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martedì 6 settembre 2016

Quest'inverno meglio non vendere: parola di trader


Agosto è stato un mese insolitamente tranquillo sui mercati, soprattutto quelli statunitensi che hanno visto una trafila di circa 39 sedute consecutive in cui le oscillazioni non andavano ma, sia in positivo che in negativo, oltre l’1%. Un antipasto di un mercato autunnale a sua volta incerto e volatile oppure la proverbiale quiete prima della tempesta?

Le prospettive

Di sicuro chi investe sa perfettamente che nei prossimi mesi si avranno moltissimi segnali ed elementi che permetteranno di capire gli sviluppi più importanti, quelli che porteranno al momento clou dell’operatività e cioè tra fine ottobre ed aprile; non per niente il più famoso motto sui mercati è quello che a Londra era conosciuto come "Sell in may and go away, don't come back till St.

Leger day” intendendo con questo la metà di settembre, ovvero il giorno dell’antica corsa di cavalli chiamata appunto St. Leger's Stakes, a sua volta terzo appuntamento della più ampia British Triple Crown; sbarcato   a Wall Street, tra gli operatori made in Usa prese invece in considerazione quell’arco di tempo scandito dal Memorial Day che cade nell’ultimo lunedì di maggio, e il Labour Day che invece arriva il primo lunedì di settembre, anche se molti arrivano a porre come termine il giorno di Halloween.

Ma al di là delle curiosità storiche una conferma arriva anche da Julian Emanuel di UBS secondo cui il ritorno al lavoro e a scuola è solitamente associato ad una generica debolezza del mercato azionario.

Le incertezze sui mercati

Di fronte alla stasi e alle incertezze che si sono presentati agli investitori  dalla Cina alla Brexit passando per il sistema di credito europeo, la tentazione di vendere è stata forte e potrebbe restare tale anche nei prossimi mesi, soprattutto se si pensa che settembre, statisticamente, non è il periodo migliore per gli investimenti e in più gli eventi che si approssimano non danno una mano all’ottimismo.

L’ultimo report dei non farm payrolls Usa è stato deludente rispetto alle attese, il che allontana lo spettro di un rialzo dei tassi da parte della Fed ma allo stesso tempo fa aumentare le paure circa l’inefficacia di misure di politica finanziaria che da anni sono ormai operative e che stentano a portare i frutti attesi, per lo meno sul lungo periodo.
C’è chi invece, come Goldman Sachs e Barclays, ha deciso di allontanarsi dal branco osservando non il singolo dato ma la tendenza sul lungo periodo e, partendo dall’ottimismo che questa suggerisce, ha deciso di avvisare che la Fed potrebbe dare un colpo inatteso sul costo del denaro proprio a settembre.

Sempre che la volatilità da elezioni presidenziali non spaventi Janet Yellen e Compagni. Infatti da JP Morgan rispondono confermando dicembre come prossima data di svolta. C’è poi la questione europea con la deflazione che sta radicando in alcune zone del Vecchio Continente e l’inflazione che, nelle altre, è a livelli sempre più minimi: nella sua opera di sostegno all’economia e con il suo  piano di accomodamento monetario, la Bce ha superato acquisti di bond governativi per la cifra di 1.000 miliardi di euro.

Anche per questo, giovedì ovvero alla prossima conferenza stampa seguita alla riunione del board, Mario Draghi, anche non annunciando novità clamorose, potrebbe rivelare alcuni cambiamenti nei parametri del suo QE puntando magari ai corporate bond oppure aumentando la durata del Quantitative Easing stesso.

Meglio resistere

E ancora: la Brexit. L’impatto nell’immediato è stato particolarmente benigno e addirittura i primi dati, in particolare quelli sugli investimenti esteri che registrano un +11%, potrebbero suggerire che Londra ha retto bene, per il momento, all’urto anche se, come suggeriscono gli analisti di JP Morgan, la Bank of England, dopo aver tagliato i tassi di interesse ai minimi storici, dovrebbe restare comunque vigile.
Insomma la tentazione di vendere, come detto, è grande, ma a questa tentazione Peter Kenny, chief market strategist di Global Markets Advisory Group risponde di resistere.
E a supporto della sua tesi porta i numeri, quelli di chi è rimasto sul mercato, per la precisione su S&P 500, dal primo gennaio al primo settembre, una scelta che adesso gli avrebbe portato un guadagno del 6,40% mentre invece sul Dow Industrials avrebbe ricevuto un altrettanto comodo 6,03%, un po’ meno sul Nasdaq Composite con il 4,39%.

Una conferma che, in realtà, i mercati azionari statunitensi hanno resistito ai primi otto mesi dell’anno restando in ottima forma.
Fonte: News Trend Online

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