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giovedì 15 settembre 2016

Portogallo: si teme di nuovo il peggio?

L'Europa ha di fronte a sé gli spettri della deflazione ma anche di un'economia generalmente debole, di una politica completamente divisa e di una Bce che, adesso, sta iniziando a tentennare sul programma di sostegno.

Il Portogallo trema 

Questo solo per elencare le urgenze più estreme e radicali.
Ciò che invece nel marasma di un quadro generale poco rassicurante, sfugge ai più, sono i singoli casi, quelli “minori”. Ma solo apparentemente. Sì, perché distratti dalla Brexit, dagli allarmi sul settore bancario e dalle paure per il referendum italiano, non ci si è accorti che l'Europa mostrava il fianco alla debolezza dei suoi periferici, debolezza che, periodicamente, come un'infiammazione cronica, tende a ritornare.

Non si tratta tanto della Grecia, quanto del Portogallo, l'altra parentesi del Continente. I conti pubblici sono ancora sotto pressione e il paese rischia di dover incrementare le già severe misure di austerità accettate per imposizione europea già nel 2011 e nel 2015.
Il premier socialista Antonio Costa si è trovato, dieci mesi fa quando salì al governo, una nazione che aveva ricevuto 78 miliardi di euro di aiuti e che, nonostante questo e nonostante l'aver applicato tutti i dettami voluti dalla Troika, oggi deve nuovamente interrogarsi sul suo futuro.

I precedenti

Passos Coelho aveva dato il via alla politica di rigore tanto apprezzata da Bruxelles ma stando ai risultati ottenuti, l'attuale premier Costa potrebbe anche voler imboccare una strategia alternativa, quella che mira a ridare un appoggio economico ai tanti disoccupati, non più giovani, che la ristrutturazione dei conti ha creato.

Una ristrutturazione che è stata raggiunta solo parzialmente visto che a un deficit soto controllo risponde un debito esploso al 132% del Pil, una pietra d'inciampo che, in teoria, bloccherebbe o per lo meno limiterebbe i già ristretti ambiti d'azione del governo lusitano. Non solo ma le cifre appena citate potrebbero peggiorare in seguito a un rallentamento della crescita dovuta appunto ai tagli operati.
La situazione è resa ancora più complessa dal fatto che il rating del paese è generalmente collocato a livello Junk da tutte le agenzie, con l'unica eccezione di Dbrs, eccezione che rappresenta l'unica porta di accesso ai mercati finanziari nonostante uno spread a 315. La revisione, eventuale, avverrà il 21 ottobre.

Nel frattempo non resta che aspettare l'evolversi degli eventi.
Fonte: News Trend Online

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