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giovedì 29 settembre 2016

Si riduce l'angoscia bancaria?

La giornata è  iniziata con un tono sorprendentemente moscio in Asia,  sebbene un colpo di reni finale abbia permesso agli indici che chiudono più tardi di limitare i danni.
Tokyo continua a faticare a trovare direzionalità,  disfacendo  il  giorno dopo  quel che crea il  giorno precedente. Non stupisce che i finanziari abbiano zavorrato  il Nikkei visto, visto che avevano recuperato sulla promessa di tassi più alti e curve più ripide, e invece i tassi stanno scendendo  più o meno su tutte le  scadenze (in Giappone come altrove, per la verità). Il $/Yen, poi, è  incollato al  supporto in area 100,  e dal  punto di vista grafico un test sembra davvero probabile, il che può costituire un catalyst di risk aversion non solo sui mercati locali, sebbene recentemente la capacità dello yen di creare volatilità globale si sia alquanto attenuata.
Analogamente, i mercati cinesi continuano a faticare, rifiutandosi di prendere atto di un newsflow macro recentemente abbastanza ispirato (oggi è stata la volta del MNI consumer sentiment di seettembre) come si evince dal China surprise index calcolato  da Citigroup (NYSE: C - notizie) , ai massimi da quasi un anno e mezzo.
In realtà,  come accennato i giorni scorsi, i progressi macro  cinesi vengono guardati con crescente scetticismo a causa dei driver che li producono, ovvero un crescente surriscaldamento dell’immobiliare, e una prosecuzione sulla strada dello stimolo, evidente dalla preponderanza del settore pubblico sugli investimenti (mentre quelli privati restano al palo) e dai dati sul  credito, che non mostrano che decelerazioni temporanee. Preoccupazioni legittime, forse un po’ premature.
Aria decisamente migliore  si è  respirata all’apertura europea, con la prosecuzione del  rimbalzo da parte del settore bancario a trainare l’indice. Tra i catalyst l’intervista del AD di Deutsche Bank Cryan, che naturalmente ha smentito con forza le  ipotesi di aiuto statale  e aumento di capitale.
In assenza di altre news di rilievo, l’idillio è  continuato fino alla comparsa, a metà  mattinata, di indiscrezioni secondo cui il  Governo tedesco e le autorità finanziarie starebbero lavorando ad un piano di salvataggio per il colosso tedesco nel  caso non fosse in grado di reperire i finanziamenti sul mercato. La legge tedesca è chiara in proposito:  un salvataggio con mezzi pubblici implicherebbe la partecipazione dei bondholders, con i senior bonds subordinati ad altre categorie di debito senior.
Lo  stallo,  che in verità ha visto gli indici e le  securities interessate solo dimezzare i guadagni, è durato fino all’ovvia smentita delle autorità. Peraltro, i senior bonds ,  che in mattinata avevano proseguito il recupero, sono tornati sui prezzi di chiusura di ieri,  senza che la smentita gli restituisse vigore. Meglio il credit defautl swap a 5 anni (costo per assicurare un capitale contro un default della banca per 5 anni),  in restringimento di 15 bp a 230 bp circa.
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) primo pomeriggio i Durable goods orders US di agosto non hanno sfigurato, ma nemmeno destituito di fondamento l’impressione che, a parte auto e aereomobili, gli  investimenti restano deboli in US. La Fed di Atlanta (BSE: 532759.BO - notizie) ha sforbiciato un altro 0.1% dalla sua previsione di crescita nel trimestre in corso, ad  un sempre rispettabile  2.8%. Ma a inizio agosto eravamo a 3.8%, e  c’è  da recuperare il primo semestre, poco sopra l’1%. Nello stesso  periodo la Fed di NY ha fatto scendere la  sua previsione da 2.9% a 2.3% e proietta il quarto trimestre a +1.2%.
Nel pomeriggio Draghi al  Parlamento tedesco ha ribadito che per una crescita sostenibile, e un ritorno alla  salita dei tassi che tanto danneggiano le istituzioni finanziarie, tutti devono fare la propria parte, non solo la Banca Centrale. Il riferimento ovvio è alla politica fiscale, argomento caldeggiato con sempre maggior veemenza dal Presidente ECB. In generale, non c’è dubbio che, in Europa come altrove la politica fiscale dovrà raccogliere il testimone della politica monetaria per stimolare la crescita. Il fatto è che, soprattutto in Europa, come in precedenti occasioni, servirà maggiore stress per convincere i nostri leaders a vincere gli ostacoli. In altre parole, dubito che i desideri di Draghi verranno esauditi in tempi brevi.
Alcune dichiarazioni della Yellen al Congresso (dove è stata sufficientemente “grigliata” dai membri su argomento come le grosse banche, e il sostegno implicito della Fed ai Democratici) hanno dato un po’ spinta al $ contro € e yen, ma non hanno modificato le probabilità di un rialzo dei tassi entro il 2016 (sempre al 55%) ne minimamente levato il supporto a dei treasuries che hanno interamente recuperato il recente storno. Una performance non proprio in linea con l’ottimismo espresso dalla Chairwoman di fronte ai Congressmen. Il recupero appaiato di Equity e bonds la dice lunga sull’importanza dei tassi bassi per mantenere le attuali valutazioni, in particolare in US. Non stupisce che la BOJ, laboratorio di tutte le principali politiche monetarie non convenzionali degli ultimi anni, sia passata allo Yield targeting.
Sul fronte elezioni, dopo il primo scontro le tensioni si sono temporaneamente attenuate, ma in realtà i primi sondaggi sui media offrono un quadro più incerto, indicando in alcuni casi Trump in testa (vedi CNBC) Si tratta di sondaggi spontanei (uno va sul sito e vota), che risentono delle maggiori motivazioni degli elettori di Trump, probabilmente. Ma comunque non è detto che i sondaggi più seri, non offrano, tra qualche giorno, un quadro meno netto di quello abbracciato dai mercati (che si nota anche sui bonds visto che Trump è visto come assai più disinvolto sul fronte fiscale.
Autore: Giuseppe Sersale Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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