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martedì 6 settembre 2016

La chiusura Usa ha ridotto le attività


Nel week end, il G-20 ha nuovamente ribadito le promesse di coordinamento sulle politiche per la crescita, e sui cambi, e notato con preoccupazione la crescita dei partiti populisti e anti – globalizzazione (…zzzzzzz).
A proposito di fronti populisti, secca sconfitta della Merkel nel Meclemburgo-Pomerania (sua regione d’origine), dove il suo partito è finito terzo dopo il suo alleato SPD e l’estrema destra xenofoba di AFD, che ha preso oltre il 20%.
Ora, il Meclemburgo-Pomerania rappresenta meno del 2% della popolazione , ed è lo stato più povero, con un reddito medio di 25.000 (in Italia figurerebbero assai meglio, temo). Ciò detto, l’ascesa di questo partito in Germania, dopo la Brexit e il successo di Fronte Nazionale in Francia, è l’ennesima tegola sull’Europa, ed un problema di medio termine per la Merkel.
Peraltro, l a settimana è iniziata comprensibilmente con un buon tono, in Asia, dopo la baldoria post Payrolls US di venerdi scorso.
Il sentiment si è  giovato anche di un buon round di PMI servizi di agosto nell’area.
In salita quello cinese (52.1 da prec 51.7), ottimo quello indiano (54.7 da 51.9), in miglioramento Hong Kong e Singapore, le delusioni arrivano, come per il manifatturiero, dal Giappone (49.6 da 50.4) e nuovamente dall’Australia, il cui AIG performance of services mostra una picchiata paragonabile al manifatturiero (45 da 53.9).

Sarà  per quello che i mercati locali cinesi sono nuovamente restati al palo? (Normalmente le economie sono correlate, ma è l’Australia però che prende dipende dalla Cina e non viceversa).
Per il resto, buone performance in tutta l’area, con però Tokyo che ha subito un po’ il nuovo flop di Kuroda.
Il governatore BOJ, nel suo attesissimo discorso di stanotte, non ha offerto spunti concreti sulle sue intenzioni per il 21 settembre, limitandosi a ad approfondire concetti già espressi a Jackson Hole: c’è ancora ampio spazio per erogare easing nelle 3 dimensioni (Quantità, Qualità e tassi) anche se gli effetti collaterali vanno presi in considerazione.

 Ci sono ostacoli all’Helicopter money ma delle novità non devono essere escluse a priori. Presumibilmente, Kuroda avrà ritenuto prudente non gonfiare troppo le attese per il 21.
Il mercato ha reagito alla mancanza di sostanza comprando lo Yen contro $ e cosi Tokyo si è giocata parte del rally.
L’Europa aveva già ampiamente festeggiato venerdi, e ha passato la giornata a consolidare, in un clima semifestivo, a causa della chiusura dei mercati US per il Labour day.
I PMI services e composite di agosto hanno subito una significativa revisione al ribasso rispetto al dato flash di 2 settimane fa (rispettivamente da 53.1 a 52.8 e da 53.3 a 52.9) con il secondo che ha segnato, sia pur di poco, i minimi da gennaio 2015.
Il grosso della colpa va al settore servizi tedesco, che si perde 1.6 punti nella revisione, scendendo di 2.7 da luglio, ai minimi da 3 anni.

Meglio la Francia, e in periferia, la Spagna, che attutiscono un po’ il colpo. In generale, il dato composite resta coerente con una crescita dello 0.3% trimestrale, ma segnala un momentum in calo. Alla fine, sembra che l’impatto di Brexit e degli attentati, con un po’ di ritardo,  sia arrivato.
Tutto il contrario di quanto succede in UK, dove all’iniziale discesa delle survey sta facendo seguito un brusco rimbalzo.
Dopo il manifatturiero, anche il settore servizi ha sorpreso clamorosamente in positivo (52.9 da prec 47.4 e vs attese per 50), infliggendo altro dolore al corto sterlina, sebbene, a giudicare dall’entità della reazione, sembra che questo sia stato ridotto recentemente.
A svegliare un po’ gli operatori, verso metà mattina, è giunta  la notizia che, di li ad un ora, il Ministro del Petrolio Saudita avrebbe fatto un annuncio “significativo”, concordato con la  Russia.

La possibilità che vedesse la luce il famigerato “oil production freeze” ha fatto fare al Brent un balzo di 5 punti percentuali, salvo poi ritracciare gradualmente quando è emerso che dalle discussioni non è derivato alcun accordo ma solo una promessa di collaborazione e una serie di ipotesi allo studio.
Assenti gli USA, nel pomeriggio l’attività  si è definitivamente assestata,  in larga parte sui livelli di venerdi.
Sul fronte cambi, Dollaro in ritirata contro yen, ed in minor misura, sterlina, mentre l’€ è forse entrato sotto l’influsso del meeting ECB di giovedi.
In realtà, le  attese degli analisti non sono particolarmente aggressive, con solo 3 dei 64 sentiti da Bloomberg che si attendono un ulteriore taglio del Depo rate, e uno un incremento di 10 bln degli acquisti di bonds.

Un estensione della scadenza del QE oltre marzo 2017 ottiene senza dubbio maggiori consensi (Bloomberg non li riporta).
Naturalmente, la stra grande maggioranza degli aosservatori si aspetta toni assai accomodanti da Draghi, atti ad evitare reazioni deluse del mercato.
Personalmente, concordo che il Presidente ECB manterrà un tono cauto e un senso di urgenza, ma dubito che metterà mano al mix di politica monetaria al prossimo meeting.
Ciò perchè al momento gli effetti della Brexit sono ancora modesti, e i mercati generalmente tranquilli. I dati sulla circolazione del credito mantengono il trend di graduale miglioramento, e la divisa resta nella parte bassa del range degli ultimi 6 mesi (e vedi mai che la FED dia una mano su questo fronte).

Il ciclo economico mostra effettivamente qualche segnale di indebolimento,  ma è forse un po presto per fasciarsi ufficialmente la testa.
Ma, soprattutto, checchè se ne dica, il margine di manovra con le attuali misure non è enorme, e finchè non si sdoganano altri strumenti, è meglio evitare di sprecare cartucce.
Draghi quindi potrebbe cercare di cavarsela con la retorica, risparmiando polvere da sparo per altre occasioni.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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