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giovedì 8 settembre 2016

L’affare Poste Italiane-Pioneer. I broker fanno il punto


Non sembrano al momento aver portato benefici a Poste Italiane le indiscrezioni di stampa delle ultime ore sulle prossime mosse del gruppo. In una mattinata in cui a Piazza Affari i titoli del paniere principale si sono mossi in ordine sparso, con il Ftse Mib poco sopra la parità a +0,11%, il titolo della società guidata da Francesco Caio sottoperforma il listino e scambia negli ultimi minuti a 6,35 euro per azione, lasciando dunque sul terreno lo 0,86%, tra i peggiori del listino.

Le voci sull’acquisto di Pioneer

E nè Unicredit né Poste Italiane hanno ancora commentato quanto rivelato stamattina dal Sole 24 Ore.

Secondo il quotidiano, ci sarebbe ora proprio Poste Italiane tra gli interlocutori di Unicredit per la cessione di Pioneer Investments, la società di gestione del risparmio già al centro delle trattative poi sfumate con il Banco Santander.
L’istituto di Piazza Gae Aulenti avrebbe inviato alla società guidata da Francesco Caio tutta la documentazione relativa, in vista dell’eventuale presentazione di una offerta non vincolante per la quale i termini sono fissati al 20 settembre.
Documentazione recapitata anche, secondo quanto riporta sempre oggi il Messaggero, anche ad Amundi, BNP, Blackstone, Generali, Invesco e AXA.

Un asset strategico

Non è un segreto d’altra parte che proprio il risparmio gestito sia uno dei settori principali (insieme a logistica e sistema dei pagamenti) verso cui il gruppo di Francesco Caio sta orientando le proprie strategie.

E la volontà di un rafforzamento verso questo segmento, previsto dagli obiettivi del piano industriale, è ad esempio testimoniato dall’acquisto di una quota di minoranza di Anima sgr.

Slitta la cessione sul mercato della seconda tranche 

Stando al Sole 24 Ore, Unicredit punterebbe a una valorizzazione di Pioneer Investments intorno ai 3 miliardi.

Le opzioni sul tavolo, non ancora definite, sarebbero la semplice vendita o un piano di alleanza industriale.  
Nel frattempo, dovrebbe a questo punto slittare al 2017 il piano di cessione sul mercato di una ulteriore tranche del 30% di Poste da parte del Mef (un’operazione da 2,4 miliardi per il Tesoro ai valori attuali).
Su quest’ultimo punto, viene messo in evidenza come una eventuale successo dell’operazione Pioneer consentirebbe di valorizzare la società in vista del collocamento.
Sul fronte degli obiettivi di bilancio, Poste parte da una buona base, dopo una semestrale che ha mostrato fondamentali tutto sommato solidi.

L’utile operativo ha registrato un +32% nel semestre e il top management del gruppo ha di mira in questo momento proprio il mantenimento di una buona redditività nell’attuale fase di tassi a zero.

La view di Equita Sim  

Gli esperti della SIM milanese fanno notare che “dal punto di vista strategico l’acquisizione di Pioneer sarebbe coerente con il piano industriale di Poste Italiane”.

Proprio il piano industriale lascia infatti aperto lo spazio per un rafforzamento del gruppo nel business dell’asset management.
Nella lettura della SIM, a contare nella valutazione della convenienza della nuova mossa di Poste sarà comunque soprattutto il prezzo di un eventuale acquisto.
La sostenibilità dell’investimento sarebbe mantenuta se si rimanesse intorno ai 2,5-3 miliardi di euro per l’acquisto di una quota stimata del 70% di Pioneer. Oltre tale cifra, invece, scatterebbe la necessità di un aumento di capitale “dato un Debt/Ebitda target di 1,5 volte”.

E di sostegno sarebbe in questo senso, spiega il broker un interessamento di Cassa depositi e prestiti, “interessata a diversificare il proprio portafoglio”
Fonte: News Trend Online

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