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giovedì 8 settembre 2016

Jp Morgan fa le pulci a banche UE e manda un messaggio a Draghi

Per commentare l’incertezza con cui gli investitori guardano al momento verso il comparto creditizio europeo si può partire da punti diversi. Dalla grana dei crediti deteriorati. Dai derivati. Dai tassi a zero. La lista è lunga.
In un articolo a firma congiunta su Die Welt di ieri, per esempio, i due analisti Anja Ettel e Holger Zschäpitz scelgono la strada dei proverbi.

Ossia cominciando con un vecchio adagio tedesco, “Wer den Hohn hat, braucht für den Spott nicht zu sorgen, che è più o meno l’equivalente del nostro: Oltre il danno, pure la beffa".

Oltre il danno, anche la beffa

Il danno è più o meno noto a tutti: non è un mistero per nessuno che da un po’ di tempo nel mondo delle banche europee sembra non passare giorno senza che, a togliere di mezzo una cattiva notizia, non se ne presenti una pessima: dalla corsa al salvataggio di Monte dei Paschi alle ultime, inaudite speculazioni su una finora impensabile fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank.
La beffa, invece, è che il racconto della crisi d’identità del sistema bancario europeo viene dall’altra parte dell’oceano, ossia dagli uffici di JPMorgan, che ha appena diffuso un report sullo stato del settore bancario europeo.

E lo fa, diciamo così, da una posizione privilegiata. Da un paese cioé, gli Stati Uniti, dove i profitti delle banche ammontano a 47 miliardi di euro nella prima metà del 2016 e hanno recuperato e superato i livelli pre-crisi.
Al contrario, se si mettono insieme i guadagni dei dieci maggiori istituti europei si ottiene la cifra di 22 miliardi di euro.
Che tradotto vuol dire: un calo di ben il 50% nel confronto con i guadagni precedenti la crisi.

Banche europee verso standard giapponesi

Nel report di 112 pagine, gli analisti della banca d’affari statunitense danno un dettagliato resoconto dell’attuale condizione degli istituti di credito europei.

E il quadro che ne esce è quello di un segmento incamminato, secondo quanto scritto nel report, “verso standard giapponesi".
“La nostra conclusione è che le banche europee si muovono oggi più verso il Giappone che verso gli Stati Uniti", avverte Kian Abouhossein, analista capo di JP Morgan.
Ed è la Banca Centrale europea a svolgere un ruolo chiave in questo processo di imminente “giapponesizzazione”.

La politica dei bassi tassi di interesse sta sempre di più erodendo la più importante fonte di entrate per le istituzioni bancarie: le operazioni di credito. Un avvertimento tanto più notevole in questo momento, dato che la BCE potrebbe ulteriormente intervenire sulla politica monetaria proprio oggi.

I danni potenziali di un estensione del QE

Un’estensione del programma di Quantitative easing potrebbe infatti contribuire a ridurre ancora di più la prospettive di ricavi delle banche commerciali.

Secondo i calcoli di JPMorgan, gli istituti di credito  rischiano da qui al 2018 di fronteggiare per via delle politiche della BCE un deficit di capitale di 15 miliardi di euro.
Ecco perché, stando al report curato da Abouhossein, il confronto immediato che viene in mente è quello con la precaria condizione del Giappone.
Dove una prolungata fase di stagnazione economica ha regalato agli istituti giapponesi la triste fama di di “zombie” del mondo finanziario.
E un destino simile sta adesso minacciando l’Europa.
Fonte: News Trend Online

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