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mercoledì 28 settembre 2016

Si naviga a vista, rincorrendo i rumor


La vittoria di Hillary nel primo match televisivo con Trump ha rassicurato i mercati americani ed ha provocato un discreto rimbalzo. L’indice più importante di Wall Street, SP500, ha così potuto recuperare la scivolata di lunedì e riportarsi 2.160, poco sopra il centro dell’area che delimita la lateralità del mese di settembre (la fascia che va da 2.119, minimo del 12 settembre ai 2.188 del 7.9).
I mercati azionari USA sembrano perciò aver accantonato per un po’ le vicende monetarie e si concentrano su altri temi.

Ieri sono arrivati alcuni dati economici non di primo piano abbastanza positivi. A mettere allegria c’è anche la battaglia per acquisire Twitter, che è in vendita e vede accapigliarsi bestioni del calibro di Microsoft e Google. Ieri si è aggiunto alla lista dei pretendenti anche Walt Disney.
Non contribuisce all’umore dei mercati invece il petrolio, che va sull’ottovolante inseguendo i rumor sulle possibilità di riuscita della riunione straordinaria, che oggi vedrà impegnato l’OPEC a cercare un accordo per il blocco della produzione, nel tentativo di spingere un po’ più in alto il prezzo.

Ieri il barometro dei rumors tendeva al brutto, dopo che anche l’Iran ha fatto capire che l’accordo è lontano, dato che da parte loro c’è l’intenzione di ritagliarsi una quota superiore a quella che oggi producono. E’ ovvio che se tutti alzano le loro pretese l’accordo non si fa, o si fa su livelli produttivi superiori a quelli attuali, ed in tal caso anziché un blocco diventerebbe un via libera ad aumentare la produzione.
Pertanto sembra che il prezzo del greggio, che ora è in area 45 dollari al barile, sia più orientato a scendere verso i 40 che a salire verso i 50. 
Se il saldo degli umori ha portato Wall Street al rialzo, non così è successo sugli indici europei, che hanno subito dilapidato il rimbalzino iniziale e per tutta la mattinata e fino all’apertura americana si sono avvitati al ribasso per colpa ancora di Deutsche Bank, che è scesa fino a un minimo di 10,18, e Commerzbank, per la quale si parla di un taglio di 9.000 dipendenti e della sospensione del dividendo.

 La debacle bancaria tedesca ha contagiato l’intero comparto europeo. A pesare sui listini si è aggiunto anche il settore automobilistico, dopo che si sono diffuse voci di una imminente multa da parte degli USA per lo scandalo Dieselgate, scoppiato proprio un anno fa.
L’indice Dax è sceso fino al supporto di area 10.260 (minimo del 16 settembre) ed Eurostoxx50 ha quasi raggiunto il suo di 2.929.
Il nostro Ftse-Mib ha persino testato il livello di 16.000, sotto il quale c’è un baratro da 1.000 punti. Fortunatamente la ripresa degli indici USA ha salvato l’Europa dalla capitolazione e consentito di ridurre le perdite con un mini-rally finale. Tuttavia l’azionario europeo ha mostrato scarsa capacità di tenuta autonoma.

Intanto i Treasury decennali hanno continuato a ridurre il proprio rendimento ed ormai si sono rimangiati tutta la fiammata mostrata nella prima metà di settembre, imitati dal Bund tedesco, che è tornato a rendimenti significativamente negativi (-0,143%).
Da tutte queste vicende ricaviamo l’impressione che i mercati stiano navigando a vista, in balia delle notizie del momento e senza direzione definita.
Fino a quando i rendimenti non cominceranno a scontare l’aumento dei tassi USA, le occasioni di discesa potranno essere rintuzzate. Ma d’altra parte, con una crescita che langue dappertutto, gli utili societari in continuo calo, i problemi che angustiano il mondo bancario europeo, è difficile riuscire ad immaginare rally rialzisti significativi e duraturi.
La bonaccia sembra destinata a continuare.
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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