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lunedì 19 settembre 2016

India: con Modi il gigante s’è svegliato


Davvero inconsueto che tante banche d’investimento – e si è aggiunta anche Aberdeen – tessano delle lodi così sperticate per un politico. Naturalmente le banche fanno il loro mestiere non supportano questo o quello ma ‘tifano’ per chi aggiunge valore al sistema economico di un paese e quindi alle sue imprese.
Come nel caso di Modi, da 2 anni premier indiano, uno che oltre a fare tanti promettenti progetti poi sa anche portarli avanti nel concreto. Sotto di lui questo paese e i suoi 1,3 miliardi di abitanti si son scrollati di dosso la stantia politica della dinastia Gandi col suo partito del Congresso/CP e si sono rimessi in marcia sulla base di una valanga di riforme strutturali e già con ottimi risultati.

Ma i risultati più brillanti devono ancora venire, specie se il governo attuale (partito Baratia Jamata/BJP) dovesse raggiungere la doppia maggioranza nel sistema bicamerale nazionale. Dal tasso di crescita “indù” del PIL da prefisso telefonico si è passati al 6/8% e ciò fa credere agli economisti che entro il 2030 l’India si attesti come terza economia mondiale (dopo USA e Cina) che poi non sarebbe un’assoluta novità (questo paese ha rappresentato per secoli da prima dell’anno 1.000 un terzo dell’economia mondiale).
È certo che lo spazio di crescita economica resta immenso, basti pensare che solo 18 indiani su 1.000 posseggono un’auto (contro 128 cinesi e 250 brasiliani, per restare nei paesi emergenti) e va di pari passo con la creazione di una classe media robusta che faccia da cerniera tra i ricchissimi e i poverissimi.

Intanto gli IDE (investimenti esteri) sono arrivati a 42 miliardi di USD (+24% dall’anno precedente). Narendra Modi, personaggio di grandissima empatia e pragmatismo, gode del consenso di quasi 9 indiani su 10 e persino 3 su 4 tra coloro che votano CP lo apprezzano. Enorme impulso alle infrastrutture (in partnership tra pubblico e privato), lotta alla corruzione, creazione di eccellenze nel manifatturiero (creazione di 100 smart cities entro 5 anni) e consolidamento nell’IT (che ha già sin d’ora un’indiscussa valenza internazionale coi suoi numerosi startup universitari), lotta frontale contro le ataviche convinzioni indiane (causa non secondaria dell’arretratezza del paese).
Attenzione all’educazione, impegno a portare Internet anche nelle decine di migliaia di villaggi sperduti, creazione entro fine 2016 di un’imposta unitaria su beni e servizi (al posto dei farraginosi tributi interstatali che frenano persino il commercio interno tra gli stati indiani) che sta incontrando forti resistenze in quanto la maggioranza degli stati è in mano al CP.

Rivoluzione epocale anche nella lotta alla burocrazia, tanto per fare un esempio il tempo per la creazione di un’impresa passerà tra breve dai 28 giorni ai 2. Questi sforzi imponenti sarebbero poco efficaci se non riguardassero anche il mondo della finanza afflitto anche qui dal peso delle sofferenze, un peso molto diverso a seconda che si tratti di banche pubbliche (che avevano concentrato i fidi verso i grandi gruppi statali siderurgici e di costruzioni) o private (con una quota di NPL molto più bassa), l’approvazione di un pacchetto in materia fallimentare sarà un passo fondamentale.

Spalla ideale di Modi è stato il governatore della Banca centrale Rajan, un banchiere con un curriculum internazionale impressionante.
La cooperazione commerciale nell’aria asiatica avrà un ruolo fondamentale per l’India in una dialettica non facile coi paesi vicini e soprattutto con la Cina.
Fonte: News Trend Online

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