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venerdì 30 settembre 2016

La tassa salvabanche è poca cosa. Le legnate sono ben altre


Si parla tanto, in questi giorni, di tassa aggiuntiva, imposta con diverse modalità, per il salvataggio di Banca Etruria, CariFerrara, CariChieti e Banca Marche, di cui stanno per farsi carico i correntisti italiani. Poco o nulla si dice invece di altri aggravi introdotti negli ultimi mesi da molti istituti per affrontare la difficile situazione dei propri ricavi.
 

Attenzione ai diritti di custodia

Una delle aree sulle quali si stanno concentrando gli incrementi dei costi riguarda i diritti di custodia titoli da parte delle banche tradizionali. Si tratta dell’attività di registrazione contabile dell’operatività riferita ad affidamento e amministrazione di strumenti finanziari, con tutto quanto ne consegue, quali incasso cedole, dividendi e altri servizi.

Ogni banca adotta strategie diverse, ma in media si calcola che tale voce incida per circa 60/80 euro l’anno nel caso dei c/c standard. Negli ultimi mesi non poche fra le maggiori hanno però deciso di aumentare sensibilmente l’impatto di tale voce, salendo anche oltre 100/120 euro e imponendo scarsi margini, per concordare condizioni agevolate, nei rapporti fra correntisti e responsabili di filiale.
Inoltre non sempre si dà un’evidenza globale della componente di costo dei diritti di custodia, proprio per nascondere eventuali rincari. Ne consegue che soprattutto chi non ha un portafoglio azioni o obbligazioni di ampi controvalori viene penalizzato maggiormente. 

Estero, che dolore!

Un’altra voce in cui le banche stanno calcando le mani è quella dell’operatività con prodotti in valute estere.

Acquistate un'obbligazione in sterline o in dollari? Attenzione agli “spread” applicati rispetto ai cambi ufficiali. E’ qui che ci sono margini occulti di manovra, poiché spesso il cliente non va a verificare a quali condizioni la transazione è stata eseguita, sia in acquisto sia in vendita.
Fra l’altro alcuni istituti hanno modificato la griglia per la negoziazione delle divise, aumentando la percentuale per le operazioni di piccolo taglio, quelle prevalenti. 

Altri salassi per situazioni particolari

E’ pur vero che si tratta di richieste piuttosto rare da parte dei clienti, ma la domanda di duplicati di rendiconti o del rilascio di certificazioni a terzi comporta spesso esborsi di decine e decine di euro (anche oltre 50 euro).

Cautela poi con i bonifici all’estero, che non sempre le banche online consentono, mentre tale operazione diviene gravosissima se effettuata presso sportelli. Stangate in vista poi per i canoni delle carte di credito, soprattutto se non previste nei pacchetti dei servizi inclusi nelle diverse tipologie di conti correnti.
Alcune banche hanno disdettato accordi con circuiti internazionali di primo piano proprio per invogliare la sostituzione delle “credit card” con nuove, spesso più onerose. 

Online meno convenienti

Un’altra “involuzione” in corso riguarda il tentativo di avvicinare – a livello di costi – i conti online a quelli tradizionali, in via di abbandono da vaste fasce di clientela.

Mentre fino a qualche anno il divario era notevole (a favore dei primi) ora si comprime in molti casi, limitandosi addirittura a poche decine di euro l’anno. Infine altre voci di cui occorre tenere sempre sotto controllo eventuali aggravi sono quelle riferite al pagamento di utenze (anche online), ai prelievi di contanti “extra circuito” e alle commissioni di massimo scoperto, situazione molto più comune negli ultimi tempi di quanto le stesse banche dichiarino. 
Fonte: News Trend Online

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