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martedì 6 settembre 2016

I prossimi cigni neri da affrontare secondo SocGen


Dopo un agosto particolarmente calmo, forse troppo, gli esperti temono lo scatenarsi di forze latenti che in questa estate hanno preferito un basso profilo in attesa di settembre.

La view di SocGen

Da Societe Generale, in particolare, si prevedono alcuni cigni neri, cioè alcuni eventi che si presentano improvvisamente e che non sono stati previsti, che volano all’orizzonte dell'economia globale
Il rischio politico continua ad essere quello più significativo anche perchè si sviluppa su due binari; il primo è quello che vede l’incertezza come freno per gli investimenti in virtù anche di un generale rallentamento del processo di riforme, il secondo, invece, si riferisce principalmente all’instabilità finanziaria che l’evoluzione in negativo degli eventi potrebbe portare con sè.

Guardando ai singoli casi, la Brexit è finora stata tenuta relativamente sotto controllo, anche grazie a una reazione aggressiva della BoE che ha messo in campo misure immediate, incisive e concrete per frenare la deriva finanziaria e stabilizzare la sterlina. C’è poi da prendere in considerazione l’andamento dell’economia statunitense: gli Usa dovrebbero crescere del 2,2% nel 2017, contro un consensus del 2,3% mentre potrebbero vedere un rallentamento nella seconda metà del 2018.

Più ottimismo, invece, per la zona euro, con un crescita, per il prossimo anno, dell’1,4% contro una previsione dell’1,2%, aumento che, al di là dei numeri, tende la mano ad un consumatore più portato verso la spesa e ad un aumento degli investimenti nel settore residenziale; sul fronte dell’inflazione, però, non sembrano esserci buone notizie con previsioni che parlano, nel migliore dei casi di un 1,5% entro il 2020, ancora lontano da quel 2% fissato dalla Bce.

Meno Cina tra i pericoli

In calo, invece, le paure dalla Cina (possibilità che si verifichi: 20% contro le precedenti proiezioni che parlavano del 30%), la cui crescita non dovrebbe andare oltre il 6% nel 2017 contro un’attesa che era del 6,3%.

Sul petrolio a fine dell’anno prossimo la quotazione potrebbe raggiungere i 60 dollari. 
 
Già a maggio SocGen aveva reso noto un report in cui temeva le conseguenze di quello che, allora, era il peggiore tra gli eventi possibili, la Brexit, evento che si sarebbe concretizzato di lì a poco, con grande stupore degli addetti ai lavori.
Anche allora, come adesso, il problema politico era particolarmente avvertito con il 40% delle possibilità. Nello specifico il fronte caldo era rappresentato, appunto, dall’Europa un continente impegnato in una serie di avvenimenti sia politici che economici che comprendevano le diverse strategie messe in campo dalla Bce per riuscire a stimolare l’economia, ma anche le elezioni in Spagna e Austria, la tanto temuta Brexit e poi il referendum italiano, un evento che, poi, avrebbe passato il testimone ai tanti appuntamenti politici del 2017 come le elezioni politiche in Germania, Francia, Paesi Bassi ed eventualmente Italia, qualora il risultato del referendum fosse stato contrario alla volontà del governo Renzi il quale, a sua volta, aveva già annunciato le sue dimissioni in caso di sconfitta.

Salvo poi ritirare il tutto in corso d’opera. 
Fonte: News Trend Online

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