-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

giovedì 8 settembre 2016

Rinvio della Fed: le conseguenze

Rinvio della Fed: le conseguenze
Come da copione, ieri l’azionario statunitense ha recuperato le perdite iniziali, per chiudere con un guadagno modesto, che è però significativo a fronte delle news macro ottenute in giornata.
La logica  del movimento sembra essere che,  a  prescindere da quanto  prezzato dai Fed Funds  Futures (che attribuiscono un 22% di probabilità  ad una mossa a settembre – da 34% pre ISM –  e il 52% a dicembre) l’1-2 ISM manufacturing e  Non manuf.  ha mandato in soffitta l’ipotesi di un rialzo al prossimo FOMC, mentre per dicembre avremo tempo per preoccuparci con comodo, visto che la stessa FED ha ammesso di non avere visibilità  sul percorso di stabilizzazione dei tassi.
Detto del cambio di attese sul FOMC, con corollario di discesa della divisa (tra i driver principali delle performance di ogni mercato azionario negli ultimi anni), a favore del sentiment vi è anche la  questione dell’autoperpetuarsi di un regime di volatilità estremamente bassa. Il divario tra le Bollinger band sull’S&P 500 ha raggiunto un minimo di 1.1%, mentre sul Dow Jones, che offre una serie secolare, Lyons Fund Management ha calcolato che il range degli  ultimi 40 giorni è più ridotto da 100 anni a questa parte.
Come da copione, ieri l’azionario statunitense ha recuperato le perdite iniziali, per chiudere con un guadagno modesto, che è però significativo a fronte delle news macro ottenute in giornata.
La logica  del movimento sembra essere che,  a  prescindere da quanto  prezzato dai Fed Funds  Futures (che attribuiscono un 22% di probabilità  ad una mossa a settembre – da 34% pre ISM –  e il 52% a dicembre) l’1-2 ISM manufacturing e  Non manuf.  ha mandato in soffitta l’ipotesi di un rialzo al prossimo FOMC, mentre per dicembre avremo tempo per preoccuparci con comodo, visto che la stessa FED ha ammesso di non avere visibilità  sul percorso  di stabilizzazione dei tassi.
Detto del cambio di attese sul FOMC, con corollario di discesa della divisa (tra i driver principali delle performance di ogni mercato azionario negli ultimi anni), a favore del sentiment vi è anche la  questione dell’autoperpetuarsi di un regime di volatilità estremamente bassa. Il divario tra le Bollinger band sull’S&P 500 ha raggiunto un minimo di 1.1%, mentre sul Dow Jones, che offre una serie secolare, Lyons Fund Management ha calcolato che il range degli  ultimi 40 giorni è più ridotto da 100 anni a questa parte.
Si sa, queste situazioni possono durare per periodi di estensione sorprendente. Ma è  anche vero che di solito, al loro termine, danno luogo a escursioni importanti, in una delle 2 direzioni, ma con frequenza maggiore al ribasso, perchè  normalmente è da quel lato che che si  sviluppa un aumento significativo della volatilità. Oltre a ciò,  le fasi di bassa volatilità producono spesso sentiment positivi e  rilassati e posizionamenti aggressivi, che normalmente sono tra gli ingredienti delle correzioni.
Non a caso in questi giorni sull’S&P 500 si possono elencare vari esempi di questo fenomeno, come ad esempio la posizione netta sui futures SPX segnalata dal CTFC e il put call ratio, che segnala 2 call acquistate per ogni put (grafici di Citi e Sentimentrader).
Questi sono i motivi perchè  resto assai cauto su Wall Street, nonostante l’insistente indugiare degli indici sui nuovi massimi (ieri li ha fatti il Nasdaq (Francoforte: 813516 - notizie) ) e l’aria da breakout imminente.
E le news macro di ieri accentuano la mia prudenza, perchè se è vero che il crollo dell’ISM composite di agosto osservato ieri non trova per il momento riscontro in altre serie macro, e sa un po di rientro degli eccessi, dopo 2 release robuste a giugno e luglio, è anche vero che è un po’ che i dati US stanno deludendo (e non da soli).
E tra ISM composite e il GDP US c’è una relazione abbastanza stabile, come mostra questo grafico di MacroMan.
Venendo alla giornata odierna, la seduta asiatica ha avuto toni composti, dopo il rally di ieri. Non bastasse il calo del $, a deprimere Tokyo ci hanno pensato indiscrezioni riportate dal Sankei secondo cui i membri del Board BOJ faticherebbero a trovare accordo sul modo di erogare altro stimolo monetario.
Se non altro ne stanno discutendo.  Ma  sarà meglio per loro che deliverino stavolta, o a Taro Aso toccherà davvero di intervenire sul Forex per bloccare la salita dello yen. Pare che Kuroda sia a favore di tassi ancora più negativi. Povere banche giapponesi.
In Cina, pare che il Governo abbia intenzione di aumentare lo stimolo fiscale, secondo quanto dichiarato in uno statement ripreso dai media. Non che i mercati si siano impressionati più di tanto. Ma, per lo meno lo HSCEI aveva corso davvero tanto di recente. Poco mossi gli altri indici ad eccezione di Taiwan (Taiwan OTC: 6549.TWO - notizie) (+0.8%).
La seduta europea è partita fattorizzando il recupero di Wall Street ieri sera, per poi mettere a segno un buon progresso, viste le  circostanze, con il Dax che ha azzerato le perdite da inizio anno nonostante l’ennesima stecca macro (produzione industriale tedesca di luglio assai sotto attese a -1.5%).
Notevole la filosofia con cui gli indici hanno preso il rimbalzo dell’€. Peraltro, non poca attenzione ha attirato la circostanza che ieri 2 aziende (Henkel (Londra: 0IZ8.L - notizie) e Sanofi (Londra:0O59.L - notizie) ) si sono finanziate in € sul mercato a tassi negativi.
Naturalmente, a supportare il sentiment vi è l’incombere dell’ECB meeting di domani.  Ufficialmente le attese in termini di nuove azioni sono ridotte. Ma sono in parecchi a condividere l’idea che  Draghi troverà il modo di impedire un eccessiva rivalutazione dell’€, e seminerà  segnali di azioni future. Circola anche insistentemente l’ipotesi che l’ECB potrebbe ovviare al problema di scarsità di assets con cui proseguire il programma di acquisti oltre il marzo del 2017, estendendo ai bonds senior bancari.  Ciò contribuirebbe a spiegare il recente entusiasmo nei confronti del settore.
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) pomeriggio, pochi dati in US (i job openings hanno segnato a luglio un nuovo record, ma ormai è  un dato vecchio), ma in compenso erano previsti i discorsi dei membri Fed Lacker e George, i quali hanno cercato di rinvigorire la possibilità  di una mossa a settembre con scarso successo.
Cosi (NasdaqCM: COSI - notizie) la seduta europea si è chiusa positivamente, mentre divisa e rendimenti oscillano sui livelli di ieri, e Wall Street dopo una iniziale discesa sta incenando per ora una seduta fotocopia di ieri.
A  breve esce il Beige Book,  FED, con le parti descrittive del ciclo provenienti dai vari distretti. La  sua lettura sarà più  interessante del solito, alla ricerca di altri indizi della perdita di momentum segnalata dai dati.
Sul fronte tecnico, l’Eurostoxx sta infine approcciando l’area 3090, oltre la  quale  si completa il doppio minimo che avevo evidenziato a fine luglio, il cui target si collocherebbe in area 3500. Va detto che la  price action dell’azionario europeo è confortante nell’ultimo periodo, e che l’indice superato tutte e 3 le medie mobili (20, 50 e 200 giorni).
Tra i caveat c’è il quadro delineato sopra per Wall Street, e  i volumi bassi (che però sono una costante dell’ultimo periodo e si sono mostrati un cattivo indicatore).
Intanto,  vediamo se avviene il breakout.
Autore: Giuseppe Sersale Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento