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giovedì 8 settembre 2016

Muro anti-migranti a Calais: c'è l'accordo Londra-Parigi


A quanto pare i muri vanno di moda. E non solo in America.

Il caso Usa

Forse negli Usa c'è il caso più eclatante, ma solo perché portato alla luce dlala rumorosa campagna elettorale di Donald Trump il quale ha deciso che, in caso di elezione come presidente degli Usa, si impegnerà per la costruzione di un muro al confine con il Messico, un muro il cui compito, almeno ufficialmente, dovrà essere quello di frenare i narcotrafficanti ma che invece, nella realtà dei fatti, dovrà bloccare l'immigrazione clandestina.
Ma l'Europa non è certo da meno per quanto riguarda la costruzione di barriere più o meno famose.

Al di là dello storico esempio fornito dall'ormai abbattuto muro di Berlino, l'ultimo caso riguarda la Gran Bretagna la quale, reduce dalla volontà di separarsi dall'Unione Europea, espressa con un risultato a sorpresa che ha permesso ai separatisti di vincere il referendum del 23 giugno, ha annunciato di voler costruire un muro a Calais.

L'accordo Parigi-Londra

In realtà non si tratterebbe di un'intenzione visto che la cronaca riferisce di un accordo tra Parigi e Londra per un muro alto 4 metri di cemento armato e lunga due chilometri e che si svilupperà tra l'autostrada che porta all'imbarco dei traghetti per Dover e del tunnel per la Manica.

Una divisione fisica che si va ad aggiungere alle tante mentali che contraddistinguono un'Europa sempre più in guerra con se stessa. A cominciare dal fatto che Calais, pur essendo in territorio francese, sarà oggetto di un muro inglese, compromesso facilmente accettato dalla Franca la quale ha delegato tutte le spese a Londra, ben disposta all'esborso pur di evitare quanto già accaduto a Dover, punto di imbarco inglese per Calais oltre che principale porto britannico sulla Manica; in seguito all'aumento dei controlli antiterrorismo effettuati dai francesi, il 24 luglio si era creato un ingorgo con attese di 15 ore sulla costa inglese.

Tutto era peggiorato a causa dell'insufficienza di personale francese rispetto alla massa di turisti che in quel periodo partiva dall'Isola per andare in vacanza sul Continente.

La questione dei migranti

Non solo, ma resta anche un altro rischio: qualora Parigi volesse allentare i freni al confine, il problema dell'invasione dei migranti si sposterebbe sull'isola britannica, vero e proprio target dei flussi, insieme ai paesi dell'Europa del Nord.
Infatti, a differenza di quanto si crede, l'Italia, la Grecia le a Spagna sono utilizzate solo come basi d'appoggio e territori di transito durante quell'immensa transumanza che porta migliaia di persone (ma sarebbe meglio ormai dire milioni) dal centro Africa fino all'Europa del Nord. A prescindere dalla reale condizione dei profughi e dalla loro vera intenzione (invasori, disperati, agenti Isis, vittime di guerre e soprusi, orde organizzate), resta il pericolo di una serie di disordini sociali e di scontri derivanti dalla mancata integrazione.

Un problema che, oltre alla questione sociale si riflette, per l'Europa, anche nella politica: Berlino, alle recenti elezioni regionali, ha visto l'avanzata in nove parlamenti locali, del partito euroscettico e antiimmigrazione di “Alternativa per la Germania”, lo stesso che nel Meclemburgo-Pomerania, ha decretato la clamorosa sconfitta della Cdu, partito della Cancelliera Angela Merkel, nel feudo della lady d'acciaio.
Ma le polemiche arrivano anche dall'Inghilterra stessa con i rappresentanti degli autotrasportatori già spaventati dal caos di controlli aumentati e delle tempistiche rallentate fino alla stasi della circolazione. Partendo da queste prospettive, infatti, da molti è salita la protesta contro i costi di 2 milioni di sterline per il muro, soldi che, invece, avrebbero potuti essere spesi i maniera più proficua con l'aumento dei sistemi di sicurezza per le strade che portano a Calais.

Fonte: News Trend Online

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