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martedì 27 settembre 2016

La Turchia è junk anche per Moody's


Dopo il fallito golpe di luglio e la sanguinosa rappresaglia messa in atto dal presidente Erdogan, la Turchia ha visto in pericolo la sua partecipazione all'Europa anche in virtù di un sospetto e temuto avvicinamento con Mosca.

La diffidenza verso Ankara

Da allora la nazione era stata posta sotto controllo anche dai mercati a causa di un rallentamento della sua economia apparentemente florida.
Ed alla fine la sentenza di Moody's è arrivata: rating tagliato a livello junk, spazzatura. Il motivo del downgrade è il timore per un cambio di rotta dei capitali stranieri e, quindi, una crisi della biancia dei pagamenti, voce dipendente proprio dalla presenza degli investitori stranieri.Un processo che è rappresentato come una lenta erosione che continuerà nel corso dei prossimi 2 o 3 anni.

In particolare sotto la scure dell'agenzia di valutazione è caduto l'emittente a lungo termine valutato Ba1 ovvero livello non investment grade mantenendo però il livello dell'outlook stabile. Alla base dei timori ci sarebbe proprio la freddezza che gli stati esteri hanno assunto verso la nazione-ponte tra oriente ed occidente e che dipende in maniera determinante dai flussi di capitale estero.

La dipendenza della Turchia

Infatti le partite correnti della nazione necessitano di circa 200 miliardi di dollari l'anno.

Non solo, ma le prospettive per Ankara diventano ancora più incerte sulla base del futuro, ormai certo, aumento del costo del dollaro da parte della Banca Centrale Statunitense che renderebbe gli oneri più pesanti, così come anche un declassamento del rating da parte delle maggiori agenzie, realtà ormai nota.
Infatti non è solo Moody's ad aver cambiato il suo giudizio: lo stesso taglio è arrivato da Standard&Poor's arrivato all'indomani del tentato golpe. Anche JPMorgan aveva previsto conseguenze negative per Ankara in particolare per la vendita di circa 9 miliardi di di obbligazioni che arriverebbero con i tagli del giudizio da parte delle maggiori agenzie di rating.

A fronte di questo il governo turco ha dato mandato alla banca centrale di tagliare ulteriormente i tassi per facilitare l'approccio al credito per i privati: numeri alla mano la banca centrale turca ha tagliato di 25 punti base i tassi di riferimento, portandoli all’8,25%. A salvare la Turchia è il suo Pil da 720 miliardi di euro ma anche Fitch il cui rating resta nell'area dell'investment grade
Per il momento la reazione dei rendimenti sui bond resta stabile.
Fonte: News Trend Online

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