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martedì 27 settembre 2016

La sfida di Goldman sul petrolio: presto a 43 dollari

La base dei rialzi del greggio ha la debolezza tipica della speculazione. L'aumento dei prezzi del greggio, in quelle poche vampate che ogni tanto arrivano, poggia su di un pavimento che non è nemmeno di cristallo ma di carta velina.

Le previsioni di Goldman Sachs

Ecco allora che se prima il rialzo che aveva permesso il raggiungimento dei 45 dollari era basato sulle voci di possibili accordi a loro volta nate dal solo fatto che i leader dell'Opec avevano fatto dichiarazioni di pura speranza circa un accordo, i ribassi che si stanno registrando ultimamente possono “vantare” il fatto di essere sostenuti da elementi concreti, numeri e trend incontrovertibili.

O quasi. Per questo motivo Goldman Sachs ha già espresso il suo scetticismo sul petrolio, scetticismo che la anca d'affari americana ha quantificato in un numero, quello dei 43 dollari al barile tagliando perciò le stime che precedentemente parlavano di 50 dollari proprio sul WTI nell'ultima parte dell'anno.
Non solo, ma arriva anche la dichiarazione di UBP che sottolinea a sua volte le rilevazioni dell'International Energy Agency, le quali denunciano un calo della domanda di materia prima a livello mondiale molto più rapida di quanto inizialmente previsto. Uno scetticismo che adesso viene condiviso dalla maggior parte degli osservatori i quali non si aspettano ormai nessun provvedimento concreto circa un possibile taglio della produzione, l'unico provvedimento che potrebbe avere un impatto reale, per quanto nemmeno decisivo vista al sovrabbondanza della materia prima, scorte comprese, e la produzione internazionale, sia Opec che non Opec, a livelli record ovunque.

Lo scetticismo dilagante

Persino le dichiarazioni di possibili accordi futuri, dichiarazioni che alla vigilia avevano creato un vago alone di ottimismo (molto vago) si sono trasformate in più caute, ma veritiere constatazioni del fatto che, al massimo, l'incontro di Algeri potrebbe creare un blocco per intese successive, come confermato dallo stesso segretario generale, Mohammad Barkindo.

Il nodo arriva dal fatto che l'Iran, coinvolto dall'Arabia Saudita nei gironi scorsi in una proposta di blocco congiunto della produzione, ha rifiutato ogni tipo di provvedimento che limiti le sue attività almeno fino a quando non raggiungerà i 4 milioni di barili al giorno mentre oggi non arriva a 3 milioni e seicentomila barili.
A questo si aggiunga il fatto che la Russia ha persino disertato l'incontro. Intanto il Brent attualmente non supera che di poco i 46 dollari al barile arrivando a 46,12 mentre il WTI arriva a 44,66, cali che arrivano alla vigilia della pubblicazione dei dati sulle scorte Usa già in aumento nella settimana scorsa di oltre 2 milioni e 800 mila unità. 
Fonte: News Trend Online

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