che resta l’allarme più grave.  Un allarme che si amplifica ancora di più quando si legge che tra le alte cose è stato messo in rete anche il passaporto della First Lady Michelle Obama, il che fa capire come l’attacco sia stato fatto non solo sulla quantità di dati raccolti ma anche sulla qualità mirando ai vertici del potere.

Data l’entità dell’intera operazione le autorità Usa sono dell’idea che dietro quanto avvenuto ci sia un equipe di specialisti finanziati da uno stato straniero.
Il primo pensiero non può che andare alla Russia, da tempo in crisi diplomatica con gli Usa, crisi che si è recentemente accentuata in occasione delle ultime Olimpiadi in Brasile dalle quale Mosca è stata esclusa con l’accusa di doping per la stragrande maggioranza dei suoi atleti.

Ma la guerra diplomatica (e a questo punto si sospetta anche informatica) è continuata successivamente.

Le tensioni Usa-Russia

Basti pensare all’episodio avvenuto non più di 10 giorni fa quando alcuni alcuni hacker russi riuscirono a penetrare nel sito della Wada, agenzia mondiale antidoping, trafugando i risultati delle analisi di diversi atleti statunitensi, poi messi in Rete lanciando l’accusa di un uso sistematico di sostanze vietate anche da parte dei grandi nomi protagonisti delle Olimpiadi.

Nello specifico i nomi resi pubblici da Fancy Bear’s (il gruppo russo) sono quelli di Simone Biles, delle due sorelle Serena e Venus Williams e Elena Delle Donne: a loro carico l’accusa di assunzione di sostanze dopanti coperte dalla scusante dell’uso terapeutico.

Fonte: News Trend Online

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