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martedì 20 settembre 2016

Volkswagen, Apple, Deutsche Bank: è guerra Europa-Usa


C'è tensione tra le due sponde dell'Atlantico. Dal dieselegate alla vicenda Deutsche Bank, passando per la maximulta a Apple, lo scontro incrociato tra regolatori e aziende tra Europa e Usa non sembra per il momento destinato a rientrare.
E non basteranno certo le ultime rassicurazioni sull'assenza di qualsiasi pregiudizio contro le aziende statunitensi da parte della Commissaria UE per la concorrenza Margrethe Vestager, ieri in visita negli Usa proprio per chiarire la posizione della Commissione sulla vicenda Apple.

I margini di trattativa tra regolatori e società

Venerdì scorso, il governo tedesco ha invitato gli Stati Uniti a riservare “un trattamento equo” a Deutsche Bank, dopo che il DOJ ha minacciato la prima banca tedesca di una multa di 14 miliardi di dollari per la vicenda dei mutui subprime.
E non sono pochi a vedere in questa sanzione una specie di rappresaglia dopo la decisione della Commissione UE, che vorrebbe imporre all'Irlanda di farsi restituire 13 miliardi di tasse non pagate da Apple.

E sempre nelle ultime ore, quasi 200 leader d'azienda americani hanno scritto ai capi di Stato e di Governo europei per convincerli a dire qualcosa contro la decisione della commissione.
Berlino ha scartato ogni legame tra i due dossier. E Deutsche Bank d'altra parte, che ha sottolineato che i negoziati con il DOJ “sono appena cominciati”, non sembra per il momento avere intenzione di pagare la multa.
Nel medesimo filone di indagini sui titoli tossici che condussero alla crisi finanziaria del 2008, Goldman Sachs ha pagato un'ammenda di 5 miliardi di dollari.
E il quotidiano francese Les Echos fa notare come il caso di Deutsche Bank mette in agitazione gli ambienti finanziari europei, che temono una concorrenza sleale con i rivali americani nel quadro delle nuove regole prudenziali di Basilea.  “Gli Stati Uniti praticano una politica industriale offensiva attraverso la regolazione”, si lamenta un banchiere tedesco.

Uno scontro dai molti fronti

Ma quella che riguarda Deutsche Bank non è l'unica vicenda a tenere in tensione i rapporti tra Usa e Ue.

A giugno, Volkswagen è stata costretta a pagare 14,7 miliardi di dollari agli Stati Uniti per la vicenda delle emissioni: la Environmental Protection Agency ha scoperto che sui motori diesel di molte automobili del produttore vendute in America era installato un software che alterava i test sulle emissioni.
E le autorità americane potrebbero perseguire adesso ache il suo fornitore Bosch.
Da parte sua, la Commissione Europea non ha nel mirino soltanto Apple, ma anche Amazon, Google, Facebook e Starbucks. Appena ieri è circolata voce di una multa da 500 milioni a McDonald's da restituire al fisco lussemburghese.
Mentre il TTIP è in procinto di fallire, il contesto resta propizio alle speculazioni su una guerra economica in corso, sullo sfondo della campagna elettorale e della crescita dei populismi dalle due sponde dell'atlantico.
L'appello di 185 proprietari d'azienda che prendono le difese di Apple contro la Commissione europea chiarisce qual è il clima.

Una influente lobby patronale americana di cui Apple non fa parte, invita i capi di governo europei a dire la loro sulla sanzione, precisando che “nell'interesse di tutti i paesi che rispettano il diritto, questa decisione non deve rimanere inalterata”.
I leader d'azienda ritengono che la decisione di Bruxelles, minacciando la sicurezza giuridica, rischia di dissuadere le imprese dall'investire in Europa.
In assenza di un intervento dei membri dell'Unione, “tutte le imprese che hanno investimenti all'estero, ivi comprese quelle la cui sede è in Europa, rischiano ormai di vedersi espropriate dai governi alla ricerca di risorse di budget o che vogliano punire un attore straniero pericoloso”.
Ma la vicenda Apple, fanno notare alcuni, è solo l'inizio.
Fonte: News Trend Online

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