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lunedì 5 settembre 2016

Tassi Usa: scelte della Fed e aspettative degli investitori


Quali saranno le intenzioni future relative ai tassi Usa? Come si comporterà da qui a fine anno Janet Yellen? Vediamo un po’.
Il presidente della Fed ha fatto capire, nel corso dell’annuale simposio di Jackson Hole, che avrebbe intenzione di apportare un mini ritocco al costo del denaro entro la fine del 2016.
In altre parole ha detto proprio quello che gli investitori volevano sentire: all’interno di una politica monetaria mondiale ultra-ribassista, la Fed potrebbe rialzare i tassi.
L’ottimismo della Yellen sembra doversi andare a ricercare nei dati economici locali e globali: l’occupazione, negli Stati Uniti, continua  ad essere su buoni livelli, nonostante le continue polemiche che che accompagnano i dati sulla partecipazione alla forza lavoro.
Benché il ritmo sia bassissimo, il Pil continua a crescere.

I riflettori si concentrano anche sulla una sovraperformance dei consumi, il cui incremento rimane sopra il 2%. L’unico neo arriva dal commercio estero e dagli investimenti, soprattutto il capex aziendale.
Ad inserirsi positivamente in questo contesto arrivano le notizie dal resto del mondo (rispetto agli Usa): le cose sembrano non essere più a rischio catastrofe immediata: l'Europa prosegue, chi più chi meno, nella sua blanda ripresa, anche in tal caso soprattutto a livello di domanda domestica, mentre la Cina tiene grazie agli acquisti delle famiglie locali.

Infine tanti emergenti disastrati sembrano mostrare segnali di stabilizzazione.
Questo cosa significa? In altre parole sembra che i mercati i mercati si stiano allontanando da una nuova recessione globale, ipotesi che veniva considerata un rischio reale solo all'inizio di quest'anno, per non parlare dei primi giorni post-Brexit.
L'azione della Fed ha inoltre il vantaggio di andare a fare da contraltare alle politiche monetarie del resto del mondo. La Bank of England e il suo omologo giapponese hanno appena varato nuove misure di stimolo, mentre la Pboc cinese è impegnata ormai da oltre un anno ad abbassare i rendimenti reali pagati nel sistema finanziario locale, probabilmente i più alti nell'ambito delle maggiori economie.

Draghi inoltre continua a inondare i mercati con 80 miliardi di euro al mese, cui vanno aggiunti gli effetti di altre misure, anche se in questo caso non bisogna dare per scontato che il programma continui oltre la data di scadenza ufficiale, nel marzo del 2017.
Marvin Goodfriend, ex economista presso la Federeral Reserve Bank di Richmond, nel corso di un’intervista rilasciata alla Cnbc, ha spiegato che gli Usa potrebbero essere costretti a dover tagliare i tassi fino a -2%, dunque a un livello ben inferiore anche a quello deciso da altre banche centrali.
Goodfriend ritiene che questo scenario si renderebbe necessario, nel caso in cui l’economia Usa tornasse in recessione nei prossimi due anni.
Goodfriend aggiunge:
in otto di quelle recessioni, la Fed ha dovuto abbassare i tassi di breve termine di 2,5 punti percentuali rispetto ai tassi di lungo periodo.

Oggi, i tassi decennali Usa sono all’1,5%, il che significa che la Banca centrale Usa dovrebbe abbassare i tassi almeno fino a -1%. Tuttavia, in cinque di quelle recessioni, la Fed ha dovuto ridurre i tassi sui fed funds di 3,5 punti percentuali al di sotto dei tassi sui bond decennali. Dunque, se uno scenario simile dovesse verificarsi ora, i tassi sui fed funds dovrebbero scendere a -2%.
Ricordiamo che la Fed aveva alzato i tassi a dicembre del 2015, per la prima volta dal 2006, in un range compreso tra lo 0,25% e lo 0,5%.

La Bank of Japan ha fissato i tassi a -0,1% all’inizio di quest’anno, mentre la Bce ha ridotto i tassi sui depositi a -0,4%. La banca centrale di Svezia ha ridotto i tassi a -0,5%.
Autore: Volcharts.com Fonte: News Trend Online

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