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martedì 27 settembre 2016

Hillary e Trump pesano sull'inizio di settimana dei mercati

Inizio settimana alquanto opaco sui mercati,  dopo  i fasti della scorsa settimana.
Per quanto i catalyst non manchino, non tutti sono delle novità del week end. Ad esempio, che stanotte abbiamo avuto il primo dei 3 confronti televisivi tra Hillary e Trump era ben noto  da tempo, cosi come era nota la tendenza dei sondaggi, in particolare dopo il malore della Clinton l’11 settembre.
Frank Kelly di DB ricorda che, negli ultimi 40 anni, il candidato che è risultato in testa nei sondaggi dopo il  primo dibattito televisivo, ha sempre vinto. Considerando che i candidati vengono indicati praticamente in parità (Hillary conserva un piccolo vantaggio, ma Trump ha dalla sua il trend), l’importanza del primo confronto ne risulta esaltata.
Altrettanto noto era il clima teso in Europa, sebbene nel week end siano emersi nuovi sviluppi.

Il FT riporta che i tedeschi sarebbero sempre più esasperati dall’atteggiamento degli inglesi sulla Brexit, e starebbeero riflettendo sull’opportunità di irrigidire la stance. Shauble ha dichiarato la  sua disponibilità a spedire a Johnson una copia del Trattato di Lisbona, per dimostrargli il legame tra libera circolazione e accesso al mercato singolo.
A parte ciò, una Merkel sempre più in difficoltà ha dichiarato che la  Germania ha fatto il  suo sui rifugiati e serve che l’Europa faccia il resto. E ha offerto la  scusa per un nuovo  selloff bancario, dichiarando apparentemente a Focus che non ha intenzione di offrire aiuti statali a Deutsche Bank, e nemmeno offrire alla banca un supporto politico in vista della discussione della multa con gli USA.

La pesante performance del  colosso tedesco ha pesato sull’intero settore, anche se, a mio modo  di vedere, gli istituti europei hanno sofferto, oltre al  sentiment generale, anche il  rientro delle curve dei tassi sui livelli della prima parte di settembre. Del selloff pre BOJ non c’è più traccia, col bund tornato a -0.12%.
E con esso se ne vanno temporaneamente anche le speranze di un ritorno alla profittabilità del business bancario.
Parlando di Bank of Japan, il rendimento del JGB decennale continua ad allontanarsi dal target di 0% indicato all’ultimo meeting, lasciando il mercato ad interrogarsi su come la Banca Centrale possa ricondurlo all’ovile.

Kuroda ha dichiarato stamattina che, nel caso serva ulteriore easing monetario, restano valide sia l’ulteriore riduzione dei tassi che l’aumento degli acquisti, ma non è affatto chiaro come in particolare il secondo sia compatibile con l’ancoraggio a  livelli definiti dei tassi sulla curva.
Sempre più commentatori sono dell’idea che quanto disposto mercoledi scorso equivalga ad un inasprimento delle condizioni monetarie.
Con oggi, Tokyo è tornata nella parte bassa del recente range, cancellando i progressi post meeting, anche se il  Topix conserva un po’ di vantaggio, per via dello spostamento su quell’indicedegli acquisti di ETF.
Pesanti anche i mercati cinesi, che continuano a soffrire della recente ripresa del dibattito circa la sostenibilità del trend sul credito, e la connessa formazione di bolle.

Oggi il ciclo cinese è stato anche oggetto di  “fuoco amico”, con il consulente della PBOC Huang Yiping a dichiarare che il deleverage non sta facendo progressi e che il paese rischia la fine del Giappone. Ci si è messo anche Rogoff a rincarare la dose, dichiarando che il rallentamento cinese è il principale rischio per l’economia globale.
L’apertura europea,  gravata dalle news bancarie,  ha segnato un ulteriore step  up  della risk adversion, dopo una seduta asiatica già  negativa.
Ironicamente, l’IFO tedesco, osservato speciale dopo il nuovo flop dei PMI, ha clamorosamente sorpreso in positivo (109.5 da prec 106.3 e vs attese per 106.3) segnalando un deciso rimbalzo del sentiment, e rimettendo totalmente in discussione la  teoria del rallentamento nel secondo semestre dell’anno supportata dagli ultimi dati.

L’IFO è una survey assai più  estesa dei PMI (oltre 7000 aziende)  e  come tale di solito meno “volubile”.  Detto ciò, la  sua composizione,  assai più  densa di piccole aziende, la  rende più  sensibile alla  domanda  estera ed emergente.
In questo senso la divergenza tra IFO e PMI potrebbe confermare che in questa fase è la domanda estera a trainare la crescita, un fenomeno che sembra evidente anche dalla miglior forma del manifatturiero rispetto ai servizi in Eurozone che si evince dai PMI.
In ogni caso, per dirla con la Yellen, a questo punto servono maggiori informazioni prima di farsi un idea definitiva.
Sta di fatto che le good news non hanno fatto cambiare vena ai mercati, ne vi è  riuscito l’oil, balzato di oltre il 3% grazie alle solite indiscrezioni secondo cui l’Arabia Saudita sarebbe favorevole ad un accordo (anche se non nei prossimi giorni).
Nel pomeriggio, il Presidente ECB ha tenuto un discorso al parlamento europeo, nel  quale ha ammesso che l’economia US ha meno momentum rispetto  alla prima parte dell’anno, e  che lo  scenario conserva dei rischi al ribasso.

Le implicazioni dei tassi bassi devono essere attentamente monitorate. Draghi ha anche dichiarato che la politica monetaria non ha esaurito le risorse e che l’ECB manterrà una stance estremamente supportiva, ma che altri attori devono fare la loro parte, e chi ha spazio di manovra fiscale deve usarlo.
Nessuna particolare novità e quindi impatto impercettibile sui mercati.
Stesso discorso  per i dati macro odierni in US, con le new home sales di agosto leggermente meglio delle attese e il Dallas Fed leggermente peggio.
Sul fronte tecnico,  sebbene i grafici sia in US che in Europa abbiano un aria assai meno florida di giovedi (in entrambi i casi secca respinta delle resistenze), il quadro resta interlocutorio, finchè non si ottiene un uscita dai recenti range.
Intanto, godiamoci il dibattito.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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