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martedì 13 settembre 2016

Pioneer, troppo grossa per Generali, ci sono altri pretendenti


Fondata nel 1928, Pioneer Investments è una società globale di investimento, con uffici in 28 Paesi, oltre 2.000 dipendenti e 223,6 miliardi di asset in gestione al 31 dicembre 2015. Pioneer Global Asset Management S.p.A. è una società interamente controllata da UniCredit.
Sono ormai giorni che si specula su chi sia abbastanza forte da strappare Pioneer da Unicredit.
Pioneer ha attività ramificate a livello mondiale a partire dagli Stati Uniti, dove ha sede il nucleo della società che era stata acquistata dall’ex ad Alessandro Profumo che poi ne aveva utilizzato il marchio per rinominare il polo di gestioni del gruppo Unicredit , che nel corso degli anni aveva assorbito anche le società di asset management ricevute in eredità dalle banche che via via aveva incorporato.
Ormai la corsa sembra ridotta a 5 nomi, secondo indiscrezioni infatti, l’amministratore delegato Jean-Pierre Mustier avrebbe infatti incaricato l’advisor Jp Morgan di portare avanti i contatti soltanto con cinque grossi nomi della finanza e del risparmio: quelli di Allianz, Generali, Poste, Amundi e Macquarie.

Per quanto riguarda Generali, gli analisti ritengono che le dimensioni di Pioneer, con una valutazione stimata di circa 3 miliardi di euro, sia troppo grande per la banca di Trieste, che ha 43,6 miliardi di masse e un capitale in eccesso di 225 milioni con una capitalizzazione di mercato di 2,3 miliardi.
Banca Generali (BGN) nasce nel 1998, prevalentemente come banca online, nel corso degli anni, divenendo il fulcro per lo sviluppo di un polo bancario del Gruppo Generali in grado offrire una gamma completa di servizi e di soluzioni di investimento.
Come detto quindi, in corsa per rilevare Pioneer da Unicredit sono rimasti cinque pretendenti, due italiani e tre internazionali e cioè: Banca Generali, Poste Italiane, Allianz, Amundi e Macquarie,che hanno già presentato manifestazioni d’interesse.

Per ora sono esclusi dalla gara i fondi di private equity, malgrado alcuni si sarebbero dichiarati disponibili.
Sullo sfondo c’è la strategia decisa dall’amministratore delegato di Unicredit Jean-Pierre Mustier, che sta valutando diverse cessioni per incamerare qualche miliardo cash (oltre a Pioneer c’è anche il dossier Pekao in corso d’opera) e arrivare così all’appuntamento dell’aumento di capitale che ormai il mercato si attende tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo.
Mustier, che in precedenza ha guidato Corporate e Investment di Société Générale, ha quindi previsto, secondo gli analisti, il lancio di un aumento di capitale fino a 10 miliardi di euro, in parte per sostenere il gap di capitale che si aprirà con la vendita del settore prestiti.
Il Core Tier 1 ratio di UniCredit scenderebbe all’8,7 per cento – al di sotto della soglia richiesta da parte del supervisore bancario della BCE – e si intraprenderebbe una pulizia delle sue sofferenze.

Il governo italiano dal canto suo sponsorizza l’operazione perchè in questo modo si potrebbe ripulire Monte Paschi, la banca col peggior stress test di luglio.
Autore: Dominosolutions.it Fonte: News Trend Online

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