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lunedì 5 settembre 2016

Quanto ci costerà rinunciare al Ttip


Le preoccupazioni sul Ttip sembrano ignorare gli strumenti di garanzia e tutela disponibili nella Ue. Infondate anche le critiche sulla scarsa trasparenza del negoziato. Un suo fallimento potrebbe privare l’Europa del ruolo guida nella identificazione degli standard di sicurezza su molte materie.

Trasparenza della Commissione sul trattato

Il Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partership), come tutti i più recenti accordi commerciali dell’Ue, copre anche aree importanti di natura non puramente commerciale, quali gli standard sanitari e tecnici per i prodotti, i servizi, la tutela degli investimenti, gli appalti pubblici, la protezione dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori.

Il Ttip è parte della politica commerciale dell’Ue che mira a espandere i mercati di sbocco di prodotti e servizi europei tramite accordi con paesi terzi, anche al fine di ovviare alle difficoltà, ormai croniche, del Doha Round dell’Organizzazione mondiale del commercio.
Mai come in questo caso, i negoziati sono stati oggetto di dibattiti e di contestazioni provenienti da diversi ambienti della società civile, alle quali le istituzioni europee hanno risposto con una sorprendente rapidità e in modo fattivo. Alle critiche, inizialmente fondate, di scarsa trasparenza dei negoziati la Commissione ha replicato dedicando un sito internet al Ttip che contiene dettagliate indicazioni sui vari temi in discussione.

Si tratta di un’innovazione epocale: nessun altro Stato o organizzazione parte di un negoziato ha mai pubblicato informazioni così dettagliate, inclusi gran parte dei testi negoziali.

Tutele europee e rischi di un mancato accordo

Alcune preoccupazioni, invero, sembrano esagerate: ad esempio, il meccanismo di soluzione delle controversie sugli investimenti fra Stati e stranieri (Isds nell’acronimo inglese), almeno nella proposta europea, lascia ampi spazi ai contraenti di tutelare i loro obiettivi di pubblico interesse (per esempio, protezione dell’ambiente e dei consumatori) e prevede precise regole etiche e di condotta per gli arbitri che saranno incaricati delle decisioni.

In base alla proposta dell’Ue, saranno selezionati dagli esecutivi dei contraenti, senza possibilità di scelta da parte delle imprese ricorrenti. Altro esempio: nel settore dei servizi non vi è alcun obbligo di privatizzare servizi di interesse pubblico, né si impedisce agli stati di recuperare la proprietà di servizi precedentemente privatizzati.
Spesso le critiche sembrano ignorare o sminuire gli strumenti di garanzia e tutela disponibili nell’Ue. Per esempio, l’eventuale creazione di un organo tecnico Unione-Stati Uniti atto a procedere con il ravvicinamento, quando possibile, degli standard tecnici e sanitari e promuoverne il mutuo riconoscimento non potrà impedire la normale attivazione delle procedure di formazione degli atti dell’Unione, che prevedono la partecipazione del Parlamento europeo.Ancora: il negoziato non è condotto segretamente da organi tecnici sprovvisti di qualsiasi obbligo di “accountability”.
I negoziatori sono funzionari della Commissione che hanno ricevuto un mandato da parte del Consiglio (organo partecipato dai governi degli stati membri) e, oltre a ricevere costantemente dal Consiglio indicazioni e raccomandazioni riguardo agli obiettivi negoziali, devono riferire periodicamente al Parlamento europeo circa l’andamento delle trattative.

Posto che, una volta concluso, il Ttip dovrà essere sottoposto all’approvazione del Consiglio e del Parlamento europeo, si comprende come tali direttive e raccomandazioni debbano essere tenute in particolare considerazione dai negoziatori. Peraltro, anche i ventotto parlamenti nazionali potrebbero essere chiamati ad approvare il testo dell’accordo, qualora il contenuto non fosse riconosciuto di esclusiva competenza dell’Ue.
È sottovalutato il ruolo del Ttip nell’adottare standard minimi quanto alla tutela del lavoro e dell’ambiente (non vi è nessun obbligo di ridurre le protezioni esistenti), mirando nel contempo a rafforzare l’importanza della tutela della concorrenza e limitando le condotte discriminatorie delle imprese di Stato.
Le preoccupazioni di chi osteggia il Ttip ricordano in parte quelle sollevate all’entrata in vigore del Wto (World Trade Organization – Organizzazione mondiale del commercio) e che a ventuno anni di distanza si sono dimostrate, per la gran parte, infondate: per esempio, la sicurezza alimentare nell’Unione Europea non è stata pregiudicata; così come nessun stato del Wto ha dovuto privatizzare servizi fondamentali (non esistono norme in questo senso negli accordi).

A parte considerazioni sui vantaggi economico-commerciali, la mancata conclusione del Ttip priverà il Parlamento europeo, ed eventualmente i parlamenti nazionali, della possibilità di condurre dibattiti informati valutandone accuratamente vantaggi e rischi, impedendo così la possibilità di migliorare il grado di consapevolezza degli interessati.
Rinunciare al Ttip potrebbe significare, per l’Ue, abbandonare la leadership nella identificazione degli standard di sicurezza alimentari e di altre materie delicate. L’integrazione economica, sia pur in un momento difficile per gli accordi commerciali, non si fermerà certo con l’eventuale fallimento del Ttip: gli Stati Uniti, con la conclusione dell’accordo Trans-Pacifico (Tpp) – che ha diversi aspetti simili al Ttip – e la Cina, con il Rcep (Regional Comprehensive Economic Partnership – un mercato di 3 miliardi di persone), hanno dimostrato le proprie intenzioni.

Quale sarà il ruolo della Ue in caso di un accordo fra le due potenze del Pacifico?
Di Claudio Dordi
Autore: La Voce Fonte: News Trend Online

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