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venerdì 2 settembre 2016

Il settembre del nostro scontento


Il mese si apre con la riunione dei coordinatori del G20, l’ultima prima del vertice vero e proprio che sicuramente si occuperà anche della campagna presidenziale degli Stati Uniti, oltreché trattare l’argomento dei tassi di interesse negli Stati Uniti, che i più autorevoli analisti danno in imminente aumento.
Altro tema importante occuperà i governanti dei paesi più ricchi di materie prime. E che dire della stagionalità borsistica americana, che osserva rendimenti mediamente negativi a settembre fin dal 1928. Da questo punto di vista la comunità di Wall Street sta avvertendo un’insolita calma che ha interessato i mesi di luglio e agosto.
I nomi più autorevoli della consulenza e degli strategist stanno suggerendo alla propria clientela di acquistare volatilità in prospettiva di brusco aumento nelle prossime settimane.

Tra questi, Bank of America Merrill Lynch, sta suggerendo che l’eccessiva compiacenza degli investitori verso l’azionario potrebbe risiedere nella consapevolezza di nuovo prepotente stimolo fiscale per la più grande economia del mondo, che potrebbe concretizzarsi dopo l’appuntamento elettorale di novembre, qual ora prevalesse Trump.
Questo, a sua volta, potrebbe assestare un duro colpo al mercato dei cambi ed accendere una serrata disputa, a colpi di svalutazione, tra le principali valute di riferimento commerciale del pianeta. Naturalmente non c'è nessuna garanzia che questo break out della volatilità possa materializzarsi in poco tempo, anche perché dalle case di investimento arrivano segnali premonitori su una crisi del mercato azionario, successiva ad un ritocco dei massimi storici dell’indice S&P 500.

Un grosso impatto avranno sicuramente anche i dati macro che arriveranno venerdì 2 Settembre sul fronte Usa. Si valuterà per primo quello dei redditi “non agricoli”; un aumento dei valori rispetto al mese di agosto potrebbe rafforzare la percezione degli investitori su un aumento dei tassi, da attuarsi il prossimi 21 settembre, quando si riuniranno i funzionari della FED.
Altra data polarizzante sarà l’8 settembre, quando si riunirà il consiglio direttivo della BCE, che rivedrà le linee guida della sua Quantitative easing a fronte dei limiti autoimposti su quali titoli si possono acquistare e quali invece no.

Gli analisti dicono che la BCE potrebbe estendere l'orizzonte del suo programma di acquisto di asset da marzo a settembre 2017. Il 15 settembre è poi prevista la riunione della Banca d’Inghilterra, che non dovrebbe procedere ad un taglio dei tassi di interesse. Il punto saliente della riunione sarà il programma di attuazione degli acquisti di obbligazioni britanniche dopo che l’autorità monetaria dello scacchiere si impegnata ad avviare in tempi brevi. Settembre avrà modo di valutare anche i timori espressi dalla Banca del Giappone riguardo l’esaurimento della sua fase di crescita, dopo i primi segnali di indebolimento del Pil e una maggior pressione deflazionistica.
Bank of Japan annuncerà i risultati della sua revisione globale di politica monetaria il 21 settembre, quindi in sovrapposizione alla decisione della Fed. Il vertice del G20 che si svolgerà in Cina il 4 e 5 settembre, si concentrerà anche sulle questioni della crescita globale e del settore finanziario, con particolare attenzione ad una politica di bilancio più flessibile, dati i rendimenti in calo a causa degli stimoli monetari attuati in tutto il pianeta.

E tanto per non farsi mancare nulla, settembre vedrà anche protagonista il petrolio con la riunione dell’OPEC il 26 settembre in Algeria. Gli analisti di Barclays Plc vedono diversi motivi per credere alla minaccia dell’OPEC di mantenere la produzione petrolifera ai livelli attuali, visti anche gli squilibri produttivi dei paesi non OPEC come la Russia.
Settembre è poi il mese in cui si concentra la maggior quota di emissioni di titoli obbligazionari e gli analisti si aspettano un ritmo elevato anche su questo fronte, specialmente negli Stati Uniti, nonostante un’offerta insolitamente forte nel mese di agosto.
Gli analisti di Bank of America, per esempio, si aspettano 120 miliardi di dollari di nuove emissioni “investment grade”.

La facilità con cui i mercati del credito assorbiranno quest’offerta sarà un indicatore per l’attività di M & A che si concretizzerà nella seconda metà dell’anno, visto il ruolo del mercato obbligazionario come attività di finanziamento per il riacquisto delle proprie azioni.
Autore: Volcharts.com Fonte: News Trend Online

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