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venerdì 16 settembre 2016

Elezioni Usa: adesso i candidati si scambiano l'elettorato


Le elezioni presidenziali statunitensi di quest'anno stanno sollevando diverse polemiche non solo per una questione di ovvia rivalità tra i due candidati, rivalità che spinge sempre a disseppellire antichi errori, possibili falle o accentuare mancanze e problemi dell'avversario, ma anche polemiche nate all'interno dei rispettivi partiti mai come adesso divisi al loro interno.

Fischi e odii

Al caso dei Repubblicani che hanno raccolto firme per togliere l'appoggio al loro rappresentante Donald Trump fa da contraltare la serie di fischi che Hillary Clinton ha ottenuto nel momento in cui ha ricevuto ufficialmente l'investitura Democratica per correre verso la Casa Bianca.

Ma a questo, come se già non fosse abbastanza, va aggiunta anche una forte rabbia degli elettori che non si vedono identificati né nell'una né nell'altro. O per meglio dire, non completamente. Infatti uno dei paradossi più grandi di queste consultazioni elettorali è il fatto che Donald Trump, tra le poche certezze su cui può contare, annovera il voto della classe lavoratrice media, quella degli stati industriali della zona centrale degli Usa che più di tutti hanno dovuto pagare a proprie spese la delocalizzazione delle grandi fabbriche e la chiusura degli stabilimenti anche a causa della crisi.

Anche se gli Usa sono la prima potenza mondiale restano menomati dalla perdita del loro ruolo di leader, ormai incapaci non solo di influenzare gli eventi ma anche di girarli a loro favore. Una disoccupazione sotto il 5% cela in realtà un mondo del lavoro precario e sottopagato a causa di una concorrenza creata dalla globalizzazione e della fuga delle società dai confini nazionali, fuga contro cui i democratici hanno fatto molto poco.

Chi vota per chi

In compenso la Clinton potrebbe contare sul voto delle città dove i redditi familiari hanno registrato un aumento del 6%.

Quindi la fascia di popolazione orientata verso Trump, oltre ai miliardari come è facile intuire, sarebbe quella che, adesso, è calata nella parte bassa della classifica, ovvero quella più povera e che sta addirittura sperimentando un aumento della mortalità. Inoltre, stando a quanto ufficialmente è stato dichiarato, ha rifiutato le donazioni delle grandi lobby e puntato sulla riforma in senso esteso, dell'assistenza sanitaria.
Inoltre la guerra che da sempre ha dichiarato al Trans-Pacific Partnership (Tpp) piace sia perché conferma come si tratti di un candidato tecnicamente indipendente dai vertici repubblicani, che invece appoggiano l'accordo, ma anche perché l'accordo stesso è odiato da quella classe media che vede nella concorrenza cinese la certezza di una perdita di mercato, prestigio e potere economico dell'America e dei posti di lavoro che può garantire adesso.

Ma la vittoria della Clinton è legata anche alla partecipazione al voto: se si guardano tutti i registrati alle liste, le proiezioni del New York Times e della CBS News parlano di un vantaggio per l'ex first lady, del 5% che invece diventa 2% se si considera il campione di coloro che, con ogni probabilità andrà a votare.
I veri protagonisti, come sempre più spesso accade in politica, sono gli indecisi. 
Fonte: News Trend Online

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