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venerdì 23 settembre 2016

Nuova tegola Deutsche Bank. Perde quota tra le banche d'affari


Non sarà pesante come la multa da 14 miliardi inflittale dal Dipartimento di Giustizia americano, ma è forse l'ulteriore segnale di una crisi d'identità dalla quale la più grande banca tedesca fa fatica a tirarsi fuori: Deutsche Bank esce adesso dalla top list delle 5 principali banche d’investimento globali.
A certificarlo, è Coalition Development Ltd., la società di analisi londinese che si occupa si monitorare le attività delle principali banche d’investimento a livello mondiale.  

La classifica

I dati monitorati da Coalition per stilare la classifica comprendono i ricavi degli istituti dalle attività di mercato e dalle tradizionali attività di consulenza e sostegno ai clienti. 
JPMorgan conserva il suo primato nella top list, nonostante un calo dei ricavi nella prima parte del 2016 che ha pesato su tutto il settore: le lezioni USA in vista, il voto britannico, i tassi a zero e le preoccupazioni sull’economia cinese hanno piegato l’appetito degli investitori per il rischio, e le banche d’investimento hanno registrato la loro peggiore performance dalla crisi finanziaria del 2008.
Deutsche Bank passa invece d'un colpo dalla terza alla sesta posizione, in una classifica ora monopolizzata dagli americani.

Nell'ordine: JpMorgan, Goldman Sachs, Citigroup, Bank of America e Morgan Stanley.

Una situazione complicata

I dati per la verità erano attesi, dopo il difficile percorso di ristrutturazione intrapreso dai vertici dell'istituto dall'arrivo di John Cryan, alla guida di Deutsche Bank dall’anno scorso.
Ma arrivano in un momento di forte incertezza per il futuro della banca. Solo qualche giorno fa, il principale quotidiano economico tedesco Handelsblatt, è arrivato  fino a pronunciare parole impensabili solo qualche tempo fa, quando ha rivelato che “a seguito della pesante multa degli Stati Uniti, alcuni hanno addirittura prospettato l’idea di un bailout governativo"
E secondo quanto riferisce l’agenzia Bloomberg, le recenti vicissitudini della banca "stanno suscitando preoccupazione tra i politici tedeschi." Questa settimana un gruppo di esperti economici dell'SPD si sono riuniti per discutere i risvolti della sanzione da 14 miliardi arrivata dagli USA e confrontarsi sulle regole di Basilea.

Renzi mette il dito nella piaga dei derivati

In una situazione del genere, ha avuto buon gioco nei giorni scorsi Matteo Renzi a rispondere per le rime al governatore della Banca centrale tedesca Jacob Weidmann, che aveva puntato il dito contro il debito pubblico italiano.
Il premier ha fatto osservare a Weidmann che farebbe meglio ad occuparsi dei problemi delle banche tedesche, e specialmente di Deutsche Bank.

“Ha un compito ingrato” ha sibilato Renzi “e gli esprimo tutta la mia solidarietà” perché di fronte alle cifre della crisi bancaria tedesca i problemi italiani sembrano quasi una bazzecola. “Rispetto alle poche decine di miliardi di crediti deteriorati nelle banche italiane" ha fatto notare Renzi, "ci sono centinaia di miliardi di derivati nelle banche tedesche.”
Al netto delle polemiche, Renzi dice una verità che molti ora prendono in seria considerazione. Su Zerohedge, Tyler Durden ha ripreso proprio i concetti di Renzi e va ancora più a fondo nel rilevare la crisi strutturale dell’istituto tedesco.

Per l’analista, i quattordici miliardi di sanzione o il fatto che la banca risulti ancora sottocapitalizzata sono l’ultimo dei problemi per Deutsche Bank. Il vero problema è l’elefantiaca esposizione ai derivati, che ammonterebbe a svariate decine di migliaia di miliardi, qualcosa come 20 volte il Pil tedesco.
Durden aggiunge che nel 2013 si è potuto ancora ignorare  l’”elefante” , ma il 2016 non è il 2013.

Adesso l’Europa è in piena crisi politica e divisa al suo interno, e non è improbabile che altri leader intervengano adesso a riprendere le argomentazioni di Renzi.


Fonte: News Trend Online

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