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mercoledì 28 settembre 2016

Messico e cedole

Le elezioni per scegliere il 45° presidente degli Stati Uniti si avvicinano. L’8 novembre è ormai alle porte e anche i mercati guardano a questo evento con grande interesse. Del resto laddove c’è interesse per il mercato, ci sono rischi ma anche opportunità. Come ogni elezione presidenziale USA, anche l’esito dello scontro tra Hillary Clinton e Donald Trump è destinato a portare con sé importanti ricadute non solo sullo scacchiere della politica internazionale, ma anche conseguenze sull’economia globale.
Uno dei simboli di questa campagna elettorale, che ha contribuito a far infiammare il dibattito tra i due candidati, è la “promessa” da parte del repubblicano Trump di costruire un grande muro al confine con il Messico.

Dietro questa proposta destabilizzante non c’è solo una risposta (per i più sproporzionata) ai problemi migratori, ma anche una forte volontà di rinegoziare i trattati commerciali con i partner internazionali, primo fra tutti la NAFTA, l’accordo nordamericano per il libero scambio fra Stati Uniti, Messico e Canada che lo stesso Trump ha definito come “il peggior accordo commerciale mai siglato dagli Stati Uniti”.
La conseguenza più tangibile di queste promesse elettorali è stato un deprezzamento molto marcato del peso messicano che da inizio anno ha perso più del 15% nei confronti del biglietto verde e addirittura il 20% nei confronti dell’euro.

Per capire quanto siano vitali per il Messico gli accordi commerciali con gli USA occorre far presente che le esportazioni verso gli Stati Uniti pesano più del 70% dell’export totale. Ci sono, inoltre, altri fattori per il quali il peso si è svalutato nell’ultimo anno, primo fra tutti il basso prezzo del petrolio che non ha aiutato la bilancia commerciale messicana, portando a una diminuzione delle entrate per il governo con conseguenti tagli alla spesa pubblica.
Come si può notare dal grafico, a partire dal 2009 il peso messicano si era mantenuto nei confronti dell’euro in un range tra 16 e 20; questo livello è stato rotto con estrema forza e velocità a inizio 2016.
Nonostante questi elementi di criticità, il peso messicano appare scontare eccessivamente gli scenari che lo hanno portato a svalutarsi nei confronti delle maggiori valute in maniera molto rapida, rendendolo interessante non solo da un punto di vista di analisi tecnica, ma anche per i rendimenti offerti.

Grazie alla presenza di emittenti sovranazionali come la Banca Europea degli Investimenti (BEI) o la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS) è possibile effettuare investimenti in valuta messicana attraverso obbligazioni che godono di un rating “AAA”.
Sul MOT e sul ETLX sono presenti diverse emissioni con scadenze differenti di bond in MXN.
Volgendo lo sguardo a orizzonti temporali di breve periodo (inferiori ai tre anni), una soluzione di investimento potrebbe essere rappresentata dal bond XS0961509543 con scadenza 16/08/2018. Il bond, quotato sul ETLX, prevede il pagamento annuale di una cedola del 4%. Attualmente ha un prezzo di 98 e un rendimento a scadenza del 5,14%.

Trattandosi di un’obbligazione sovra-governativa, il titolo ha una fiscalità pari al 12,5%. Il taglio minimo è pari a 1.000 MXN ed è quindi accessibile anche ai piccoli risparmiatori.
Abituati ormai a un mondo in cui le banche centrali vagliano misure accomodanti tagliando i tassi, il caso del Messico presenta degli elementi che vanno nel senso opposto, in quanto la Banca centrale messicana negli ultimi 12 mesi ha alzato i tassi in ben 3 occasioni (dicembre 2015, febbraio 2016 e giugno 2016) portando il tasso overnight interbancario dal 3% al 4,25%.

Di conseguenza, anche i tassi sulle scadenze brevi si sono alzati, rendendoli particolarmente interessanti, soprattutto in previsione di uno scenario di rapporti commerciali con gli Stati Uniti non alterati rispetto a quelli attuali.
A prova del fatto che il peso messicano nell’ultimo periodo sia influenzato dal consenso del candidato repubblicano (se Trump sale nei sondaggi il peso si deprezza e viceversa) vi è l’esempio del primo testa a testa fra i due candidati avvenuto nella notte fra lunedì e martedì.

A detta dei sondaggisti la candidata democratica sembrerebbe aver vinto il confronto e, come si evince dall’ultima candela del grafico sopra riportato, l’effetto sul peso messicano è stato immediato: in poche ore la valuta si è rafforzata del 2% sia nei confronti del dollaro che dell’euro.
In conclusione, considerate le incognite derivanti dalle prossime elezioni e con esse i rischi che possono scaturire da eventuali ulteriori deprezzamenti del peso messicano, i bond come quello sopra citato sono caratterizzati da una bassa duration, da tassi di rendimento interessanti, da un grado creditizio elevatissimo e da una fiscalità agevolata.
Ricordiamo però, come sempre, che tutti gli investimenti vanno effettuati coerentemente con i propri obiettivi e il proprio profilo di rischio, rispettando i criteri di una corretta diversificazione.

Di Gianni Lupotto
ALFA Consulenza Finanziaria
Autore: ItForum Fonte: News Trend Online

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