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lunedì 5 settembre 2016

Venezuela: un milione in piazza contro Maduro. E' il caos


Ieri la notizia della deposizione di Dilma Rouseff, ormai ex presidente del Brasile, accusata di aver presentato falsi risultati di bilancio per poter coprire buchi sui conti pubblici.

Il caos del Venezuela

Oggi, invece, arriva dal Venezuela un altro possibile terremoto politico: le opposizioni al governo hanno indetto una serie di manifestazioni per convincere il Comitato elettorale nazionale a dare il via a un referendum revocatorio entro fine anno.
Quella del Venezuela è una crisi che, latente da anni, è esplosa con il crollo delle quotazioni del petrolio, materia prima su cui la nazione letteralmente naviga ma che, gestita in maniera pessima negli anni, non ha portato giovamento alla nazione. I numeri dell'economia nazionale registrano una crescita negativa pari a -10% per il 2015 e un'inflazione che a fine 2016 arriverà al 1000%.

Il fallimento del Chavismo

A questo si aggiunga anche il fallimento ormai totale dell'esperienza di governo nata con Hugo Chavez e che di prometteva di creare una nuova società all'insegna degli ideali del bolivarismo, cioè quello di una unione politica dei paesi e delle società latinoamericane; il petrolio, a suo tempo, fu infatti usato, oltre che come moneta di corruzione, anche come merce di scambio per avere l'appoggio politico delle nazioni limitrofe.

Gli unici vantaggi per la popolazione dono stati gli innumerevoli programmi sociali finanziati con i proventi del greggio e nati più pero ottenere il sostegno facile di una popolazione che no si è mai fatte troppe domande sul perché di quei tanti, troppi, sussidi ai beni di prima necessità come la benzina o il riso, venduti a prezzi inferiori rispetto ai costi di produzione.
La prima conseguenza è stata la chiusura della maggior parte delle aziende private e un aumento della disoccupazione. Per venire incontro alle esigenze della quale lo stato, sempre facendo ricorso agli introiti del petrolio, copriva le varie spese senza mai mettere mano a riforme strutturali o a investimenti nei settori industriali.

La speranza di un referendum

La nazione si è trovata perciò arretrata sotto tutti i punti di vista e priva anche di strutture in grado di sviluppare lo sfruttamento e la lavorazione, oltre che il commercio, dell'unica vera risorsa della nazione, il petrolio, il quale, adesso, deve registrare, ormai da tempo, una tra le peggiori crisi degli ultimi anni, crisi dalla quale non sembra si uscirà presto.

Per questo motivo il Venezuela ha iniziato a trovare comoda un'altra fonte di reddito: la cocaina della vicina Colombia alla quale presta il suo territorio come passaggio per il narcotraffico.
Alla luce di una situazione disperata, perciò, le opposizioni politiche sono riuscite a portare i piazza oltre un milione di persone nella speranza di arrivare a quel referendum che, se effettuato entro il 9 gennaio 2017 e vinto dalle opposizioni, permetterà la convocazione di elezioni anticipate ma che, invece, se perso, permetterà al governo, sfruttando il cavillo di una durata del mandato arrivato oltre la metà, di insediare come vicepresidente un uomo di fiducia dell'attuale presidente Nicolas Maduro, rafforzandone la posizione di predominio.

 
Fonte: News Trend Online

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