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mercoledì 7 settembre 2016

Si incupisce l’aria sull’economia US

Si incupisce l’aria sull’economia US.
Dopo il tono dimesso delle survey regionali e il ritorno in zona contrazione dell’ISM manufacturing di agosto, l’ISM non Manufacturing – composite piazza un calo di oltre 4 punti, facendo segnare i minimi da febbraio 2010. Per rendersi conto dell’entità della sorpresa, basta notare che il più pessimista dei 71 economisti interpellati da Bloomberg, David Kelly di JP Morgan Asset Management,  lo vedeva a 52.6. Il consenso lo vedeva calare di 0.6 punti, da 55.5 a 54.9.
I sottoindici confermano il forte deterioramento, con i New (KOSDAQ: 160550.KQ - notizie) orders in calo di 7.5 a 51.8 e l’activity in calo di 8.9 punti a 51.4, e anche l’occupazione in moderato calo a 50.7 da 51.4. Stabili i prezzi a 51.8.
Qualche considerazione a caldo.
L’atteggiamento del mercato sembra quello di valutare il dato principalmente per l’impatto che può avere sulle attese di rialzo dei tassi ai prossimi meeting.
Ovvio che, messo insieme ai dati che lo hanno preceduto (ISM Manuf. e Payrolls) rende estremamente improbabile che Yellen e C: vogliano rompere gli indugi il 21. Cosi (NasdaqCM: COSI - notizie) il dollaro mette a segno una robusta ritirata, in particolare contro Yen, sterlina e €, ma in generale ben distribuita sui cross, i bonds recuperano con  forza. Sull’azionario, Europa e Giappone soffrono un po’, Wall Street è indecisa se prezzare il rallentamento o il rinvio della normalizzazione dei tassi (con annesso $ debole) mentre gli emergenti non hanno dubbi: MSCI EMG futires +1.6%.
Sul fronte FED vedremo come Williams, un cui intervento è  previsto in serata, affronterà l’argomento degli ultimi dati, e l’impatto sulla view FED.
Personalmente, sono portato a guardare oltre l’impatto dei dati del FOMC del 21 settembre, dal quale non mi attendevo mosse. Il settore servizi rappresenta oltre l’80% dell’economia US, e quindi i discorsi fatti sulla marginalità del manifatturiero non valgono (ma ma ottengono una conferma quelli  sulle capacità anticipatorie del manifatturiero).
Se l’entità del calo effettivamente apre la porta a possibilità  di distorsioni statistiche (non sarebbe la prima volta), d’altra parte è  difficile considerare il dato un episodio isolato. Il Citi surprise index US ha ceduto 50 punti da fine luglio, e si era già  azzerato prima che il dato odierno lo riportasse in negativo, a -7. Inoltre, la debolezza dei settori manifatturiero e servizi US fa eco a quella della Germania (PMI composite agosto in calo di 2 punti tondi), vale a dire l’economia europea più rilevante e interconnessa con il ciclo globale. Una coincidenza che deve alzare il livello di attenzione sullo stato dell’economia globale. Tra l’altro, l’indice degli Export orders dell’ISM composite ha perso 9 punti e segna 46.5.
In questo senso, pur non snobbando l’impatto dei dati macro sulla politica monetaria (in particolare sul meeting ECB di giovedi, per il  quale la  probabilità di una qualche misura cresce un po’), sono decisamente più  concentrato sul significato di questi dati per lo scenario macro US e globale.
Autore: Giuseppe Sersale Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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