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giovedì 15 settembre 2016

La volatilità continua ad influenzare i mercati

Ieri, Wall Street ha pressochè cancellato il robusto rimbalzo messo a segno martedi. Si è trattato di un “inside day” (il range tra apertura e chiusura è contenuto dentro quello della seduta precedente) il che conferisce al movimento le caratteristiche del consolidamento.
Ma la chiusura è avvenuta vicino ai minimi.
In cerca di un catalyst, molti hanno guardato all’oil, depresso dal report IEA che ha spostato nel futuro il rebalancing del mercato  (le previsioni di domanda sono state abbassate sia per l’anno in corso che per il prossimo), ma, personalmente, do più rilevanza ai nuovi massimi relativi sui rendimenti, con il T-note tornato sopra 1.7% e il long end della curva treasury a sottoperformare a  causa di un asta 30y con poca domanda.

In un mondo in cui i tassi bassi sono funzionali a giustificare l’elevatezza dei multipli, la  correlazione tra bonds e equity resta positiva. Solo che ora i bonds scendono.
A dare un occhio alla seduta asiatica, sembra che la reazione al nuovo selloff made in US sia modesta, con variazioni comprese tra il – 0.7% di  Shanghai e il +0.35% di Sydney.
Tokyo ha dovuto fare i conti con nuove indiscrezioni targate Nikkei secondo cui la  BOJ il 21 si affiderà  ad ulteriori riduzioni in negativo dei tassi. In generale un newsflow che non attenua la confusione nata intorno alle politiche monetarie nei principali blocchi.
I mercati cinesi hanno snobbato un set di dati davvero decenti tra ieri (produzione industriale, retail sales e investimenti fissi di agosto  sopra attese) e oggi (nuovo boom dell’aggregate financing triplicato ad agosto  dal mese precedente).

 La parte avuta da investimenti in infrastrutture e property nel pompare i dati di agosto  e la  nuova impennata del credito hanno alimentato nuovi commenti negativi circa la creazione di una nuova bolla immobiliare, e l’insostenibilità del trend sul credito, il che può averne tarpato gli effetti sull’equity.
In ogni caso, è  una storia per l’anno prossimo, al più  presto.
Nel frattempo sembra che il target di crescita verrà rispettato anche quest’anno. Certo, la svalutazione dello Yuan dall’agosto 2015 comincia ad essere di oltre il  7%. Un approdo in tempi brevi al 10 renderebbe difficile forse ai mercati di ignorare il fenomeno, come avvenuto negli ultimi mesi.
L’azionario europeo è partito con un buon tono, eventualmente alimentato dalle dichiarazioni di Junker (EU’S JUNCKER SAYS WE NEED TO SHOW INTELLIGENT FLEXIBILITY IN APPLYING EU BUDGET RULES SO AS NOT TO HINDER GROWTH), ma  il movimento è rapidamente rientrato, complice un ritorno delle prese di beneficio sui settori finanziari, che avevano tenuto meglio del resto,  supportati dallo  “steepening” delle curve  dei tassi.
Ovviamente il recente newsflow sulle presidenziali US non è di aiuto al sentiment, con la Clinton alle prese con le ricadute elettorali dei suoi malanni e Trump in recupero sondaggio dietro sondaggio.
Sul fronte macro, la  produzione industriale europea di luglio ha mostrato un calo grossomodo in linea con le attese (-1.1% da precedente +0.8% e vs attese per -1%) ma egualmente un po’ scoraggiante per il  passo con cui entra nel terzo trimestre.
Nel  pomeriggio Wall Street è sembrata consolidare un po’ gli schiaffi di ieri, complice un po’ di rimbalzo sui treasuries dopo 4 sedute in calo del long end.

 Tutto ciò, in attesa, domani, del piatto forte della settimana in termini di dati macro, ovvero le retail sales di agosto. Non che la produzione industriale di agosto,  il Philly Fed e l’Empire manufacturing di settembre non siano rilevanti.  Anzi i segnali forniti da queste ultime 2 survey saranno importanti per capire l’aria che tira sul manifatturiero, dopo i fiaschi del mese scorso.
Ma a fornire il principale contributo positivo alla fiacca crescita US degli  ultimi trimestri sono stati i consumi, per cui sono convinto che il mercato porrà  una forte attenzione a questa volatile  serie in cerca di segnali di indebolimento che creino i presupposti per  una “growth scare”.
La chiusura europea vede l’Eurostoxx inanellare il quinto calo a fila, uno sviluppo che sarebbe stato giudicato per lo meno improbabile a metà della settimana scorsa, con le  banche a trainare i listini.

In realtà, lo shock di volatilità, come noto, viene principalmente da Wall Street, e  l’Europa paga il suo maggiore beta.
Nondimeno, su fronte tecnico le cose si sono un po’ ingarbugliate.
L’area 3090 ha nuovamente respinto l’indice, impedendogli tra l’altro di completare il progetto di doppio minimo disegnato nella prima metà dell’anno (vedi grafico).
E con la chiusura odierna l’indice di è riportato sotto tutte e 3 le medie mobili (20,50 e 200 giorni) che la recente price action laterale ha compresso in uno spazio ridottissimo.  Se non altro non è stato fatto ancora un “lower low” che tecnicamente archivierebbe il trend rialzista di breve.

Ma lo spazio non è molto.
Wall Street è a sua volta al cospetto del supporto in area 2120, ex resistenza testata innumerevoli volte nel 2016, che al momento sta facendo il suo mestiere.  Sotto, si torna nel range di primavera, supportato alla base (2060) dalla media mobile a 200 giorni.
In generale un quadro pericolante nel breve.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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