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giovedì 8 settembre 2016

Morgan Stanley e Commerzbank d'accordo: la Bce non ha più armi


In attesa della conferenza stampa di Mario Draghi, gli analisti guardano alle possibili sorprese che potrebbero arrivare dalla Bce, chiamata ancora una volta a tirar fuori il proverbiale coniglio dal cilindro e a dare un impulso ai mercati e una speranza, per quanto effimera, all'economia.

Bce: ancora e sempre lei

Un compito sempre più arduo anche perché, come specificato da Morgan Stanley, ormai l'istituto guidato da Mario Draghi ha delle armi praticamente spuntate: tradotto in altri termini, nessuna sorpresa in arrivo.

Il che spinge la banca d'affari a stelle e strisce a puntare sul rialzo dell'euro, appesantito dal fatto che, seppure i vertici di Bruxelles dovessero mettere il turmo alle uniche opzioni sul tavolo (estensione del QE oltre il termine massimo del 2017 e allargare lo spettro degli asset acquistabili) questo non riuscirebbe ad abbattere la pressione sulla moneta unica vista in aumento sia contro il biglietto verde che conto le principali valute internazionali.
Ma dietro queste parole si nasconde anche un'altra verità confermata sia dai dati macro (e non solo da quelli europei) sia dalla maggior parte degli analisti tra Jörg Krämer, capo economista di Commerzbank secondo cui la Bce abbraccerà la stessa filosofia degli altri e cioè se ci si trova nei guai, meglio raddoppiare la dose.

Ma il problema è anche delle altre Banche Centrali 

E di guai l'Europa ne ha molti, gli stessi che si rispecchiano nelle tante economie internazionali dedite all'accomodamento finanziario: i vari QE non stanno dando i risultati sperati, anzi, gli effetti sui mercati e sull'economia sono sempre più annacquati, indeboliti ulteriormente dalla durata ormai estenuante, soprattutto di quelli statunitensi e dalla portata mastodontica, soprattutto di quelli giapponesi.

Per quanto riguarda quelli del Vecchio Continente, invece, le conseguenze della tanto temuta Brexit non si sono ancora concretizzate ma questo non significa che siano svanite, anzi, potrebbero essere insidiose perché pronte a manifestarsi sul lungo periodo; da ricordare, infatti, che il divorzio di Londra dall'Unione e la rinegoziazione dei vari patti e accordi commerciali, potrebbe durare anche due anni.
In tutto questo la battaglia contro la deflazione in alcune nazioni dell'Europa può dirsi persa (per quanto la guerra sia ancora lunga) mentre i tentativi di rianimare l'inflazione sembrano ancora deboli, così come deboli sembrano essere anche le previsioni di crescita e quelle sull'inflazione futura che oggi Draghi comunicherà ai mercati.
Fonte: News Trend Online

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