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mercoledì 7 settembre 2016

Sotto zero addio: il mercato ci prova ma vince la volatilità

Le cause possono essere molte, dai timori di un qualche risveglio dell’inflazione verso fine anno, complice il petrolio, al tanto atteso secondo incremento dei tassi da parte della Fed, dalla batosta elettorale di Frau Merkel in Germania alla timida ripresa dei mercati azionari. Negli ultimi giorni qua e là si è visto un piccolo rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato decennali – laddove negativi – verso segni meno in via di attenuazione.  In Germania dal -0,2% di inizio luglio si è avviata una linea di supporto dinamico in movimento verso il -0,05%, per poi tornare a -0,08% e infine ieri risuperare la barriera del -0,10% Si riscontra quindi una leggera inversione di trend, non ancora rialzista ma quanto meno di timidissima normalizzazione, pur in una fase di estrema volatilità. Stesso rimbalzo piuttosto netto (sebbene in questo caso in area positiva) per il decennale britannico, così come per il francese, tornato sopra il +0,20% e salito addirittura al +0,24%, per poi rientrare a +0,12%. In particolare il pomeriggio di ieri è stato improntato a movimenti eccessivamente repentini, con alcuni “yield” schizzati in una sola seduta anche di oltre il 100%. 
Decisivi sono altri
Oltre al Bund tedesco i veri cenni di inversione devono però venire dai governativi per eccellenza. Il decennale svizzero è passato da -0,63% agli attuali -0,48%, sebbene soltanto un ritorno in area -0,20% si rivelerà decisivo. Non ci sono ancora avvisi di risalita invece per i bond danesi, finlandesi, svedesi e olandesi, sempre vicini alla linea zero, ma con micro segni più. Netta l’indicazione proveniente dal Giappone, dove il decennale ha davvero inserito una marcia veloce, che l’ha riportato da quota -0,29% al livello di quasi parità (-0,02%). 
L’impacciato canale rialzista Usa
Ci si potrebbe aspettare una “bullish trendline” per l’US 10 years bond yield e invece – a dimostrazione di quanto i mercati siano incerti – si registra un appoggio sulla linea di supporto ascendente (in realtà poco inclinata) partita a luglio, che trova sull’1,6% un possibile punto di arrivo di breve periodo. Confermate le posizioni di maggiore forza del decennale australiano (1,9%) e di quello neozelandese (2,04%), mentre le migliori performance positive caratterizzano gli emergenti, da sempre in guerra con tassi inflattivi nettamente maggiori rispetto al mondo occidentale: la Russia è tornata all’8,1% (contro l’11,9% di un anno fa), il Brasile si conferma sul 12%, l’India al 7,1% e il sud Africa all’8,7%. Volatilità e titubanza sembrano quindi voler dominare ancora i mercati obbligazionari, ma è pur vero che il mese dei meeting delle Banche centrali parte alla ricerca – seppur indecisa – di un tentativo di mini normalizzazione. Un tentativo appunto, che richiede conferme ben più consistenti. 
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