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martedì 6 settembre 2016

Rendimenti e valute: meglio guardare sul lungo raggio


L'importante è che renda. Anche perché con la situazione attuale è difficile andare troppo per il sottile e quindi, una volta appurato che si tratta di un ritorno sostenibile, allora gli investitori accettano la sfida. Ecco allora che nell'era delle banche centrali come solo e unico market driver che riesce a guidare, nel bene e nel male, i mercati e i rendimenti, gli investitori allargano l'orizzonte geografico del proprio portafoglio.
Una scelta che, a prescindere dalle politiche più o meno accomodanti, dovrebbe sempre caratterizzare una strategia di investimento soprattutto a lungo termine.

La view di GAM

A guardare oltre i soliti confini europei è Adrien Owens, Investment Director obbligazioni e valute di GAM che individua in particolare alcune specifiche aree d'azione La prima è quella del mercato: nonostante la crescita rallentata anche a causa della crisi delle materie prime, e la disoccupazione in aumento, per l'analista resta un mercato interessante per le strategie messe a punto dalla Banca centrale focalizzata verso un aumento delle esportazioni non energetiche.
Una “sorpresa” ma solo apparente, arriva anche dal Regno Unito, al centro delle paure post Brexit; dopo il referendum, infatti, si è visto un progressivo indebolimento della sterlina e a una serie di agevolazioni sul fronte del QE oltre a uno storico taglio sui tassi di interesse.

Partendo proprio da questa base, per Owens è facile intuire come i catalizzatori della crescita britannica si stiano man mano fortificando mentre i rendimenti sono crollati. Numeri alla mano l'esperto fa notare come il bilancio della Banca centrale d’Inghilterra, rispetto al QE, circa il 22% del Pil,contro la media del resto del Vecchio Continente arrivata al 34%.

L'America Latina

C'è poi il caso del Brasile: dopo la crisi politica l’inflazione sta iniziando a scendere con una ripresa della produttività che, sebbene lieve e moderata, fa comunque ben sperare.

Le previsioni di GAM parlano di una serie di futuri tagli ai tassi che dall'attuale 14,25% potrebbero scendere fino a lambire la soglia del 10%. 
Guardando invece alle valute, il peso messicano ha visto un progressivo indebolimento a causa anche dei riflessi delle elezioni presidenziali statunitensi in particolare per la tensione con il repubblicano Donald Trump e una conferma arriverebbe anche dalle tempistiche che hanno visto la moneta sottoperformare i suoi tradizionali catalizzatori appena il magnate ha ufficializzato la sua candidatura.

Da GAM, però, prevedono un rally in caso di vittoria della Clinton e, con un occhio a spread più vantaggiosi, sono favorevoli anche verso la lunga della curva dei tassi messicani che sul decennale si trovano in posizione più appetibile rispetto a quelli a stelle e strisce. 
Fonte: News Trend Online

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