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mercoledì 28 settembre 2016

Questa volta la BoJ convincerà i mercati?


Patrick Moonen, Principal Strategist Multi-Asset at NN Investment Partners, spiega che la settimana scorsa è stata importante per i mercati: sia la Bank of Japan, sia la Federal Reserve hanno annunciato le proprie decisioni in termini di politica monetaria. Come da attese, la Fed è rimasta alla finestra, lasciando invariata la politica sui tassi d’interesse.
La Fed è tuttavia pronta per un nuovo rialzo, ma poiché il prossimo meeting (1 e 2 novembre) sarà solo pochi giorni prima delle elezioni presidenziali dell’8 novembre, il nostro scenario base prevede che la Fed aspetterà fino a dicembre.
Quanto alla BoJ, questa non ha sorpreso positivamente i mercati, in quanto non ha incrementato le misure di allentamento monetario - spiega Patrick Moonen -.

Tuttavia, il governatore Haruhiko Kuroda ha presentato un nuovo sistema che potrebbe rendere un futuro allentamento più efficace. Si tratta di un allentamento quantitativo e qualitativo con un controllo sulla curva dei rendimenti.  Inoltre, la banca continuerà a espandere la base monetaria fino a quando non supererà stabilmente il target d’inflazione al 2%.
In questo modo lo yen dovrebbe tornare a indebolirsi. Sono dunque comparse due novità importanti. Prima di tutto, lo spostamento dall’annunciare un target di QE all’indicare un target di rendimento, che consiste nel mantenere il rendimento del JGB a dieci anni intorno allo 0%. Secondo, superare la soglia del CPI con l’obiettivo di incrementare le attese sull’inflazione nell’economia.
Tale scelta è legata anche alla maggiore incertezza politica nell’Eurozona - spiega Patrick Moonen -.

Nel corso dei prossimi dodici mesi ci saranno le elezioni in Olanda, Francia, Germania e, potenzialmente, in Spagna.  A novembre, l’Italia terrà un referendum sulle riforme costituzionali che potrebbe essere decisivo per il futuro politico del Primo Ministro del Paese, Matteo Renzi.
In aggiunta a ciò, la coesione dell’Unione Europea sembra si sia indebolita e le discussioni circa la Brexit, che ancora devono iniziare, saranno un processo di lunga durata che avranno un impatto non solo sul Regno Unito ma anche sul resto d’Europa.
Ad ogni modo, la probabilità più elevata che entro la fine dell’anno ci sia un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve e una politica espansiva costante da parte della Bank of Japan hanno fatto aumentare le possibilità che il cambio Yen/Dollaro tocchi il fondo per poi risalire - spiega Patrick Moonen -.

Lo yen sta scambiando attorno ai 100 da alcuni mesi. Lo scorso venerdì, dopo un iniziale calo, la divisa nipponica ha iniziato a rafforzarsi rispetto al dollaro. Potremmo quindi dire che la risposta iniziale del mercato alle decisioni della BoJ sia stata negativa. Una spiegazione a ciò potrebbe essere che il mercato stava prezzando un 40% di probabilità di un taglio dei tassi.
Un’altra ragione alla base del rafforzamento dello yen potrebbe essere che i mercati non credono che il nuovo quadro di politica monetaria contribuirà a indebolire la divisa nipponica. In teoria, è quindi chiaro come mai il nuovo sistema sarà negativo per lo yen.
Ciò che principalmente bisogna capire è se il calo “teorico” dei rendimenti reali, poi effettivamente si realizzerà.

Il problema è, infatti, la credibilità della BoJ - spiega Patrick Moonen -. Finora, dopo anni di allentamenti massicci, le attese sull’inflazione sono ancora lontane dal target del 2%. Quindi, per quale motivo i mercati dovrebbero credere (e prezzare) il nuovo impegno della BoJ a “superare tale target sull’inflazione”?
La BoJ potrebbe riuscire nel suo intento nel più lungo periodo, ma noi capiamo come mai i mercati abbiano seri dubbi riguardo a ciò - spiega Patrick Moonen -.

Ad ogni modo, l’istituto di Kuroda ha ragione nel sostenere che il calo dei prezzi del petrolio e la debolezza della domanda globale e nipponica, in combinazione con delle attese sull’inflazione adattabili, abbiano giocato un ruolo importante nel mantenere basse le aspettative sull’inflazione.
In particolare, è presumibile che il calo dei prezzi del petrolio non si ripeterà in futuro. Ciò suggerisce quindi che non si possa escludere un aumento delle attese sull’inflazione nei prossimi anni. Tale scenario, insieme a rendimenti nominali invariati, potrebbe portare effettivamente al desiderato calo dei tassi reali giapponesi.

Al momento il mercato non crede ancora in uno yen più debole, ma nel più lungo periodo la BoJ potrebbe centrare il suo obiettivo.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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