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giovedì 15 settembre 2016

Unicredit: guerra vera per Pioneer. I broker valutano le offerte


Sta assumendo sempre di più i contorni di una competizione in grande stile la messe di indiscrezioni lasciate filtrare alla stampa dai (e sui) candidati in corsa per l’acquisto di Pioneer Investments.
Non accenna infatti a smorzarsi, in attesa di saperne di più sulle offerte non vincolanti il 19 settembre, l’interesse per la società di risparmio gestito di Unicredit, messa in vendita dalla guidance del gruppo nel quadro del piano di cessione di asset inaugurato dall’AD Jean Pierre Mustier; un atto necessario in vista di un “alleggerimento” del prossimo, prevedibile aumento di capitale.

Le novità 

Nella corso della giornata di ieri, mentre Piazza Affari si concentrava sulle cattive notizie giunte sul fronte Monte dei Paschi - in forte difficoltà nella raccolta dei 5 miliardi della ricapitalizzazione – gli analisti hanno fatto il punto, a partire dalle voci circolate nelle ultime ore, sui piani di acquisizione di alcuni dei più quotati concorrenti in lizza per Pioneer.

Si tratta al momento di cinque soggetti: Allianz, Amundi Macquarie, Axa e soprattutto Poste Italiane.

Il giudizio di Equita Sim sul coinvolgimento di Anima

E gli ultimi aggiornamenti riguardano proprio Poste Italiane.
Come trapelato da diverse indiscrezioni nei giorni scorsi, la società guidata da Francesco Caio avrebbe dalla sua un certo favore del governo, interessato a mantenere in mani italiane Pioneer, detentrice di una fetta consistente di debito pubblico italiano.
Alcune voci raccolte dall’agenzia Reuters hanno prospettato, per Poste, un struttura di offerta che coinvolge la partecipata Anima Holding la Cassa Depositi e Prestiti.
Il quotidiano Milano Finanza ha riassunto nella tarda mattinata i contenuti di un nuovo report diffuso dagli analisti di Equita Sim, che valutano positivamente l’ipotesi di consolidamento di Pioneer con Anima.

Punti forti di cui potrebbe giovarsi Poste Italiane grazie alla società di asset management di cui è secondo azionista dopo Bpm, sarebbero il sostegno di una guidance esperta in aggregazioni e una certa disponibilità di liquidità per l’operazione.
Quanto alle dimensioni dell’affare, il broker stima in 400 milioni il costo dell’acquisizione, da cui dovrebbe venire, fuori secondo le stime della Sim milanese, un nuovo soggetto che avrà un rapporto prezzo/utile di 10,3 volte, inferiore dunque rispetto alla media del comparto (circa 14 volte).

Il ruolo di Amundi

Il secondo aggiornamento è relativo invece ad Amundi.

L’agenzia Bloomberg ha infatti riportato nelle ultime ore i contenuti di un report diffuso negli scorsi giorni dagli uffici londinesi di Exane Bnp Paribas, secondo cui proprio la società di asset managment di proprietà di Credit Agricole sarebbe “in una posizione molto favorevole nella corsa per l’acquisizione di Pioneer”.
Arnaud Giblat, l’analista estensore della nota, ritiene di vedere “buone possibilità di successo per una vasta transazione”, in linea con l’ obiettivo dichiarato di Amundi di giocare un ruolo da protagonista nell’attuale processo di consolidamento del settore.
E, particolare non indifferente, la società francese può vantare, stando a quanto indicato nell’ultima relazione annuale, una disponibilità di 1,5 miliardi di euro, da impiegare, secondo le indicazioni fornite dal management, tanto per la distribuzione di dividendi quanto “per finanziare operazioni di acquisizione”.
Nel frattempo, quella di ieri è stata un'altra seduta difficile per il titolo Unicredit, che ha sottoperformato un Ftse Mib in oscillazione per tutta la giornata intorno alla parità (-0,05% la chiusura).

Il titolo Unicredit ha concluso le contrattazioni a  2,138 euro, in calo dello 0,93% e con 113.634.395 milioni di azioni transitate sul mercato, poco al di sotto della media giornaliera degli ultimi 3 mesi pari a 125 milioni di pezzi.
Fonte: News Trend Online

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