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martedì 6 settembre 2016

Il paradosso dei tassi Usa in caso di elezione di Donald Trump


A Trump non piace Janet Yellen, soprattutto, anche solamente per il fatto che non è repubblicana. Intanto, però, la sua politica ultra accomodante che in qualità di numero uno della Fed sta portando avanti, ha permesso di rendere gestibile la mole di oltre 19mila miliardi di dollari di debito Usa.
E Trump, che più di una volta si è definito il "Re del debito" (cosa per altri poco lusinghiera) dovrebbe saperlo. 

Trump vs Yellen

Ad ogni modo Trump ha continuato a scagliarsi ocntro la Yellen per un motivo principalmente politico: la strategia dei bassi tassi di interesse, non avrebbe finalità economiche ma solo politiche visto che lo scopo sarebbe quello di dare carburante al mercato azionario e quindi far apparire la scena economica migliore di quello che in realtà è.

A tutto vantaggio del presidente uscente Barack Obama e, conseguentemente, dei Democratici in generale. La volontà del magnate sarebbe perciò di sostituire i vertici della Fed una volta arrivato al potere. Il sogno si trasforma in chimera visto che il presidente degli Stati Uniti, per quanto sia l'uomo più importante al mondo, non ha la possibilità di ingerirsi nelle dinamiche di un organismo che, in teoria, è del tutto autonomo e indipendente.
In teoria dal omento che, essendo un supporto fondamentale dell'economia nazionale, non può non muoversi in coesione con le decisioni dei vertici politici.

Trump non piace ai mercati ma... 

Resta ad ogni modo la reltà inoppugnabile che vede la scadenza del mandato della Yellen fissata al 2018 e se la Fed opera, seppur ufficiosamente, in collaborazione con la Casa Bianca, quest'ultima potrebbe esercitare la sua influenza, sempre a livello ufficioso, per veicolare la scelta del successore aumentando e chance di vittoria del suo “candidato”.
Trump non piace ai mercati per il suo approccio troppo aspro verso gli accordi commerciali (che vorrebbe rinegoziare) ma anche per la riorganizzazione delle aliquote che potrebbe provocare un ammanco vistoso nelle entrate dello stato.

La prima conseguenza, all'interno di un quadro di per sé fragile e incerto, sarebbe quella di un'economia Usa in possibile recessione, il che porterebbe inevitabilmente la banca centrale a stelle e strisce a tagliare ulteriormente i tassi riportandoli ai minimi storici. Questo il paradosso evidenziato dagli analisti di Citigroup che aggiungono, tra l'altro, che l'arrivo di Hillary Clinton, invece, creerebbe la situazione inversa e cioè un rialzo troppo repentino del costo del denaro, pur essendo la Clinton il candidato di Wall Street.

Anzi, a dir la verità, proprio per questo: la fiducia verso al forza degli Usa, anche economica, aumenterebbe e quindi anche le previsioni ottimistiche.   
Fonte: News Trend Online

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