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lunedì 19 settembre 2016

Petrolio: la battaglia libica sostiene il rimbalzo


Nuovo recupero nelle ultime ore per i prezzi del greggio, spinto al rimbalzo dalle notizie sulla battaglia per il controllo dei pozzi della Mezzaluna petrolifera libica e dalle dichiarazioni del presidente venezuelano Maduro, che si è detto ottimista sulla possibilità di raggiungere una prima intesa per la stabilizzazione dei prezzi al vertice OPEC in Algeria della prossima settimana.
Dopo i minimi dell’ultimo mese toccati venerdì scorso, il Brent viaggia ora a 46,4  dollari al barile, in rialzo dello 1,38%, mentre il WTI rimbalza dell’1,39% a 43,63 dollari al barile.

L'incognita "Libia"

Erano state proprio le anticipazioni su una ripresa della produzione libica a innescare nei giorni scorsi una fase di ribassi, con il Brent e il WTI in arretramento nell’ultima settimana rispettivamente del 4,5% e del 6,6%.

A preoccupare gli investitori, il rischio che il nuovo programma di ripresa delle esportazioni libiche possa ulteriormente complicare il tentativo dei paesi produttori di porre un argine alla sovrapproduzione. Il 13 settembre, infatti, la National Oil Company, la compagnia petrolifera nazionale libica, aveva annunciato un nuovo calendario delle attività dei principali porti petroliferi, con la previsione di raggiungere una quota di 600.000 barili al giorno entro metà ottobre, che sarebbero diventati 900.000 entro la fine dell’anno.
Per comprendere quanto le condizioni politiche della Libia pesino sulle prospettive del mercato del greggio, basti pensare che la produzione libica è attualmente ferma poco sopra i 200.000 barili al giorno, a fronte di una produzione nell’era Gheddafi di oltre un milione.
Ma nella giornata di ieri, le complicazioni del quadro militare nell’area dei porti petroliferi di  Zueitina, Ras Lanuf e al Sidra, contesi tra le forze fedeli al governo di Tripoli e l’autoproclamato esercito libico del generale Haftar, hanno rimesso tutto in discussione.
Prima le notizie di una ripresa sul campo delle forze fedeli al governo di Serraj, dopo la conquista la scorsa settimana dei quattro terminal petroliferi da parte delle truppe di Haftar.

Poi, nel corso della giornata, le notizie su un intervento dell’aviazione di un paese “straniero” a fianco delle truppe di Haftar.  Proprio poco fa alcune fonti del Consiglio di presidenza libico hanno dichiarato ad “al Jazeera” di essere in possesso di "prove dei raid aerei egiziani" durante gli scontri di ieri, e la situazione è ancora in evoluzione.

Le novità sul prossimo vertice Opec

E a spingere il recupero sono arrivate anche le nuove dichiarazioni del presidente venezuelano Maduro, che, parlando nel corso del meeting dei paesi Non Allineati, si è dichiarato ottimista sull'evolvere dei negoziati tra i paesi produttori in vista dell’incontro informale del 27 e 28 settembre, a margine del vertice Opec di Algeri.
Il Venezuela, che è al momento uno dei paesi Opec economicamente più fragili e più esposti alle conseguenze del crollo del greggio degli ultimi due anni, è stato in prima linea nella ricerca di un nuovo dialogo tra i paesi esportatori negli ultimi mesi.

E Caracas vede ora buone prospettive che si posso cominciare a muoversi "verso una nuova metodologia che contribuisca alla stabilità del mercato".
Più cauto si è mostrato il presidente iraniano Rohani. Pur riconoscendo la necessità di avviare il mercato verso una nuova fase di stabilità il presidente iraniano ha precisato infatti che qualsiasi ipotesi di accordo dovrà anzitutto essere “equa”.
L’agenzia Reuters ha diffuso da poco la notizia che ad agosto le esportazioni dell’Iran, terzo produttore Opec, avrebbero compiuto un balzo del 15% rispetto al mese precedente, raggiungendo quota 2 milioni di barili al giorno e recuperando così i livelli di produzione precedenti alle sanzioni di cinque anni. 
Fonte: News Trend Online

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