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lunedì 19 settembre 2016

Mercati finanziari e Portafoglio ETF - settimana 19 settembre

Arriva la settimana delle banche centrali ed i mercati si posizionano in ordine sparso. Acquisti sugli indici USA, vendite per il resto del mondo. Vendite moderate per Asia e Latin America, più aggressive per il sud Europa, con le banche di nuovo sotto pressione dopo la richiesta monstre di risarcimento a Deutsche bank.

Le probabilità che i tassi USA vengano alzati il 21 settembre sono addirittura diminuite (ora circa il 20%), con la FED che rimane indecisa tra il rialzo immediato (lecito per l’attuale stato dell’economia ed anche per affermare la sua indipendenza rispetto al governo) e l’ulteriore attesa, favorita dal timore di creare instabilità prima delle elezioni. Credo che qualunque sia la decisione non vi saranno stravolgimenti sui mercati: non sembra essere questa la principale preoccupazione degli investitori americani (vedi indagine BofA)

Nel complesso sui grafici siamo in piena zona-dubbio. Il trend di fondo di gran parte degli indici rimane sostanzialmente rialzista, con un indietreggiamento di breve che per ora è da considerare un fisiologico ritracciamento. Probabile che da questi livelli un qualche rimbalzo da ipervenduto di breve sia possibile, ma alcuni segnali (gap ribassisti settimanali, velocità di discesa di alcuni indici) fanno propendere per uno scenario di completamento della fase di storno nelle prossime settimane.







USA: prima dei grafici uno sguardo all’interessante ricerca Bofa Merril Lynch sui gestori Usa. Questo l’aggiornamento della “mappa della paura”, i rischi principali per le quotazioni azionarie. Al primo posto i rischi di disgregazione UE, paura non rientrata dopo il referendum britannico. Coerente in questo senso l’inusuale intervento dell’ambasciatore USA in Italia, preoccupato dell’esito del referendum costituzionale. Dalla stessa chart, sembra evidente per chi fa il tifo Wall Street nella corsa a presidente USA





Sugli indici, S&P500 che reagisce dal primo livello di supporto, ma con una reazione non completamente convincente. Segnalo l’incrocio ribassista sul MACD, un primo indizio di perdita di spinta propulsiva. Trend che rimane rialzista, ma rimarrei neutrale nel breve. 





Ben più brillante il Nasdaq, tra i pochissimi indici positivi in settimana. Il traino è stato fornito da Apple (+11%), con l’ottima l’accoglienza dell’Iphone 7, ora resistente all’acqua (da non esperto, questa mi pare la principale innovazione). Prezzi di nuovo a un passo dai recenti nuovi massimi storici.






Europa: tornano le vendite sulle banche, indici italiano e spagnolo di nuovo a pagare più pesantemente. Eurostoxx 50 che perde il -3,9%. Segnale preoccupante, anche perché arrivato in concomitanza di un Eur-Usd debole (che generalmente favoriva le borse europee). Dax che tiene meglio, ma lasciando sul terreno -2,8%. Gap ribassista settimanale e rafforzamento delle resistenze di 10.800. Prezzi su un primo supporto grafico (pullback sulla trend line ribassista precedentemente violata al rialzo), supporti principali sempre in area 10.000






Italia: arriverà il momento buono anche per l’indice italiano (è arrivato anche per il disastrato indice Brasiliano…), ma non sembra certo questo. Pesante il bilancio settimanale (-5,6%), poco invitante il segnale grafico. Interrotta la breve sequenza rialzista (rottura della trendline), ora prezzi sul primo supporto rilevante di area 16.000. L’ unico appiglio per le speranze di evoluzione positiva rimangono le divergenze rialziste di RSI e MACD. In caso di rimbalzi, prima resistenza rilevante a 16.700 (pullback sulla trendline rotta al ribasso). Situazione più serena sopra 17.000



Asia: settimana anomala in cui non si va correlati con gli indici USA. Debolezza generale con l’eccezione della Tailandia, che veniva però da un profondo ribasso la settimana precedente. Dalla Cina continuano ad arrivare dati macro di stabilizzazione dell’economia. Vendite al dettaglio a +10,6%, leggermente superiore alle attese. Anche produzione industriale a +6,3% (oltre le attese). Indice di Shangai che rimane dormiente, dopo gli spettacolari saliscendi del 2015. Una fase di assoluta lateralità che dura ormai da mesi. 2800 punti il supporto di questo trading range piuttosto stretto (2800/3100).




Male invece la produzione industriale giapponese, con una contrazione piuttosto brusca (-4,17%). Penalizzante lo Yen che rimane forte (contro Usd e Euro), e sempre vicino ai massimi degli ultimi 2 anni




Indice Nikkei che rimane ingabbiato all’interno della stabilizzazione di medio periodo, senza rilevanti novità grafiche. Segnali incerti e contradditori: gap ribassista e prezzi respinti dalle medie mobili più lente, con oscillatori ancora potenzialmente in divergenza rialzista.





 
Latin America: proseguite sull’indice brasiliano le prese di beneficio nel breve dopo il robustissimo rally.  Prezzi ora sul primo supporto (ed in appoggio sulla trendline ribassista precedentemente violata al rialzo). Qui più probabile qualche rimbalzo immediato, ma è un indice che valuterei con più interesse da area 54.000 (quindi un po’ più in basso), soprattutto considerando il contesto economico non certo esaltante del paese.






 
Obbligazionario: nelle ultime due settimane qualche presa di beneficio sul comparto, comune nei principali paesi: sotto il rendimento in crescita (quindi prezzi all’ingiù) per i principali decennali governativi. Per ora nulla di grave e finché dureranno le politiche monetarie attuali (almeno altri 12-18 mesi?) è probabile che ulteriori cali verranno prontamente acquistati. Ma nel lungo periodo il rischio-bolla sul settore c’è: l’asimmetria rischio/rendimento sembra evidente (circa il 20% dei bond circolanti hanno oggi rendimenti negativi)






 
Possibili rischi crescenti anche per l’obbligazionario Corporate. Sotto il numero delle società in default a livello globale, in deciso aumento negli ultimi 3 anni. Il 2016 potrebbe terminare non lontano dai picchi del 2009. Certo il grosso del pericolo-default rimane confinato negli USA (parte blu), ma ciò non toglie che nel tempo possa essere richiesto un più alto premio per il rischio.







Materie prime: senza dubbio la settimana dello Zucchero, che esplode al rialzo (+9%) andando a rompere una resistenza che teneva da un paio di mesi. Chissà che non si stia formando un “supertrend” che di tanto in tanto si vede sulle singole materie prime.


 

In ulteriore ritracciamento l’Oro, che si conferma non essere guidato dalle indecisioni dell’azionario. Per ora un ordinato ritracciamento dai recenti massimi. Su ulteriore debolezza, da prendere in considerazione segnali di ripristino rialzista nell’area tra 1300 e 1260, ampia area di possibile supporto. Attesa volatilità sulla decisione tassi Usa.





Petrolio: una chart interessante sulla produzione negli anni dei paesi OPEC: altro che accordi sul congelamento dell’output. Siamo sui massimi storici, con una battaglia commerciale a piazzare l’extra produzione che naturalmente nel tempo ha compresso i prezzi.






Guardando proprio alle quotazioni, decisa debolezza in settimana. Per ora da confermare lo scenario di trading range (=andamento laterale tra supporti e resistenze), con possibilità di tentare l’acquisto sull’estremo inferiore (40-42) con stop stretto. Area 48/50 possibile area di vendita per trading. Poiché il grafico è speculare ad Eur/Usd (Petrolio che sale quando tende ad indebolirsi il Dollaro), il suggerimento è sempre di utilizzare al rialzo strumenti hedged, come ETF ECRD





Euro-USD: prosegue senza grandi novità la fase laterale (medio)/rialzista (breve) della coppia. Il debole canale crescente per ora tiene nonostante il ritracciamento settimanale. In caso di rottura ribassista, ulteriore supporto in area 1,105





 
Euro- GBP: decisamente più dinamica l’attività su questa coppia. Sono tornate le vendite di sterlina, nonostante per ora i dati macro inglesi rimangano decisamente superiori alle attese (ultimo: vendite al dettaglio +5,9%). Un possibile scenario è una fase di stabilizzazione tra i recenti picchi (0,86/0,87) e i più vicini supporti (area 0,82, in appoggio sulla trend-line ribassista rotta al rialzo dopo l’annuncio Brexit).




Riccardo Zarfati
www.onehourtrading.it
Autore: Riccardo Zarfati

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